Villa Pini. AAA cercasi disperatamente sostituto di Angelini

Alessandro Biancardi

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Villa Pini. AAA cercasi disperatamente sostituto di Angelini
CHIETI. Tardano le soluzioni politiche per Villa Pini? La verità che nessuno vuole spiegare è semplice: finito Angelini-mammella, a Roma non si sa come rimpiazzarlo.

E finché non si trova la vena giusta per la flebo, la politica che conta è in fibrillazione, mentre cincischia quella dei semplici assessori o consiglieri regionali, spesso ignari di essere pedine di giochi più complessi.
In realtà i poteri forti stanno cercando un biberon alternativo da cui succhiare, forse una di quelle bevande energetiche che vanno di moda: bottiglietta colorata, liquido gassato e sapore di affari (altro che doping....)
La politica dei circoli esclusivi non rinuncia infatti tanto facilmente alla sanità e vive un momento di grossa crisi di astinenza per colpa del trio Trifuoggi - Bellelli- Di Florio.
E siccome la Procura di Pescara non dispensa metadone, ma arresti e rinvii a giudizio, finchè certi magistrati rompono le… consuetudini, il gioco si sposta a Roma o comunque fuori Abruzzo.
Insomma i tanti ritardi della Regione e le perplessità del curatore fallimentare di Villa Pini sul mancato riaccreditamento, potrebbero essere spiegati con un piano elaborato a tavolino, con tanto di riga e compasso.
Queste le scadenze precise.
Primo step: far morire Villa Pini come società e trascinare in rovina tutta la galassia Angelini.
Secondo step: far credere agli imprenditori della sanità privata abruzzese che su di loro sarà spalmato il budget che rimane stanziato in bilancio, ma non speso.
Terzo step: imporre loro contratti “capestro”, praticamente in perdita, per fiaccarne la resistenza (un primo assaggio sono gli schemi contrattuali di cui si è discusso nella riunione romana di cui abbiamo dato notizia).
Quarto step: l'arrivo di un terzo soggetto che farà un boccone solo di quasi tutta la sanità privata abruzzese.
E' questo l'incubo di Pierangeli, Spatocco e Petruzzi che speravano in un periodo di calma, dopo essere stati sfiorati dal ciclone dell'inchiesta giudiziaria sulle tangenti in sanità. E invece no: allarme su tutta la linea e tentativi di parare il colpo cercando alleanze con la politica che non si deve arricchire e con chi appariva competitor (ma non lo era) come Neuromed.
Fa comunque riflettere come il disegno di annientare Angelini possa essere assolutamente trasversale e comune a destra come a sinistra. Le indagini infatti dimostrerebbero come anche Del Turco brigava per vendere Villa Pini al gruppo di De Benedetti…

SINDACATI E DIPENDENTI NON CAPISCONO: LA SOLUZIONE NON ERA IL FALLIMENTO?

Ce la faranno gli imprenditori abruzzesi a respingere l'invasione del territorio?
Per il momento stanno alla finestra e non capiscono cosa sta succedendo.
Come non lo comprendono nemmeno i sindacati ed i lavoratori.
E non basta un aforisma di Flaiano (“la situazione è seria, ma non grave”) per esorcizzare la tensione all'assemblea dei lavoratori di Villa Pini, riuniti nella sede regionale della Cgil.
Non basta nemmeno la protesta al Consiglio comunale di Pescara, impegnato con la celebrazione del centenario di Flaiano stesso, per raffreddare l'ira dei dipendenti che vedono sfuggire di mano l'inafferrabile soluzione dei loro problemi. Come non sono bastati i ripetuti incontri con il Consiglio regionale (o altri possibili in questi giorni) per fare chiarezza sul destino di Villa Pini & C. fallita, ma non avviata al risanamento, visto che gli accreditamenti non sono stati immediatamente ripristinati dalla Regione.
E' questo l'aspetto inspiegabile per sindacati e lavoratori. Prima si diceva: l'importante è il fallimento. Ora che il fallimento è arrivato, perché si sposta l'obiettivo più avanti?

LUCI E OMBRE SULLA STRUTTURA DEL COMMISSARIAMENTO DELLA SANITÀ

Una spiegazione l'abbiamo già data: l'importante per la politica nazionale che conta è cercare una soluzione alla domanda “chi prende il posto di Enzo Angelini”, cioè come sarà ricostituita la vena aurifera che si è persa.
Chissenefrega se non arrivano gli stipendi....
Perciò il pericolo da scongiurare oggi è che qualcuno in Abruzzo possa già lavorare a questo piano di occupazione della sanità di cui in filigrana si cominciano ad intuire i protagonisti: la cordata operativa è quella dei settori politici deviati con ascendenti socialisti (dal livello regionale a quello nazionale), lo strumento è il commissariamento ad acta della sanità per il Piano di rientro dai debiti.
Per essere più precisi, visto che su Chiodi piovono commissariamenti di ogni tipo, c'è il pericolo che si affermi lo stile “Protezione civile” con poteri non soggetti a controllo, soprattutto in capo ai due sub commissari Giovanna Baraldi e Giancarlo Rossini, rispettivamente per la programmazione sanitaria e per gli aspetti giuridici ed amministrativo-gestionali.
Dopo la prima riunione con i due suoi vice, così spiegava Chiodi il senso dell'operazione “Piano di rientro”: «risparmiare individuando l'inappropriatezza delle prestazioni sanitarie, avvicinandosi sempre più agli standard delle realtà sanitarie più evolute».
E di rincalzo Giovanna Baraldi dichiarava: «L'indicatore del superamento di tale situazione sta proprio nella capacità di rispondere con tempestività, nei luoghi giusti e con le giuste risorse, ai fabbisogni di salute accertati ed espressi dalla popolazione'». Chiodi annunciò anche che avrebbe subito visto Ugo Zurlo, il commissario giudiziale nominato dalla Procura di Chieti (che poi ha rinunciato, con il subentro di Sergio Cosentino) per fare il punto sulla vicenda Villa Pini sia per quanto riguarda il destino dei lavoratori che reclamavano il pagamento di dieci mensilità arretrate, sia in relazione all'immediato futuro della struttura.

DISATTESE LE ASPETTATIVE DI UNA SOLUZIONE RAPIDA

Tempestività? Giuste risorse? I fabbisogni di salute accertati ed espressi dalla popolazione? Chiacchiere, come si è visto tra febbraio e marzo, e come hanno toccato con mano i malati dispersi ed i dipendenti di Villa Pini ancora senza stipendio. E molte stranezze.
Quale può essere allora la risposta ai ritardi nella soluzione dei problemi di Villa Pini?
La risposta “semplice” è di due tipi.
La prima è la teoria del “bisogno sospeso”.
Troppo pericoloso per un politico risolvere un problema, è meglio risolverlo a metà così si avrà sempre bisogno di lui.
La seconda è quella dettata dalla cronaca di questi anni e di questi giorni: quando non si capisce perché un lavoro importante, un appalto, un concorso vinto sono andati in un certo modo, basta aspettare.
Prima o poi si scopre la tangente, la escort, l'intercettazione telefonica che spiega tutto.
Cos'è allora che sfugge alla normale capacità di interpretazione dei sindacati e dei lavoratori senza stipendio?
La risposta “difficile” è che senza poter intercettare le telefonate che contano, bisogna leggere i fatti della cronaca: fallimento e incertezze della Regione.

ARRIVANO LE PRIME OFFERTE PER ACQUISIRE IL GRUPPO VILLA PINI

Non è sotto accusa il Tribunale che ha deciso il fallimento e la nomina del curatore. Al contrario è proprio l'allarme lanciato da Giuseppina Ivone a squarciare il velo di silenzio che sta avvolgendo la gestione della Clinica.
Il curatore, a distanza di oltre 15 giorni e senza notizie dalla Regione, potrebbe addirittura agire giudizialmente contro la Regione stessa, con ampie possibilità di vittoria al Tar, visto che la legge fallimentare salvaguarda i contratti compresi gli accreditamenti.
Per fortuna, per il pagamento degli stipendi arretrati, il fallimento risolve il problema: non vanno pagati dal curatore e si ammettono al passivo con anticipo Inps. Quindi il problema più urgente ora è se l'azienda così trattata dalla Regione è salvaguardata oppure se si sta togliendo l'ossigeno per costringere il curatore a vendere e/o a cessare l'esercizio provvisorio, come avrebbe adombrato la stessa Ivone nell'incontro con i sindacati.
Perchè senza accreditamento il danno che la Clinica sta ricevendo è gravissimo: sono pregiudicate le attese dei creditori e si attenta al valore in sé dell'azienda.
E non era questo che il Tribunale voleva: se ha deciso per l'esercizio provvisorio è perché cercava un “vantaggio qualitativo” per i creditori ed in primis per i dipendenti, per i quali la continuazione del lavoro è il primo vantaggio (come hanno ben capito ringraziando i Giudici).
E proprio la fattibilità dell'esercizio provvisorio è stata la molla che ha spinto il Tribunale alla decisione del fallimento.
Ora il problema che si pone è: l'azienda senza accreditamenti che vantaggio è per i creditori?
Come dire: i giudici hanno deciso in un modo, la politica di fatto bypassa questa scelta e persegue i suoi fini, cioè il piano di occupazione della sanità abruzzese.
E più Villa Pini va giù, più è meglio. Non a caso sono già sul tavolo del curatore fallimentare alcune “manifestazioni di interesse”.
Una, ad esempio, da parte del Gruppo Santo Stefano di Potenza Picena, la casa madre del SanStefar acquistato nel 1999 da Angelini: è interessato alla riabilitazione, ma non disdegna il resto.
Un'altra riguarda l'interesse per tutto il Gruppo Villa Pini. Ma di entrambe parleremo un'altra volta.

UN SUB COMMISSARIO DESAPARECIDO, SALTANO 20 MILIONI DELLA SANITÀ PRIVATA

Si diceva poi delle stranezze della Regione e delle vicende secretate, ma non tanto, dei due sub commissari.
Intanto uno dei due, Giancarlo Rossini, coordinatore della sanità nella Regione Toscana, sembra desaparecido.
Secondo alcuni si è dimesso, spiegando le ragioni della sua decisione in una lettera a Chiodi ed al Ministro che lo ha nominato: in sintesi, i motivi di contrasto sarebbero sorti con la collega Baraldi che si sarebbe “allargata” un pò troppo nel settore della programmazione sanitaria.
Un settore decisivo per il futuro della sanità abruzzese e per i piani di “invasione” da parte di potentati sanitari privati.
Forse a Rossini non piaceva avere a fianco una consulente o meglio la direttrice della Fondazione Villa Maria (che non è un'opera pia, ma un colosso delle cliniche convenzionate) di cui molti favoleggiano un certo interesse per Villa Pini...
Ma anche la Regione, Direzione sanità, lascia perplessi in alcuni documenti. A fine gennaio presenta un'ipotesi di accordo per il tetto di spesa dei privati, Angelini compreso: 95 milioni e 709 mila euro.
A fine febbraio, Chiodi esclude il Gruppo Villa Pini (chissà se poteva farlo, visto che la revoca degli accreditamenti era provvisoria) e la cifra diminuisce di 20 milioni e si ferma a 76 milioni e 477 mila euro.
Contestualmente viene annunciato un bando di gara per la gestione pubblico-privata dell'Ospedale di Sant'Omero, zona molto cara all'assessore Lanfranco Venturoni, che però si affana a dire che non ci sono soldi e non c'è posto nelle Asl per i dipendenti di Villa Pini.
Chissà se li potrà dirottare nel privato che arriverà a Sant'Omero....

Sebastiano Calella 06/03/2010 9.55

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