Divieto manifesti anti crocifisso: «contrari al buon costume»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Divieto di affissioni per manifesti contro il crocifisso: ora escono le motivazioni del sindaco che vietò di esporre il messaggio dell'Uaar.


Il fatto era accaduto qualche settimana fa: l'Unione degli Atei e degli Agnostici aveva preparato alcuni manifesti da far attaccare in giro per la città contro il crocifisso nelle scuole ma il Comune non ha permesso che uscissero.
Una
«Abbiamo finalmente ricevuto la nota giustificativa del sindaco Luigi Albore Mascia», fa sapere Roberto Anzellotti, coordinatore del circolo Uaar di Pescara.
«In questa nota il primo cittadino ribadisce ciò che già aveva dichiarato alla stampa, cioè che quei manifesti avrebbero offeso il ''sentir comune" e addirittura sarebbero contrari al cosiddetto "buon costume"».
Secondo Mascia, infatti, «il dettato costituzionale fa riferimento proprio al comune sentire, ossia ai principi ampiamente condivisi dai cittadini e profondamente radicati nella collettività, quando impone che la libertà di espressione religiosa non sia esplicata con modalità o riti contrari al buon costume».
«Ci fa ovviamente piacere», replica Anzellotti, «che il sindaco sia un così esperto costituzionalista, tanto esperto nella materia complessa e delicata dell'interpretazione costituzionale, da essere in grado di penetrare lo spirito dell' articolo 19 e di trarne così chiare e nette conclusioni da indurlo a censurare la nostra libertà d'espressione».
Ma dall'Unione ricordano che lo slogn riportato dai manifesti «altro non era che una semplificazione della sentenza della Corte di Strasburgo che con un linguaggio più burocratico, più formale e più preciso dichiara esattamente ciò che i nostri manifesti proclamano ''crocifisso a scuola? No grazie!''.
«Dunque signor sindaco», domandano dall'Uaar, «lei pensa che anche i giudici di Strasburgo, giudici per i Diritti Umani, siano passibili di denuncia penale, come ha velatamente, ma neanche tanto, lasciato intendere per quanto riguarda l'Unione?
Anzellotti ricorda anche che l'associazione non ha carattere religioso: «noi abbiamo semplicemente, laicamente e costituzionalmente espresso la nostra opinione, rafforzata da una sentenza della Corte per i Diritti Umani, sulla inadeguatezza del luogo dove quel simbolo viene esposto».
L'Unione si riserva il diritto di ricorrere alle vie legali «per ristabilire i nostri diritti inviolabili».

22/02/2010 16.14