La ditta di smaltimento tra le villette:...e le istituzioni stanno a guardare

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

4764

La ditta di smaltimento tra le villette:...e le istituzioni stanno a guardare
LA PROTESTA DEI RESIDENTI. MONTESILVANO. Decine di denunce, referti del pronto soccorso, analisi dell’Arta, relazioni dell’Asl per un sito di stoccaggio di rifiuti ferrosi in pieno centro abitato a Montesilvano.

Si tratta di un grande terreno, ubicato sulla strada Comunale Fonticella, che è sede dell'attività di due aziende, Riab e Itrofer, che fanno capo allo stesso amministratore unico, Domenico De Patre. La Riab srl si occupa di recuperare rottami ferrosi e metallici, la Itrofer srl esercita come centro di stoccaggio provvisorio per rifiuti speciali e tossico-nocivi (consistenti in oli minerali, batterie al piombo, materiali ferrosi e metallici).
Ditte in piena espansione che stanno mettendo radici anche in Cina.
Rispetto dell'ambiente ed ecologia sulla carta.
Nella realtà container, lavatrici, tubi enormi, batterie di camion, materiale ferroso, eliche di navi da crociera a cielo aperto. Montagne di roba stoccate senza copertura.
In mezzo a tante villette e palazzi (molte delle quali sono state costruite in dopo).
Fino al 2007 c'era anche l'amianto eliminato a seguito di un'ordinanza sindacale.
Forse solo i tanti gatti della signora Maria Teresa Palusci, abitante di una casa attigua al sito e autrice di molte denunce, non vedono cosa hanno affianco e passano la giornata in tranquillità. Mentre chiunque si rechi lì capisce con un colpo d'occhio che è impossibile vivere bene con quell'odore di materiale ferroso, molestati dal rumore continuo del generatore di corrente che fa tremare le suppellettili, dalle gru che spostano enormi cataste di materiale ferroso e dal transito dei camion nell'unica strada d'accesso al sito.
PrimaDaNoi.it si era già occupata del caso perchè la ditta Riab operava non a norma. Si era beccata una diffida nel novembre 2008 dalla Provincia che la invitava a «[url=http://www.primadanoi.it/notizie/18518-Stoccaggio-rifiuti-Ditta-non-in-regola-continua-lavori-protestano-i-residenti]regolarizzare la propria posizione[/url] sia in merito alla gestione dell'attività sia relativamente alla modulistica necessaria».
Una seconda «diffida con sospensione dell'attività» inviata dalla Provincia nel luglio 2009, cambiò di poco le cose.
Si continuava a lavorare.
Ora «a livello amministrativo la ditta è a posto, ma ci sono le indagini della Procura», riferisce oggi Franco Recchia, direttore del servizio “Tutela e valorizzazione dell'ambiente” della Provincia. L'unica cosa che a vista d'occhio è stata aggiunta è la pila di container arrugginiti messi uno sull'altro a recintare l'area murando così le case dei vicini.
Le voci dei pochi abitanti, che con coraggio denunciano, si sovrappongono.
Ma sanno bene che sono i documenti che contano.
E quelli ufficiali supportano, seppur con termini burocratici, i loro racconti.
«In tutta l'area è percettibile un odore tipico del materiale ferroso ossidato», «la percezione del rumore era evidente in tutta l'area», «il deposito rifiuti avviene su terreno nudo e permeabile» sono solo alcune delle risultanze scritte nella relazione della Asl nel 2007.
Le segnalazioni e i riscontri delle forze dell'ordine sono confluite in uno o forse più fascicoli aperti da quasi tre anni in procura a Pescara, a seguito di una denuncia, dal pm Giuseppe Bellelli. Gli abitanti ribelli, pochi ma agguerriti, non hanno smesso di mettere nero su bianco quello che sono costretti a vivere in una situazione in cui non mancano le piccole ritorsioni come la chiusura di un ingresso auto dell'abitazione della signora Palusci da parte dell'azienda.
In questo caso dovrà intervenire il Comune per togliere le due grandi barriere in cemento. Toccherà poi all'azienda rimborsare.


Visualizzazione ingrandita della mappa

GAS IRRITANTE, UNA FAMIGLIA ALL'OSPEDALE

Un bel giorno, un caldo 28 luglio del 2008, la famiglia di Ada Ciavattella era in casa. Ad un certo punto una forte puzza ha invaso la cucina.
«Una specie di gas irritante ci ha preso il naso e la gola che sentivamo ribollire», ha raccontato la donna, «siamo usciti fuori e degli operai erano affaccendati a pulire dei canali da un liquido».
Sul posto sono intervenuti i vigili urbani e i vigili del fuoco per il prelievo della sostanza.
I risultati dell'analisi non si conoscono, ma da indiscrezioni sarebbero stati già mandati in Procura. Di certo però c'è la corsa al pronto soccorso e un referto con prognosi di tre giorni per ogni componente della famiglia, compresa la cognata della signora in quel momento incinta.
«Riferita inalazione di sostanze irritanti con rinite e congiuntivite irritativa, pirosi gastrica» è la diagnosi collettiva del pronto soccorso di Pescara.

«L'ACQUA DEL POZZO E' OLIOSA E GIALLA»

Se la signora Ciavattella, che abita in via Prampolini, si affaccia dal balcone non vede altro che un muro di container arrugginiti.
Ma le polveri dei metalli ossidati e la puzza che deve respirare sono il meno rispetto al caso dell'acqua inquinata del suo pozzo.
«Presenza di idrocarburi (9,9 mg/l), ferro, solfati, boro, tribromometano, tutti presenti abbondantemente sopra la norma » è il verdetto dell'Arta e di un laboratorio privato.
In alcuni casi le sostanze riscontrate sono tossiche se ingerite.
Certamente non è acqua da bere, «ma l'ho usata per lavare l'insalata» racconta la donna stringendo le braccia al corpo quasi a volersi scusare con la famiglia.
«Ecco perché quando laviamo la macchina l'acqua è unta,- continua- ecco perché il cemento del cortile, che laviamo spesso, sta diventando giallo, quello stesso giallo che si vede nelle crepe del vascone della Riab».
E' solo una coincidenza forse che il pozzo sia vicinissimo ad un vascone, nel recinto della Riab, che dovrebbe servire per raccogliere i rifiuti liquidi prima di essere depurati.
Altro mistero irrisolto è quel capannone in metallo, vicino al vascone, chiuso da una montagnola di pietre e sorvegliato da un impianto di telecamere. Nemmeno la Asl è riuscita ad entrarci.



QUELL'ORDINANZA DEL GIUDICE…

«Ci sono tante altre patologie per le quali facciamo i controlli come emicranie, malattie della pelle, ma sono difficili da dimostrare per ora » confessa Manola Provveduto, figlia della signora Palusci. Ma le carte ci sono e dimostrano che quell'azienda non era a norma.
Sicuramente non nel 2007.
Sicuramente non nel 2008 quando un'ordinanza del giudice Gianluca Falco, obbligava la Riab a «coprire le vasche di accumulo delle acque di prima pioggia», «ad ultimare il sistema di barriere acustiche», «al potenziamento e miglioramento del sistema di raccolta delle acque piovane, con pavimentazione dell'area», «all'immediata apertura di una seconda via d'accesso carrabile all'insediamento produttivo». C'è voluto anche un successivo precetto per far rispettare in parte le prescrizioni del giudice. Fatto sta che ad oggi una seconda via d'accesso non esiste, che le barriere acustiche coprono solo una piccola porzione del perimetro dell'area e che l'area attorno al vascone non risulta pavimentata.

UN'ATTIVITA' DEL GENERE PUO' STARE IN MEZZO ALLE CASE?

Vivere lì o starci per qualche ora porta a farci l'abitudine.
Ma un'azienda che tratta materiali di questa specie può stare lì?
I regolamenti attuativi e le delibere del Comune di Montesilvano dispongono il divieto «di installare manifatture o fabbriche che producono vapori o gas o altre esalazioni insalubri che possono riuscire oltremodo pericolose alla salute degli abitanti».
Perché il Comune non interviene? Perché è passato tutto questo tempo? In realtà l'anno scorso il sindaco Pasquale Cordoma, sentito da PrimaDaNoi.it, aveva messo le mani avanti chiamando in causa «le scelte sbagliate delle passate amministrazioni» e sottolineando che la cessazione di quell'attività avrebbe causato un mancato introito per un' impresa del proprio territorio.
Agli abitanti non rimane che sperare in un intervento deciso della Procura di Pescara.

Manuela Rosa 06/02/2010 9.24



Visualizzazione ingrandita della mappa

CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK