La Asl di Pescara si apre alla trasparenza. D’Amario risponde alle 12 domande

Alessandro Biancardi

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La Asl di Pescara si apre alla trasparenza. D’Amario risponde alle 12 domande
L’INTERVISTA. PESCARA. «Più che una sfida è un confronto con gli stessi mezzi: io non mi sottraggo alle 12 domande che i sindacati mi hanno rivolto. Noto solo che hanno usato la stampa per affrontare temi non propriamente sindacali. Che c'entra la Triplice con la Banca del cordone ombelicale?)».
Claudio D'Amario, manager della Asl di Pescara da quasi un anno, rigirando tra le mani il foglietto con i quesiti su “Razionalizzazione e investimenti della Asl di Pescara” sembra rilassato nel colloquio con PrimaDaNoi.it dove affronta alcuni temi centrali ed attuali.
«Io intanto rispondo», continua il manager, «in attesa di farlo nelle sedi istituzionali del confronto sindacale. E' un modo irrituale, ma la Asl deve essere un palazzo di vetro ed i cittadini debbono conoscere come stanno le cose».
Quanto meno un annuncio originale, assolutamente inedito per un manager della Asl di Pescara: in passato infatti è mancata ogni benchè minima trasparenza sulla attività amministrativa e moltissimi atti sono stati secretati d'imperio.
Insomma dal consociativismo dell'epoca Cordone, quando i sindacati andavano a braccetto con il manager, all'isolamento del direttore Balestrino, un pò chiuso nella sua torre d'avorio (anche se i sindacati riuscivano a fargli arrivare le loro indicazioni attraverso altre strade politiche), fino ad arrivare alla scelta manageriale di Claudio D'Amario: a ciascuno il suo ruolo, confronto e discussione sì ma la decisione spetta a me.
«Perché questa direzione generale non improvvisa – chiarisce D'Amario - ma si muove con una logica scientifica, come mi hanno insegnato anni di professione medica al microscopio: si studia un problema, si seziona, si fa la diagnosi e si cerca la cura».
Intanto si completa la squadra di governo: è in arrivo in questi giorni il nuovo direttore amministrativo: si tratta di Domenico Carano, proveniente da Roma G, una Asl con 500 mila abitanti, che è stato anche vice pretore e giudice onorario, oltre ad avere una grande competenza tecnica. Ed ecco punto per punto la replica al dodecalogo, partendo dalle assunzioni.

LE RISPOSTE

1. Il piano di assunzioni prevedeva almeno il 50% della copertura del turnover. A che punto siamo?
«E' vero, la Asl doveva coprire il 50% del turnover. I sindacati sanno bene che c'è un Piano con l'obbligo di rispettare il tetto di spesa imposto. Ciò nonostante questa Asl è riuscita ad attivare 300 dinamiche aggiuntive (assunzioni, ndr), anche se solo a tempo determinato. Conosco i problemi della carenza di personale, ma i piani per le assunzioni si sbloccheranno solo dopo il riordino della rete ospedaliera, quando si potrà riattivare come prima iniziativa la mobilità e poi potranno partire i concorsi».


2. L'integrazione con il privato accreditato si è realizzata?
«Siamo sulla via dell'integrazione con la sanità privata. Le cliniche sono una risorsa e non un problema, sono partner preziosi se riusciamo a dare loro un ruolo. Nei prossimi giorni firmeremo un accordo con il tetto di spesa assegnato: in pratica noi diremo al privato cosa ci serve (ad esempio la geriatria e non l'intervento per la colecisti) e quale campo potranno coltivare. Penso che in futuro potranno giocare un ruolo importante nella mobilità passiva, per richiamare pazienti dalla altre regioni».

3. Il progetto del 2007 orientato all'attivazione della dose unica del farmaco è ripartito? 4. La nuova gara per l'acquisto dei farmaci con aumento della quota dei farmaci generici ha avuto luogo?
«Sulla dose unica del farmaco, qualcuno ha dimenticato che nella nostra Asl c'era una robotica ferma da un anno. Un macchinario comprato ed inutilizzato, forse un acquisto prematuro. Se i sindacati mi davano una mano prima... Comunque l'abbiamo riattivata con un farmacista specializzato. Questa oggi è la prima Asl dove la prescrizione si fa con il palmare, con meno rischi e più risparmio. Non è escluso di poter vender il sistema anche alle altre Asl»

5. L'attivazione nei tre presidi ospedalieri e nei distretti sanitari dei 15 pacchetti ambulatoriali complessi c'è stata?
«Sui pacchetti ambulatoriali complessi, cioè sui percorsi da far seguire ai malati senza obbligarli al ricovero, siamo molto avanti. Come molti dimenticano, ma non il manager, i posti letto degli ospedali sono solo per gli acuti. Prima e forse ancora oggi ci si ricovera per le analisi a spese folli per la Asl. I percorsi sono pronti: un malato entra e fa tutte le ricerche necessarie, dalle analisi del sangue alle radiografie, senza essere ricoverato. C'è solo un ostacolo che stiamo cercando di risolvere con l'Agenzia sanitaria regionale: che ticket deve pagare? Certo non la somma dei ticket delle singole prestazioni, altrimenti si pagano 3-400 euro. Pensiamo ad un ticket unico, accessibile»

6. La palazzina ex Ivap non è stata ristrutturata e ampliata al fine di accogliere il polo materno infantile. Quali sono le responsabilità?
«Più complessa a è invece la vicenda del Polo materno infantile, con tutte le polemiche sull'appalto e l'inchiesta in corso. Anche qui il nostro percorso è stato lineare. Il progetto risale al manager Cordone, ma noi, per la continuità amministrativa, lo abbiamo ereditato e ci siamo accorti che c'era molte varianti ed una situazione potenzialmente conflittuale con 6 ditte a lavorare e 4 direttori dei lavori. Abbiamo attivato un monitoraggio, cambiato il direttore dei lavori e sollecitato il responsabile del procedimento a chiarire. In più abbiamo incaricato la ditta Mtc di Roma, specializzata in questo settore, ad assistere il Rup. Il problema è non far lievitare l'appalto e quindi dare uno stop quando si arriva alla cifra ammessa. Saranno collaudatori esterni a verificare quello che è stato fatto. Si tratta poi di verificare tecnicamente il progetto degli architetti Camplone e Di Matteo: se c'erano troppi difetti iniziali gravi, la Asl è tenuta in autotutela ad annullare gli atti. Ma c'è un altro aspetto importante della vicenda: se con questi lavori non sono stati raggiunti gli obiettivi clinici, dopo il collaudo chiederò altri soldi alla Regione».

7. Le sedi distrettuali, gli ambulatori e le reti di laboratorio, il sistema amministrativo sono stati riorganizzati?
«Sono ingenerose le critiche sui Distretti e sulla riorganizzazione interna. Intanto siamo l'unica Asl ad aver riattivato due Rsa, abbiamo preso in carico anche 40 pazienti di Villa Pini, i Distretti funzionano ed ora inizia la rotazione dei direttori che hanno obiettivi precisi da rispettare. Come ben sanno i sindacati, i vertici non hanno il cartellino da timbrare, ma un obiettivo contrattuale. Chi non lo raggiunge rischia il posto»

8. L'Hospice è entrato in funzione?
«L'Hospice per i malati terminali c'è. C'è un ambulatorio per la terapia del dolore, c'è poi la degenza. Il progetto è di formare Infermieri per l'assistenza domiciliare»

9. Le liste d'attesa sono state ridotte?
«Per le liste d'attesa abbiamo monitorato il problema. Intanto ci sono troppe richieste, poi non tutti i reparti funzionano a pieno. Ci sono alcuni settori che non hanno effettuato nessuna prestazione con la ricetta rossa del medico di famiglia. Stiamo intervenendo su questi primari, a marzo parte la Risonanza magnetica anche serale, con la possibilità di una decina di prestazioni in più al giorno, cercheremo di diminuire le liste d'attesa che ci sono con incentivi al personale»

10. L'istallazione e la messa in funzione della Tac Pet è avvenuta?
«La Tac Pet ci ha impegnato a lungo. Ci vogliono mesi per ottenere questo macchinario. Siamo riusciti ad inserirlo nei fondi per la reingegnerizzazione dell'Ospedale. Intanto abbiamo la Tac Pet mobile che comunque è una risposta»

11. Il progetto del Cell Factoring e della Banca del Cordone a che punto si trovano?
«Per la banca del cordone ombelicale, siamo l'unica stazione nazionale e serviamo anche il Molise e le Marche. Il cell factoring è attivo: prendiamo le cellule e fabbrichiamo i tessuti in vista di quella medicina riabilitativa che è il nostro futuro»

12. Quali sono i motivi legati alla esternalizzazione del Cup?
«Le polemiche sul Cup esternalizzato sono ingiuste. Perché quando mi sono insediato ho trovato l'Informatica vestina che già operava d 15 anni. Ho valutato i costi ed il servizio ed ho visto che costava troppo. Di qui la gara aperta a tutti, la diminuzione di costi e l'aumento del servizio, perché oggi non si fa solo a Penne. Il problema si incrocia con quello dei precari, ma come si sa per assumere ci vuole in concorso. Comunque 40 precari costavano 1,2 milioni. Oggi 20 sportelli costano 500 mila euro. Senza dire che quando abbiamo provato ad usare personale interno abbiamo avuto una marea di certificati medici e molte raccomandazioni. Ma il servizio deve funzionare a favore dei cittadini e no di chi ci lavora. Cosa prevede in futuro? Che le prenotazioni si facciamo attraverso le farmacie. E ci stiamo lavorando».


Sebastiano Calella 23/02/2010 11.09