Rischio sismico Sulmona, esperti lanciano allarme: «serve più monitoraggio»

Alessandro Biancardi

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SULMONA. Mettere in sicurezza scuole, edifici pubblici e case e potenziare il monitoraggio ambientale, aumentando il numero delle stazioni di rilevamento delle reti sismiche locali nella Valle Peligna.


Lo chiedono gli esperti perché è significativa la possibilità che la faglia del Morrone si attivi «in tempi geologicamente brevi».
Lo ha detto Giusy Lavecchia, ordinario di Geologia strutturale all'Università di Chieti, nel corso del recente convegno "Sismicità nella Valle Peligna: stato delle conoscenze e prevenzione" tenutosi a Sulmona.
«Da studi di dettaglio realizzati presso il Laboratorio di Geodinamica e Sismogenesi del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Chieti - ha spiegato la geologa - emerge che gli unici terremoti storici (1706-1881-1933) associabili a questa area sono dovuti alla struttura esterna costiera; non essendoci testimonianze dell'attivazione della faglia del Morrone negli ultimi 2000 anni, la probabilità che essa possa attivarsi in tempi geologicamente brevi è significativa. L'unico tipo di previsione che si può fare attualmente è di tipo probabilistico, basandoci su una carta di pericolosità sismica realizzata dall'Università di Chieti, Dipartimento Scienze della Terra, all'interno di una convenzione con la Regione Abruzzo nel 2006».
La studiosa ha ricordato che alla Regione sono state consegnate quattro anni fa le carte probabilistiche, «esito di un lavoro per cui siamo stati pagati. Le aree più pericolose risultavano essere quella aquilana e quella di Sulmona. Se realizzassimo la stessa carta oggi, l'area aquilana sulla mappa non risulterebbe più evidenziata, dal punto di vista probabilistico, l'area di Sulmona sì».
«Dal terremoto dell'Irpinia le conoscenze geologiche e sismologiche sono aumentate, ma quanto a prevenzione la situazione è invariata - ha aggiunto la professoressa Lavecchia -. Pertanto il nostro lavoro di ricercatori diventa inutile, puro esercizio accademico. Dobbiamo prendere coscienza che il nostro territorio è altamente sismico e muoverci in questa direzione. Prevenzione è anche preallerta».
Peculiarità di una rete locale dovrebbe essere la fitta presenza di stazioni sul territorio (la larghezza delle maglie deve essere paragonabile alla profondità della struttura che origina il terremoto).
«Lo stato della rete sismica abruzzese», secondo Gaetano De Luca, responsabile della rete di monitoraggio sismico abruzzese del Centro Nazionale Terremoti, «ha sofferto sin dalla nascita, nel 1991, di un totale disinteresse da parte delle amministrazioni locali. In base alle rilevazioni della nostra rete regionale è possibile affermare che attualmente la microsismicità si è normalizzata per la zona a nord dell'Aquila. Non altrettanto si può dire per l'attività nella zona a sud (Velino-Sirente), che continua a presentare decine di eventi al giorno».
Perciò diventa importante monitorare questo territorio.
«Nella Regione Molise non è stato esclusivamente un ente di ricerca o un'università a proporre, per motivi puramente accademici, il monitoraggio sismico del territorio - ha spiegato Christian Del Pinto, responsabile scientifico del Centro funzionale Protezione Civile della Regione Molise -. In seguito al terremoto del 2002, quando nel crollo della scuola di San Giuliano di Puglia morirono 27 bambini, è stata la stessa Regione a intervenire e a fornire ai cittadini una sorveglianza sismica di alta qualità. Ciò è stato possibile grazie al continuo e serrato dialogo tra il politico e il responsabile della rete sismica locale su eventuali anomalie sismiche in atto. Questo in Abruzzo non è stato fatto e si continua a non fare».

04/03/2010 10.26