Cavo sotterraneo Tivat-Pescara-Gissi, nasce il comitato del no

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Un no convinto al progetto d’interconnessione in corrente continua a 500 kv tra la città di Tivat (Montenegro) e Gissi.

PESCARA. Un no convinto al progetto d'interconnessione in corrente continua a 500 kv tra la città di Tivat (Montenegro) e Gissi.Arriva dal comitato 'Nessuno tocchi l'area metropolitana' che ha come obiettivo fermare o revisionare il progetto.
Il comitato è stato creato da Lorenzo Valloreja e dal suo movimento politico Sfl che chiede di inviare le osservazioni presso la Terna (società responsabile dei lavori) entro e non oltre il 19 marzo 2010 (in quanto è il termine ultimo legale).
Valloreja si appella anche ai Comuni interessati e chiede di presentare ricorso presso il Tar; ai Consiglieri Comunali, Provinciali, Regionali di far indire Consigli Comunali aperti nei quali si possa discutere «di questa grave emergenza»; ai Parlamentari abruzzesi di tenere apposite interrogazioni in Aula.
Intanto proprio ieri i consiglieri comunali del Pd di Pescara Diodati, Corneli e Del Vecchio, hanno fatto la richiesta di una convocazione di un consiglio comunale straordinario, anche in seduta aperta, per discutere del progetto in questione.

IL CAVO SOTTOMARINO, L'ACCORDO C'E'

A inizio febbraio sono stati firmati sabato gli accordi di collaborazione strategica, tra il primo Ministro del Montenegro, Milo Djukanovic ed il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, a Palazzo Chigi.
La nuova collaborazione prevede la costruzione dell'interconnessione elettrica tra Italia e Montenegro, con la creazione, da parte della società Terna, di un cavo di alta tensione sottomarino che collegherà le reti di trasmissione delle città di Pescara e Bar.
Il cavo, lungo 375 Km, della capacità iniziale di 1000 megawatt (incrementabile a 2000 Mw), si estenderà su una superficie di 100 km e una volta arrivato a Pescara (all'altezza del porto turistico) verrà trasferito sotto terra fino alla Turbogas di Gissi.
Una colonna alta circa 20 metri farà sprofondare il cavo nel suolo stradale dalla via Tiburtina, passando per San Giovanni Teatino e Spoltore, fino a Cepagatti in località Piano Marino, dove saranno realizzati due trasformatori dell'altezza anch'essi di 20 metri che serviranno a trasformare la corrente in alternata a 380 kv, per poi proseguire la corsa attraverso il posizionamento di nuovi tralicci fin giù a Gissi, alla Turbogas.
«Il tutto per un investimento di circa 720 milioni di euro», ricorda Lorenzo Valloreja, «percorrendo circa 375 km, espropriando nella prima fase circa 200 proprietà private e consumando più o meno 12.000 ettari di territorio, circa quattro volte il territorio di Pescara, che andrà a sfregiare un Parco importante come quello della Majella ponendo in grave rischio “tumore” una buona fetta della popolazione».
Così la nascita del comitato che si oppone al progetto e cerca di capire qualche nuovo dettaglio.
«Tutte le decisioni», spiega Valloreja, «sono state prese nelle segrete stanze senza tener in nessun conto né gli organi periferici, né la popolazione che ne subirebbe le conseguenze e tutto grazie alla legge n°239 del 23 agosto 2004».
Tale norma infatti prevede che simili autorizzazioni avvengano in maniera unica, rilasciata dal Ministero dello Sviluppo Economico di concerto con il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio.
«Tale politica è stata poi rafforzata dall'accordo bilaterale Italia-Montenegro della fine del 2008», sottolinea Valloreja che oggi si domanda: «che bisogno c'è di sottoporre l'Abruzzo, dopo il terremoto, a questo nuovo vilipendio?»
Il comitato è fortemente contrario alla realizzazione di quest'opera perchè «benché questo progetto sia stato motivato dal fatto che la Terna (azienda italiana nel settore della gestione delle reti energetiche) avrà un ampio margine di sviluppo nei Balcani è da sottolineare che nella fattispecie, nella costruzione delle nuove centrali e nella gestione, l'azienda italiana avrà una quota minima del capitale, ergo continueremo così facendo a comprare energia da paesi esteri … altro che indipendenza energetica».
Altro punto negativo, per il comitato, è che «l'area nazionale presso la quale i cavi transiteranno, sia interrati che in superficie, è nella prima fase l'Area Metropolitana: una conurbazione di circa 450.000 abitanti, mentre nella seconda il Parco della Majella, ragion per cui, ogni considerazione fatta verso un impatto ambientale inesistente, tenendo conto dei campi elettromagnetici, è da ritenersi assolutamente erronea».
In più si pensa che la somma di 720.000.000 di euro «sarebbe stata meglio impiegata incentivando ancor di più i sistemi alternativi: fotovoltaico e eolico in primis. Nessun intervento che trasforma così radicalmente un territorio può essere realizzato, anche se la legge lo consente, senza prima dialogare e sentire le popolazioni ivi residenti».

LE RASSICURAZIONI DI SOSPIRI

Tende a tranquillizzare tutti il consigliere regionale Lorenzo Sospiri (Pdl) che spiega che la città di Pescara e la sua riviera sud «non subiranno alcun danno, né ambientale, né paesaggistico».
«Sul capoluogo adriatico quel cavo, di 8 centimetri di diametro, sarà infatti completamente interrato, dalla riviera sino a Cepagatti».
Per il prossimo 16 marzo è già stata fissata la Conferenza dei Servizi presso il Ministero delle Attività Produttive, alla presenza di 80 Enti interessati e l'Abruzzo sarà rappresentato dal presidente della Regione Chiodi «che chiederà certezze e garanzie in termini di eco-sostenibilità del progetto che riveste comunque un'importanza strategica».
«Comprendiamo le preoccupazioni espresse stamane da Sfl in merito alle voci che si erano rincorse e che addirittura parlavano della realizzazione di tralicci sulla riviera sud di Pescara, notizia assurda subito smentita dalla società Terna che ha già inviato carte e progetti», ha detto Sospiri.

04/03/2010 9.10