Emergenza lavoro, consiglio straordinario alla Provincia di Pescara

Alessandro Biancardi

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PESCARA. «Di fronte al drammatico momento che stiamo vivendo, ognuno deve fare la sua parte: istituzioni, imprese, politici».

Con queste parole il presidente del Consiglio provinciale, Giorgio De Luca, ha aperto l'assemblea provinciale, dedicata la tema della crisi economica e occupazionale che attanaglia l'Abruzzo e in particolare la provincia di Pescara.
Presenti molti rappresentanti delle istituzioni, tra cui il presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano, gli assessori regionali Alfredo Castiglione e Paolo Gatti, i consiglieri Antonio Saia e Maurizio Acerbo, sindaci, assessori dei Comuni della provincia, i presidenti della Camera di Commercio e dell'Unione Industriali, i segretari di CGIl, Cisl, Uil e Ugl.
Il presidente della Commissione consiliare “Formazione Professionale e Politiche del lavoro”, Sergio Fioriti, che ha promosso e preparato la seduta, ha ricordato come l'anno 2009 sia stato nefasto dal punti di vista dell'occupazione.
«Raffrontando i dati del giugno 2008 con quelli del giugno 2009 – ha detto – la contrazione dei livelli occupazionali appare in tutta la sua evidenza. Le aziende in Abruzzo sono scese del 5,8% e quelle in provincia di Pescara sono passate da 9.037 a 8.899. A Pescara, dove la contrazione del lavoratori dipendenti è scesa del 5,9% appaiono più colpiti i settori del commercio e dei servizi. L'idea originaria di un Consiglio straordinario – ha aggiunto Fioriti – era nata per discutere della crisi economica della val Pescara, dove la crisi di industrie come Merker, Solvay e Matex avevano rilevato la drammaticità del problema. Ma successivamente ci siamo resi conto che tutto il sistema produttivo è in crisi, come del resto in tutta la regione, e che ci sono enormi ricadute sull'occupazione. Da qui la necessità di affrontare la problematica da ogni angolazione, con il coinvolgimento di associazioni, sindacati, rappresentanti del mondo imprenditoriale, e non perché questo consiglio debba essere un punto di arrivo, ma solo perché esso posta costituire costituire un punto di partenza, da riproporre anche in ambiti più specifici».
L'assessore alle attività produttive della regione Abruzzo, Alfredo Castiglione, nel corso del suo lungo intervento, ha più volte rimarcato come sia necessario «spogliarsi dell'abito da tifoso, abbandonare la linea del garantismo e del conservatorismo e lavorare in rete, facendo sistema, per affrontare un'emergenza di fronte alle quali l'Abruzzo ha un'arma in meno delle altre. E' noto infatti – ha continuato- che la nostra regione sia stata commissariata: non abbiamo risorse endogene, non possiamo fare mutui. Le nostre uniche risorse sono esterne, e provengono dall'Unione Europea, dal Governo, dai fondi FAS. La politica del garantismo o dei finanziamenti a pioggia è finita. Il territorio va riconsegnato a chi lo vive: le piccole e medie imprese, che sono le uniche a poter investire e garantire lo sviluppo del territorio, se noi istituzioni, insieme al sistema bancario, le mettiamo in condizioni di accedere ai finanziamenti, rendiamo loro la vita più facile, abbattendo le lungaggini della burocrazia».
All'intervento del vicepresidente Castiglione è seguito quello di Paolo Castellucci, segretario della CGIL, che ha avanzato proposte dettagliate. Castellucci ha innanzitutto auspicato l'apertura di un tavolo di confronto sul sistema di riordino delle strutture scolastiche, che così com'è metterebbe a rischio decine di posti di lavoro. Ha poi richiesto alla Provincia il rispetto degli accordi sulla stabilizzazione dei precari e del rilancio dell'attività di Provinciambiente.
Castellucci ha anche espresso profonda preoccupazione per lo stato di crisi delle aziende alle quali è stata concessa la cassa integrazione, «in quanto, quando scadranno i termini previsti dalla CIG, non abbiamo alcuna garanzia che le aziende saranno in grado di riprendersi. E allora i lavoratori che fine faranno?».


03/02/2010 16.28