L’informazione politica: 9 italiani su 10 scelgono la tv

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

2747

LA RICERCA. La televisione è il canale di informazione che in assoluto viene utilizzato di più (93,5%).






Seguono i quotidiani (49,9%), anche se in misura decisamente inferiore, la radio (31,2%), le discussioni con amici (24,9%), con parenti (18,8%) e con i colleghi di lavoro (15,4%), la lettura di settimanali (11,3%), i conoscenti (10,4%), altre riviste non settimanali (3,6%) e altri canali (2,8%). Il ricorso a organizzazioni politiche (1,8%) e sindacali (1,7%) si colloca in fondo alla graduatoria. Un quarto dei cittadini che si informano di politica ricorre ad un solo mezzo di informazione, il 28,4% ne usa due, il 23% tre, l'11% quattro e un altro 11% cinque o più.
La televisione è il canale informativo che, da solo o con altri canali, è presente nelle scelte di informazione più diffuse. Per il 23% dei cittadini che si informano di politica, inoltre, è anche l'unico. Il 13,4%, oltre che attraverso la televisione, si informa attraverso i quotidiani, mentre l'11,2% combina la televisione con canali informali (amici, parenti, conoscenti o colleghi di lavoro). L'8,7% ricorre a televisione, quotidiani e canali informali insieme. Quasi un milione di persone (2,5%), invece, usa tutti i mezzi di informazione considerati ad eccezione di organizzazioni politiche e sindacali o altri canali non in elenco. L'utilizzazione delle organizzazioni politiche o sindacali, pur riguardando una minoranza di persone, tende ad associarsi con l'utilizzo di tutte o della maggior parte delle altre possibilità informative.
Le differenze di genere sono rilevanti anche rispetto ai mezzi attraverso cui ci si informa. Sebbene uomini e donne si informino di politica nella quasi totalità dei casi attraverso la televisione, differenze notevoli si riscontrano soprattutto riguardo alla lettura dei quotidiani (43,6% rispetto al 55,6%) e all'ascolto della radio (27,4% contro 34,7%), in entrambi i casi con quote più basse per le donne. Le donne, però, si informano di politica di più attraverso i settimanali (12% rispetto al 10,7%). Il ricorso a organizzazioni sindacali e politiche come mezzo di informazione è più diffuso tra gli uomini. Rispetto ai canali informali, le donne si informano di più tramite i parenti, mentre gli uomini tramite gli amici, i conoscenti e i colleghi di lavoro (Grafico 3).
Una maggior quota di donne (29,6%) rispetto agli uomini (21,5%) utilizza un solo canale informativo, una quota analoga a quella degli uomini (28,2%) ne usa due, mentre una inferiore ne usa tre o più (42,2% contro 49,8%).
La maggiore propensione femminile all'utilizzo di canali informali si riscontra anche se si considerano le combinazioni di mezzi di informazione utilizzati. Tra le donne infatti, dopo la televisione da sola (27,2%), sono i canali informali insieme alla televisione ad essere più frequentemente utilizzati (12%), a pari merito con televisione e giornali. Per gli uomini, invece, dopo la sola televisione (19%) è la combinazione televisione e quotidiano ad essere più diffusa (14,6%).
 
MANCANZA DI INTERESSE E SFIDUCIA
Circa due terzi di chi non si informa di politica (66,4%) sono motivati dal disinteresse, un quarto (24,8%) dalla sfiducia nella politica. Il 13,8% considera la politica troppo complicata e il 6,2% non ha tempo da dedicarvi. Le donne esprimono più degli uomini, tra le motivazioni, il disinteresse e il linguaggio troppo complicato; gli uomini più delle donne il non aver tempo e la sfiducia nella politica (Grafico 4).
La mancanza di interesse è particolarmente diffusa tra i giovani fino a 24 anni (oltre il 72%) indifferentemente tra maschi e femmine, mentre la sfiducia nella politica è crescente con l'età e raggiunge il massimo tra i 60-64 anni.
La mancanza di fiducia è relativamente più diffusa tra gli occupati (30,7%), specie se impiegati (38,6%) o operai (28,1%).
Anche al crescere del titolo di studio aumenta la rilevanza della sfiducia e della mancanza di tempo (rispettivamente 30% e 11,5% tra i laureati), mentre il disinteresse ha un andamento opposto (è indicato dal 65,5% dei laureati e dal 67,7% di chi ha al massimo la licenza elementare). Tra laureati e diplomati i comportamenti maschili e femminili tendono a divenire meno divergenti, anche se il ritenere la politica argomento troppo complicato tra laureate e diplomate ha una rilevanza superiore che negli uomini.
 
Il disinteresse per la politica è più diffuso al Sud. Quasi un terzo della popolazione residente non si informa di politica e il 71,9% non lo fa per mancanza di interesse. Oltre un quarto dichiara di non informarsi per mancanza di fiducia. Questa argomentazione riguarda anche il 26% delle persone che non si informano di politica nel Nord-est.
Il 73% delle donne del Sud non si informa di politica per mancanza di interesse e il 24,8% per sfiducia. La sfiducia verso la politica ha, comunque, un discreto rilievo anche tra le donne del Nord-est che non si informano di politica (26,4%), raggiungendo la quota massima tra le donne dell'Emilia-Romagna.
 
  COMIZI, CORTEI: ROBA PER POCHI
La partecipazione politica diretta, volta a influire sulle scelte politiche del Paese, è un'esperienza che riguarda gruppi di popolazione abbastanza ristretti. Questo tipo di partecipazione può assumere forme collettive, come quando si segue un comizio o si partecipa a un corteo, e può richiedere l'interazione con un partito/movimento, dedicandovi il proprio tempo e lavoro gratuitamente oppure attraverso un sostegno di tipo finanziario.
Al primo posto tra queste attività troviamo il seguire comizi (attività svolta dal 5,8% della popolazione), all'ultimo posto l'attività gratuita per un partito (1,3%). Tra i due estremi si collocano il partecipare a un corteo (5,2%) e dare soldi a un partito (2,4%).
Rispetto agli uomini, le donne manifestano una minore propensione all'impegno e presentano tassi meno elevati di adesione alle diverse forme attraverso cui si esprime la partecipazione attiva alla vita politica del Paese. Le donne partecipano meno degli uomini ai cortei (4,5%, contro il 6,0%) e soprattutto ai comizi (3,9%, contro 8,0%), anche se i tassi di partecipazione delle ragazze con età compresa tra 14 e 17 anni superano quelli maschili (il 19,4% partecipa a cortei, contro il 12,7% dei loro coetanei, e il 4,7% si è recata ad un comizio, contro il 2,4%).
Come per la partecipazione invisibile, più sono alti il livello di istruzione e la posizione nella professione, maggiore è l'impegno che vi viene dedicato: il 5,6% dei laureati versa soldi a un partito/movimento e il 3% dedica tempo e svolge attività gratuita per un partito. Versa soldi a un partito il 6,4% dei dirigenti, imprenditori, liberi professionisti, contro l'1,9% degli operai. Al contrario, a scendere nelle piazze sono soprattutto quelle categorie che debbono dare visibilità alla protesta per poter veicolare le proprie richieste: ha preso parte a un corteo il 17,5% degli studenti e il 7,4% degli impiegati, ma solo il 5,6% dei dirigenti, imprenditori e liberi professionisti e il 3,0% dei lavoratori in proprio.
L'attività gratuita svolta per un partito o il finanziamento ad un partito risultano in Italia fenomeni estremamente contenuti. Anche in questo caso, meno elevata è la quota di donne che dà soldi (1,6%) o svolge attività gratuita per un partito (0,6%), valori pari a meno della metà di quelli dei maschi (3,4% e 2%, rispettivamente).
L'impegno diretto in politica presenta un andamento per età molto simile a quello della partecipazione invisibile: molto contenuto tra i giovanissimi (ad esclusione della partecipazione a cortei che raggiunge un massimo del 17,0% tra i 18 e i 19 anni), cresce dopo i 20 anni, iniziando a ridursi intorno ai 60 anni.
08/03/10 12.02