Apprezzamenti a barista, marocchino ucciso. Arresti in Abruzzo

Alessandro Biancardi

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RIETI. E' stato ammazzato a manganellate per aver rivolto un apprezzamento alla barista di un bar di Castel Sant'Angelo, un paesino in provincia di Rieti.


E' morto così ieri sera dopo il ricovero in ospedale Alì Labass, 53 anni, un marocchino da anni residente a Castelfranco (Rieti).
A compiere l'aggressione, avvenuta domenica notte nel bar-albergo 'da Silvana', sono stati quattro uomini, due italiani e due romeni, tutti arrestati ieri sera tra Antrodoco (Rieti), Preturo di Sassa e Lanciano dai carabinieri del Reparto operativo e della Compagnia di Cittaducale.
A dover rispondere del reato di omicidio volontario aggravato sono Nicola Stasolla di 35 anni e Roberto Calia di 26 anni, entrambi di Modugno (Bari) ed i romeni Catalin Comanici, 27 anni, residente a Lesina (Foggia), e Leonard Valentin Neculoiu, di 29 anni.
L'omicidio è avvenuto «non nel corso di una rissa ma in seguito ad una aggressione dei quattro arrestati nei confronti di Alì Labass, deceduto ieri al Policlinico Gemelli di Roma», ha spiegato il sostituto procuratore Lucia De Santis oggi durante una conferenza stampa svoltasi presso il comando provinciale dei carabinieri di Rieti.
«E' un fatto di gravità inaudita - ha aggiunto - inusuale nel nostro territorio a cui è seguita una risposta tempestiva della procura che ha coordinato le indagini svolte dai carabinieri».
Il comandante del Reparto Operativo, Salvino Paternò ha mostrato il manganello retrattile metallico utilizzato dagli aggressori per infierire su Alì Abbas, «colpito violentemente anche dopo la sua caduta a terra», fino all'arrivo dei carabinieri ed alla fuga.
Il comandante provinciale dei carabinieri, Maurizio De Vito, ed il Pm De Santis hanno ribadito che «al momento attuale non vi sono elementi per ritenere che si sia trattato di un episodio di razzismo». A complicare le indagini l'iniziale reticenza, causata dalle minacce rivolte dai quattro assassini ai testimoni dell' aggressione tra cui la titolare del bar-albergo 'da Silvana' che ospitava, ha spiegato Paternò, «senza alcuna registrazione 24 operai tra cui i quattro aggressori».

12/02/2010 9.05