Per il Coni «elementi insufficienti» per sanzionare Sabatino Aracu

Alessandro Biancardi

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Per il Coni «elementi insufficienti» per sanzionare Sabatino Aracu
ABRUZZO. I pubblici ministeri del pool che ha indagato sulla Sanitopoli abruzzese lo volevano in galera. Il gip ha negato la richiesta motivandola con l’insussistenza dei presupposti per le misure cautelari perché fatti vecchi e datati e perché non c’era la possibilità di commettere «reati della stessa indole».
Il gip Maria Michela Di Fine non è stata però affatto tenera nei confronti del deputato di Forza Italia, Sabatino Aracu, e lo ha indicato come persona incline a delinquere dentro e fuori l'amministrazione pubblica.
Storia di piccole e grandi ruberie (finora sempre presunte) e di tangenti intascate confessate con ritardo da Vincenzo Angelini che avrebbe pagato a destra e sinistra.
Sono emerse dalle indagini storie di teste di legno e di affari qualche volta coperti e schermati anche con società in paradisi fiscali e di commesse milionarie piovute al momento giusto.
Eppure tutto questo non è bastato al Coni per sanzionare uno dei suoi iscritti più illustri e da molti anni a capo della Federazione di Pattinaggio.
«Non sono emersi elementi sufficienti che allo stato possano condurre il Coni ad adottare provvedimenti verso la Federazione di Pattinaggio ed il suo Presidente Aracu», firmato Giovanni Petrucci.
Una risposta chiara e a tratti infastidita è quella del presidente del Coni che ha risposto lo scorso 19 gennaio all'ennesima missiva dell'ex moglie di Aracu, Maria Maurizio, tesserata della Federazione Pattinaggio ed Hokey, che chiedeva come mai il comitato olimpico non avesse ancora comminato alcuna sanzione pur dopo una indagine interna.
Quella della gestione delle federazioni e delle diatribe interne al Coni e nella Federazione pattinaggio (Fihp e Firs) è una storia che si trascina da anni tra malcontenti e denunce cadute nel vuoto.
La prima denuncia dettagliata e motivata risale al maggio del 2009 ed è sempre la signora Maurizio che dettaglia e documenta presunti comportamenti illeciti dell'ex marito, proprio mentre aveva avviato un sempre più frequente rapporto con i magistrati di Pescara che indagavano sulle maxi tangenti della sanità.
Fino ad ora però non c'è alcun provvedimento disciplinare o sanzionatorio emesso dal comitato olimpico nei confronti dell'onorevole azzurro.
Lo scambio piccato delle ultime missive, insieme alla documentazione a sostegno della tesi ormai nota ai magistrati di Pescara, è finito ancora una volta all'attenzione della magistratura.
Un altro episodio sarebbe stato testato direttamente dalla stessa procura di Pescara avendo ravvisato una violazione nel rapporto privato tra il deputato ed un ente pubblico nell'ambito di un contratto d'affitto di un immobile. I magistrati hanno potuto registrare il totale disinteresse dell'Ente che non non ha voluto approfondire le violazioni contrattuali, dunque civilistiche.

LA VERIFICA INTERNA SULLE SPESE DI ARACU

È vero tuttavia che il Coni proprio in seguito agli esposti della ex moglie dell'ex coordinatore abruzzese di Forza Italia, ha avviato attraverso l'ufficio Internal Audit una indagine sulle spese dell'onorevole imputate alle carte di credito delle Federazioni di cui è presidente.
Nella relazione finale del Coni che espone i risultati dell'indagine si chiarisce che il lavoro di ricerca era finalizzato «all'accertamento della conformità, legittimità è congruità delle spese». Ma si chiarisce anche che «l'attività è stata fortemente limitata» e che «non è stata necessariamente condotta un'analisi di dettaglio» ed inoltre che «la documentazione già predisposta dagli uffici Fihp o fornita non può dirsi completa» per cui lo stesso Coni non è in grado di fornire «garanzie sui risultati emersi in ordine alla completezza e alla integrità».
Insomma un'inchiesta interna che per stessa ammissione di chi ha indagato è parziale e non esaustiva.
Nonostante le difficoltà a trovare i riscontri alle spese quello che emerge è una lunga lista di irregolarità contabili, e non solo, tutte imputabili alla diretta gestione del presidente Sabatino Aracu.

BREVE LISTA DELLE CONSTESTAZIONI EVIDENZIATE DAL CONI

Le spese effettuate rendicontate sono salite vertiginosamente e spesso non hanno la documentazione giustificativa che indica cosa e come sono state spese le somme.
Ci sono moltissimi alberghi di lusso e centinaia di cene offerte a chissà chi o l'uso non sempre certificato dell'auto della federazione.
Per esempio, le spese per «l'acquisto di materiale sportivo» sono passate da 41.000 euro del 2005 a € 222.000 nel 2007.
L'assenza di documenti giustificativi di spesa si riscontra anche per le carte di credito della federazione pattinaggio intestate ad Aracu e Gasbarrone per un importo di oltre 43.000 euro. Si parla poi di irregolare ed ingiustificata erogazione di oltre € 60.000 a titolo di rimborsi a rendiconto privi di motivazione in alcuna delibera.
È poi mancato l'aggiornamento del libretto di marcia dell'autovettura federale; mancano le annotazioni e le indicazioni circa i destinatari degli oggetti acquistati (cravatte e doni vari); mancanza di registro delle presenze presso l'appartamento di Roma destinato ad uso foresteria per la necessità del presidente; totale carenza di delibere relative all'acquisto di stipula dei 13 contratti di telefonia mobile intestate alla federazione nonché mancanza di registro degli utilizzatori.
Assenza di delibere autorizzative per le trasferte inerenti il campionato del mondo 2007 in Australia così come quelle per il campionato del mondo in Colombia.
Alcune contestazioni circa le spese investono anche l'attuale consorte di Aracu, Santa Locandro, che nel 2007 ha ricevuto una integrazione di € 10.000 al compenso precedentemente statuito al fine di sviluppare la promozione del pattinaggio artistico nel meridione.
Insomma una montagna di spese per le quali il Coni stesso non è riuscito sempre a capirne le finalità ed i beneficiari.
Tutto questo però evidentemente non è bastato per rimuovere il presidente della Federazione pattinaggio.

a.b. 08/02/2010 11.01

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