Fallimento Villa Pini: posizioni diverse dei sindacati

Alessandro Biancardi

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Fallimento Villa Pini: posizioni diverse dei sindacati
CHIETI. Un mercoledì delle Ceneri molto laico per la proprietà di Villa Pini: ad officiare il rito penitenziale per la famiglia Angelini è stato il presidente del Tribunale, assistito da giudice fallimentare e dal curatore della procedura.
Con il fallimento della clinica (il passivo accertato è di 145 milioni di euro) si apre infatti uno scenario di riduzione in cenere che potrebbe esetendersi a tutto il gruppo controllato dalla Novafin, la società capofila, come suol dirsi la cassaforte, dei coniugi Angelini che controlla le altre società satelliti e che è stata svuotata da tempo. Senza dire che la sede di questa società, cioè la Villa di San Salvatore, è stata addirittura abbattuta ed in questi giorni sarà ispezionata dal servizio di vigilanza urbanistica del Comune di Chieti.
Proprio la contabilità ingarbugliatissima della Novafin forse è stato il motivo di questa mancata estensione del fallimento, anche se gli inquirenti sono ottimisti sul lavoro della GdF che sa ricostruendo la ragnatela di interessi, di dazioni (meglio parlare di tangenti) e delle molteplici trattative per la cessione della clinica che non sono solo quelle finali con la Neuromed, che peraltro ieri con un comunicato ha ribadito il suo interesse a rilevare in qualsiasi modo le attività assistenziali per salvare il patrimonio di professionalità esistente e per assicurare le prestazioni fin qui erogate dalla Clinica fallita.
E proprio sul fallimento, tardivo secondo alcuni, sta crescendo il dibattito tra i sindacati che cercano di restare uniti, ma che si stanno dividendo sulla decisione di far fallire solo Villa Pini.
In proposito è stata la Cisl ad alzare il tiro: pur nel rispetto delle decisioni prese, forse era meglio – scrive in un comunicato questo sindacato – un Amministratore straordinario sia per far riprendere subito il lavoro sia per tutelare anche i lavoratori delle altre società. E' l'eco di antichi contrasti tra chi voleva subito una decisione del Tribunale, dopo 3 o 4 mesi di mancati stipendi e di crisi aziendale, e chi invece ha rinviato questa scelta. Un'altra ipotesi per gli investigatori della GdF che studiano i documenti sequestrati per un'altra ipotesi: quella della bancarotta preferenziale atipica, come se cioè si fosse dato il tempo alla Società Villa Pini o di vendere o di pagare alcuni creditori prima degli altri.

CHI È IL CURATORE FALLIMENTARE ROMANO

Comunque oggi sarà il curatore fallimentare, insieme al giudice Adolfo Ceccarini, a decidere il destino della clinica durante l'esercizio provvisorio, già partito a cura dell'avvocato romano Giuseppina Ivone.
La nomina di un tecnico con studio a Roma ha lasciato perplessi gli aspiranti curatori locali, visto che in passato avevano dato buona prova di professionalità in vicende complesse come quella del Pastificio Delverde.
L'avvocato Ivone, 42 anni, è comunque un rappresentate illustre dell'Associazione dei curatori fallimentari, visto che siede nel Cda dell'Associazione stessa ed è considerata molto brava per la sua esperienza in fallimenti importanti in cui è riuscita a tenere testa anche ai politici ed agli amministratori locali.
Poche, ma significative, le notizie sul suo conto: è allieva di Agostino Gambino, docente di Diritto Commerciale alla Sapienza di Roma ed ex Ministro delle Telecomunicazioni nel governo Dini.
Qualche perplessità rimane invece sulla scelta dell'esercizio provvisorio disposto dal Tribunale, viste le perdite e visto che l'art. 104 comma 1 della nuova legge sui fallimenti esige che non ci sia pregiudizio, cioè non ci siano perdite, per i creditori concorsuali. In questa luce è probabile dunque che le offerte di subentro da parte di altre cliniche interessate abbiano una risposta rapida.

L'IRA DEL SENATORE ALFONSO MASCITELLI

«La verità di Chiodi è diversa da quella nostra», dice il senatore Alfonso Mascitelli nella sua qualità di membro della Commissione senatoriale Marino che su Villa Pini ha ascoltato Chiodi l'altro ieri.
«Comportamento scorretto quello del presidente della Regione», scrive Mascitelli, «che prima all'inizio dell'audizione, chiede un riserbo alla commissione speciale di inchiesta del Senato, e poi sta offrendo di questo incontro una sua personale valutazione che non risponde affatto a quanto sta emergendo nel corso dei lavori».
«E' un dato di fatto - ha continuato - che i pazienti ora trasferiti sono stati abbandonati per anni e chi doveva controllare non lo ha fatto volutamente per una rete di connivenze, collusioni e omissioni, di cui la Regione ha grandissime responsabilità, in fatto e in diritto, e sulle quali ancora oggi non vuole affatto far luce per evitare il pericolo che a qualcuno torni la memoria. E' un dato di fatto che i dipendenti del gruppo Villa Pini non sono vittime di una delle tante crisi industriali, ma di un sistema alimentato ad arte dalla politica e che ora è arrivato al capolinea. Per questa responsabilità, la politica non può abbandonarli, anche perché contrariamente a quanto vuol far credere, ha gli strumenti per aiutarli. A parte la cassa integrazione in deroga, che è solo una boccata d'ossigeno, qualsiasi nuovo soggetto che dovrà subentrare nella titolarità dell'accreditamento dovrà avere una nuova autorizzazione della Regione che può subordinarla a un piano industriale che tuteli l'occupazione e indirizzare poi gli eventuali esuberi su quei servizi socio sanitari del territorio che, questi sì, dovranno essere obbligatori per legge dello Stato e della Regione. E' arrivato il momento», ha concluso, «di eliminare le ipocrisie e il gioco dello scarica barile, perché la verità di fondo nella sanità abruzzese è che alcuni politici hanno rubato e i cittadini ora pagano».

Sebastiano Calella 18/02/2010 10.36