Fp Cgil: «sbagliato e inefficace privatizzare ospedale Sant’Omero»

Alessandro Biancardi

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TERAMO. «La privatizzazione del presidio Ospedaliero di Sant’Omero è una scelta sbagliata e da respingere».


La pensa così la Fp Cgil di Teramo che sostiene non ci siano benefici derivanti da questa scelta «se non alle casse del soggetto privato mosso unicamente da scopi di lucro da realizzare a discapito del diritto umano alla salute».
Per il sindacato nonostante la sanità privata abruzzese abbia regalato alla storia di questa Regione «pagine di corruzione e di collusi», è un atto di coraggio quello dell'assessore Venturoni di voler insistere «nel voler “ripetere” l'esperienza negativa nell'unica Provincia in cui la sanità è interamente gestita dal pubblico».
La Fp Cgil snocciala altri dati a sostegno della propria tesi: «gli ospedali in Abruzzo sono 36, di cui 10 privati, che garantiscono assistenza sanitaria a circa 1 milione e 200mila abitanti: 4 presidi nella Provincia di Teramo (circa 400mila abitanti) e gli altri 32 distribuiti nelle altre tre Province; la ASL di Teramo, a differenza delle altre ASL abruzzesi, è rispettosa dei parametri e dei vincoli economici prescritti dalle norme - bilancio in pareggio, rapporto tra il numero dei posti letto e il numero degli abitanti, spesa di personale - e questo sacrificio è stato “pagato”, nel corso degli anni, dal personale che quotidianamente cerca di sopperire a carenze e disfunzioni».
Per il sindacato il rischio è quello di «premiare i furbi e coloro che hanno illegittimamente assunto personale, aggravando ulteriormente il debito del bilancio regionale».
Non si chiede di conservare lo stato attuale del presidio, «perché non più capace di garantire i livelli minimi qualitativi dell'assistenza sanitaria», ma di «operare coraggiose scelte: chiudere i reparti che non funzionano e aprirne immediatamente altri che siano di eccellenza».
«Il problema vero», sostiene il sindacato, «non è che non c'è denaro, ma ciò perché troppi e irrisolti sono gli sprechi e le inefficienze. In più, il Piano di Rientro è stato disatteso sia nei vincoli economici sia nelle scelte da attuare e non vi è alcuna visione globale del territorio e della prevenzione. Allora si fa il balletto, da un lato, del numero delle ASL e, dall'altro, della costruzione di nuovi ospedali».

03/03/2010 8.26