Inchiesta Bussi, gli ambientalisti chiedono una integrazione di indagine

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Processo Bussi, ambientalisti: «necessaria indagine epidemiologica»


L'11 marzo prossimo presso il tribunale di Pescara si terrà il dibattimento sull'ammissione o meno delle associazioni di difesa ambientale come parte civile  nel processo per l'inquinamento della Val Pescara dai veleni chimici industriali, da Bussi in giù.
L'Ecoistituto Abruzzo, Italia Nostra nazionale, Marevivo nazionale e Mila Donnambiente hanno avanzato, tra l'altro, alla pm Annarita Mantini alcune richieste di integrazioni d'indagine fra cui l'indagine epidemiologica e l'analisi di rischio ambientale sanitario.
Il timore degli ambientalisti, infatti, è che i veleni possano essere assorbiti dalle persone e colpire la salute attraverso la catena alimentare.
«E' già successo, a soli 130 km da Pescara, nel Lazio, a Colleferro», dicono dalle associazioni.
«Una fabbrica chimica, anche lì presente da 100 anni, rifiuti nascosti, sostanze clorurate nel suolo e nell'acqua analogie stupefacenti con la Val Pescara. Se c'è chi ha sottovalutato la nostra richiesta al tribunale, venga a ricredersi per vedere cosa può succedere in casi come questi».
E ieri le associazioni si sono ritrovate alla biblioteca Di Giampaolo per l'incontro con re.tu.va.sa, la rete tutela valle del sacco), rappresentata da cittadini, in lotta, di Colleferro.
Sempre nella prossima udienza dell'11 marzo è prevista la replica del pm e dei difensori delle parti civili.
Il gup Luca De Ninis poi dovrebbe decidere se ammettere o meno le parti civili.
Nell'udienza successiva, prevista nel mese di aprile, si dovrebbe entrare nel merito del processo vero e proprio.
Tra i 27 imputati dell'inchiesta figurano gli ex vertici di Aca, Ato e Montedison, accusati a vario titolo di avvelenamento delle acque, disastro doloso, commercio di sostanze contraffatte e adulterate, delitti colposi contro la salute pubblica, turbata libertà degli incanti e truffa.

08/03/2010 11.21