Cassazione: offendere… è reato anche in una assemblea di condominio

Alessandro Biancardi

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ROMA. Rischia una condanna chi si lascia scappare espressioni offensive verso il proprio vicino di casa nel corso di un'assemblea condominiale, seppure caratterizzata da toni accesi.


Lo sottolinea la Cassazione, nella sentenza n.5339, osservando che «il mero contesto dell'assemblea condominiale, per quanto infuocato, non puo' di per se' dare corpo alla causa di non punibilita' della reciprocita' delle offese o dello stato d'ira per un fatto ingiusto altrui, dal momento che l'una o l'altra delle situazioni puo' o puo' anche non verificarsi in un contesto del genere».
La Suprema Corte ha cosi' dichiarato inammissibile il ricorso di un anziano, che, nel 2002, aveva apostrofato un condomino - con il quale aveva in corso liti giudiziarie e da cui lo divideva una forte inimicizia - con l'epiteto di "bandito".
L'uomo era dunque stato condannato dal tribunale di Foggia (sezione distaccata di Manfredonia) per ingiurie aggravate.
L'imputato, dunque, si era rivolto ai giudici di piazza Cavour, lamentando che il tribunale non aveva valorizzato «il contesto della vicenda» e quindi il fatto che la frase 'incriminata' era stata pronunciata durante «un'infuocata assemblea condominiale», per cui sussisteva, a suo parere, l'esimente della reciprocita' delle offese o quella dello stato d'ira determinato dal fatto ingiusto altrui. Inoltre, secondo quando esposto nel ricorso, «tutta da dimostrare» era anche «la valenza offensiva dell'espressione 'bandito'» che andava inquadrata nel contesto: a dire dell'imputato, tale frase era stata «manifestazione di uno sfogo critico da parte di chi si sentiva vessato da una situazione offensiva e pregiudizievole per i suoi interessi di condomino».
Gli 'ermellini' della quinta sezione penale non hanno pero' condiviso le sue tesi, condannandolo anche a pagare le spese processuali e a versare mille euro alla Cassa delle ammende.

09/02/2010 15.25