Omicidio Martinsicuro, condannati ad 8 anni i due rom minorenni

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Si apre oggi davanti al gup del Tribunale dei minori de L'Aquila il processo con rito abbreviato a carico di due minorenni di etnia rom accusati di omicidio preterintenzionale per la morte di Antonio De Meo.

Il giovane fu ucciso a pugni la notte del 10 agosto 2009 a Villa Rosa di Martinsicuro da tre ragazzi rom dopo una lite nata per futili motivi.
Il terzo rom coinvolto non è imputabile in quanto minore di 14 anni.
Davanti al giudice compariranno invece E.G., 15 anni, di Alba Adriatica, e M.S., 17 anni, di Falconara (Ancona).
I familiari dello studente universitario, che a Villa Rosa stava lavorando in un albergo, saranno presenti al processo, ma non potranno costituirsi parte civile perché così prevede la legge in caso di processi a carico di minorenni.
Si opporranno comunque con forza - hanno annunciato - alla possibilità che ai due imputati possa essere concessa la messa in prova, che verrà invece chiesta dai loro legali.
Con questo provvedimento il processo viene sospeso e il minore viene affidato ai servizi minorili dell'amministrazione della giustizia che, anche in collaborazione con i servizi socio-assistenziali degli enti locali, svolgono nei suoi confronti attività di osservazione, sostegno e controllo. L'obiettivo è il recupero del minorenne che ha infranto la legge.
La messa in prova può durare fino a 3 anni.
In caso di esito positivo della prova, il giudice dichiara estinto il reato e il minore imputato viene prosciolto; l'esito negativo comporta invece la prosecuzione del procedimento.
De Meo quella notte fu colpito da tutti e tre i ragazzi, senza che lui, come riferito da alcuni testimoni, avesse la possibilità di reagire.
Morì per una vasta emorragia cerebrale e per fratture alle ossa del volto causate dai pugni.

08/03/10 11.39


CONDANNATI I DUE MINORENNI

Sono stati condannati ad otto anni di reclusione dal Tribunale per i minorenni dell'Aquila i due ragazzi di etnia rom accusati di omicidio preterintenzionale per la morte di Antonio De Meo.
Il pm, al termine della requisitoria, aveva chiesto la pena di 8 anni. All'inizio dell'udienza i due imputati sono stati interrogati dal pubblico ministero. Successivamente i difensori hanno chiesto la messa alla prova che, come sottolineato dall'avvocato della famiglia De Meo, Mauro Gionni, avrebbe permesso ai giovani di evitare il carcere.
L'istanza è stata rigettata ed alla fine, il tribunale, dopo aver concesso il rito abbreviato, ha condannato i due giovani.
Nella vicenda era coinvolto anche un altro ragazzo, minore di 14 anni, e per questo non imputabile.
I due minorenni condannati rimarranno per il momento in un istituto della provincia di Roma, dove sono attualmente in custodia cautelare.
Durante l'udienza sarebbero stati confermati i fatti emersi dalle indagini secondo cui, dopo aver colpito una prima volta la vittima, i due ragazzi si sarebbero allontanati, ma sarebbero poi tornati indietro per colpire di nuovo il malcapitato, che poi è morto.

08/03/2010 17.38