Alderighi: «Che mi frega di lavorare» e la Asl lo conferma per 5 anni

Alessandro Biancardi

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Alderighi: «Che mi frega di lavorare» e la Asl lo conferma per 5 anni
PESCARA. Polizia nuovamente in ospedale alla ricerca di documenti. In un primo momento tutti hanno pensato che ci fosse un nuovo strascico del filone sugli appalti che nei giorni scorsi ha portato alle dimissioni del direttore amministrativo Tea Di Pietro.
Ma non era così.
Si è subito capito, infatti, che gli inquirenti erano alla ricerca di altro. Da quanto si apprende avrebbero acquisito carte inerenti la 'promozione' del manager dell'Asl di Scafa, Riccardo Alderighi.
Per le sue qualità tecniche, infatti, il manager sarebbe saldo, più che mai saldo, alla poltrona tanto che la direzione generale lo ha riconfermato per i prossimi cinque anni.
In più il diretto interessato ha assicurato quest'oggi in una intervista al quotidiano Il Centro che se venisse rinviato a giudizio per l'inchiesta che lo ha travolto l'estate scorsa (insieme alla moglie Fabrizia Di Domenico, alla segretaria Nadia Nubile, al presidente della commissione invalidità Fulvio De Arcangelis oltre ad alcuni dipendenti, medici, autisti) non lascerebbe il suo posto. Perchè lui non ha dubbi: la procura ha preso un enorme granchio.
L'indagine, coordinata dal pm Gennaro Varone, di sicuro però non ha minato la carriera di Alderighi, nonostante i gravi reati ascritti: associazione per delinquere finalizzata alla truffa e al peculato.
Così nei giorni scorsi il direttore generale Claudio D'Amario, acquisito il parere dei tecnici, ha dato il via libera e firmato la delibera 108 che riconferma il manager alla guida del distretto sanitario fino al 2015.
Non male per chi è stato arrestato per reati proprio inerenti le suo funzioni di pubblico ufficiale e direttore del distretto sanitario di Scafa.

LE DUE VERITA' CONTRASTANTI

E' certo anche che commissione tecnica e Procura descrivono due realtà diverse e contrastanti.
Per la prima Alderighi è un professionista quasi irreprensibile, per la Procura un personaggio che almeno in un determinato lasso di tempo avrebbe fatto parte di un sistema di illegalità diffusa e utilizzato in maniera privatistica il bene pubblico. L'inchiesta è chiusa da alcune settimane ed ilpm ha chiesto il rinvio a giudizio.
Le carte che adesso la Procura vuole vedere sarebbero proprio quelle che consentirebbero al manager di restare al suo posto per altri cinque anni.
E' tutto regolare? Possono coincidere due visioni così contrastanti?
Per il collegio tecnico (Emidio Mastrovecchio, Rosa Borgia, Maria Mantini) Alderighi vanta «ottime capacità organizzative e gestionali maturate nel corso degli anni con particolare attenzione all'attivazione del day service per le discipline di Urologia, Diabetologia, Ostetricia e Ginecologia a livello territoriale».
Il manager avrebbe, inoltre, «buone capacità di relazione sia con il personale medico e del comparto assegnato al distretto, con i medici di medicina generale, con le istituzioni esterne e con l'utenza».
E poi ancora, dice sempre il collegio, «dal punto di vista tecnico e professionale il responsabile del distretto si è dimostrato attivo nell'organizzazione di eventi formativi per il personale assegnato e ha dimostrato una spiccata capacità comunicativa sulle problematiche sanitarie».
Eppure il comportamento del manager era stato definito in tutt'altra maniera dagli inquirenti e dal gip che ha firmato la misura cautelare.
Il gip aveva usato espressioni che mal si conciliano oggi con una riconferma del dirigente al posto di comando, parlando di «un sistema diffuso di illegalità e gestione privata del servizio pubblico» con la concessione di false invalidità, false indennità, assenteismo, irregolarità nella ristrutturazione delle strutture e nell'acquisto di macchinari elettromedicali. Mica cose avulse dalla suo funzione professionale.
Lui, la moglie e la segretaria, secondo quanto sostiene l'accusa, erano legati da un patto di «mutuo soccorso» che consentiva di assentarsi puntualmente dall'ufficio.
La polizia ha infatti verificato che i tre non si recavano tutti i giorni al lavoro ma si scambiavano i bedge che venivano vidimati da altre persone che così formalmente riuscivano a creare una “presenza virtuale” sul posto di lavoro.
La commissione tecnica ha verificato? Era nelle loro competenze? Possibile non tenere conto di un parere del genere, seppure parziale ma almeno fino al chiarimento della vicenda giudiziaria?
Inoltre il direttore sanitario Alderighi e la moglie, sempre secondo quanto sostiene l'accusa, distraevano il personale infermieristico del distretto per effettuare lavori di ristrutturazione a casa loro.
Gli episodi accertati dalla procura sarebbero almeno «un paio» e dei filmati inchioderebbero un infermiere della Asl che si reca a casa del direttore, con la macchina della Asl, per dipingere delle pareti con tanto di secchio di vernice.
In un altro caso un infermiere si sarebbe recato sempre a casa del direttore per compiere lavori di idraulica.
Secondo quanto afferma il gip Luca De Ninis «le intercettazioni documentano una congerie di raccomandazioni, illegalità, e la sistematica disponibilità del direttore al falso ideologico in favore di soggetti postulanti esaminati nelle commissioni per il riconoscimento delle invalidità».
Possibile che non vi sia traccia di elementi di questo tipo nella relazione tecnica?
E, poi, sempre secondo il gip, «il quadro indiziario indica chiaramente che la frode e il disservizio pubblico costituiscono regola ordinaria nel distretto Asl di Scafa: si approfitta di una situazione di diffusa illegalità nella quale nessuno ha interesse a denunziare le malefatte altrui perchè ognuno ha il proprio tornaconto».
Sempre secondo il gip c'era una «sistematica violazione dei doveri funzionali rispetto al quale non e' neppure ipotizzabile alcuna capacità di controllo e di denuncia da parte degli altri dipendenti della struttura, spesso inclini a compiacere i superiori per ragioni di tornaconto personale, in ogni caso incapaci di reagire e denunciare l'organizzazione del lavoro nella quale sono inseriti, fondata sull'abuso».

L'ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

Se poi per la commissione tecnica Alderighi va premiato proprio per l'organizzazione del lavoro, la procura aveva delineato uno scenario veramente diverso.
Il manager risultava apparentemente in servizio mentre invece faceva altro.
Il 5 novembre è a caccia, così come il 10 novembre, il 13 il 19 e il 20 il 24 e il 25, sempre a caccia nel territorio aquilano nell'oraio in cui formalmente risulta in servizio.
Al lavoro non ci va nemmeno il 18 settembre, nonostante la moglie gli dica: « senti, ma tu oggi devi venire…» è lui quasi infastidito risponde: « Eh sì, alle 16.30… ma poco».
Fa un po' quello che gli pare, in fondo è il direttore…
È assente anche il 3 ottobre quando –mentre è a casa- viene sollecitato dalla centralinista che lo informa che una persona lo sta spettando. Lui la rimanda al pomeriggio perchè indaffarato.
L'attestazione di presenza indica però che è in servizio dalle 10 alle 16.30.
Il 23 ottobre è tutto il giorno a caccia e rientra presso l'ambulatorio di Scafa soltanto per far curare uno dei suoi cani che si era ferito.
Anche in questo caso l'elenco delle presenze indica che in quel giorno Alderighi era al lavoro.
Il 4 novembre lo cercano tutti, hanno bisogno di parlare, e così è ancora la moglie a chiamarlo al cellulare:
Fabrizia Di Domenico: « Riccà, ma non puoi venire a lavorare? Oggi è martedì. Sopra ho visto quel Cirone… che gli hai dato appuntamento?»
Alderighi: « quello sta a posto, fallo andare»
È poi racconta la sua frenetica giornata di lavoro:
« Fabrì, ho messo da mangiare agli animali, ho cosato, sono andato a mettere da mangiare al cuccioletto, ora mi sto riposando un po' perché sono stanco morto».
Una volta addirittura viene sollecitato dalla segretaria, Nadia Nubile, a recarsi immediatamente al lavoro poiché erano emerse delle esigenze ma Alderighi -preso dalla battuta di caccia- sembrava non voler sentire ragioni:
« A Nà (Nadia), mi sono perso i cani, che cazzo me ne frega di lavorare! Puoi mandare via tutti».
Nel registro delle presenze della Asl per alcuni giorni della fine di novembre non vi è alcun tipo di attestazione il che ha fatto presumere agli investigatori che Alderighi avrebbe voluto “aggiustare” il suddetto elenco in seguito, tuttavia, nel frattempo, sono intervenute le acquisizioni di atti, le perquisizioni della polizia che hanno messo sull'avviso il direttore sanitario.
Tutto questo la commissione tecnica non lo ritiene elemento importante.
Nessun provvedimento disciplinare. Meglio una bella riconferma.

Alessandra Lotti 16/02/2010 15.30

[url=http://www.primadanoi.it/search.php?query=arresti+asl+scafa&mid=6&action=showall&andor=AND]TUTTO SULL'INCHIESTA DELLA ASL DI SCAFA[/url]


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