Inchiesta distretto Scafa, chiesti 16 rinvii a giudizio

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Il pm del tribunale di Pescara, Gennaro Varone, ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per 16 persone nell'ambito dell'inchiesta sul distretto sanitario di Scafa. Il 4 giugno scorso erano scattati gli arresti.


Tra gli imputati l'ex responsabile del distretto, Riccardo Alderighi, sua moglie Fabrizia Di Domenico, infermiera, impiegata alla Asl di Scafa, e la sua segretaria Nadia Nubile, Fulvio De Arcangelis, medico, presidente della tredicesima commissione di invalidita' di Scafa, il sindaco di Roccamorice, Antonio Carmine Del Pizzo, in qualità di medico componente della tredicesima commissione di invalidità.
Nel mirino della procura alcune irregolarita' relative alla gestione della commissione di invalidita', all'utilizzo dei badge per le timbrature, ai lavori di manutenzione delle strutture e alle procedure per riparare i macchinari elettromedicali.
Ora spetta al gip fissare l'udienza preliminare.
Le indagini partite da una segnalazione che voleva infermieri della Asl di Scafa a casa del direttore sanitario Alderighi per lavori di ritinteggiatura, hanno poi portato a focalizzare l'attenzione proprio sulla figura del presidente della XIII commissione invalidità, Fulvio De Arcangelis, che risulta aver partecipato ad un numero elevatissimo di commissioni mediche.
Nel mese di ottobre 2008 ne avrebbe tenuto ben quattro ogni giorno, sabati e domeniche comprese, un dato statistico che per il giudice risulta «evidentemente irreale» oltre che essere in contrasto con alcune norme di settore.
Alderighi, la moglie e la segretaria, secondo quanto sostiene l'accusa, erano invece legati da un patto di «mutuo soccorso» che consentiva di assentarsi puntualmente dall'ufficio.
La squadra mobile, diretta da Nicola Zupo, ha infatti verificato che i tre non si recavano tutti i giorni al lavoro ma si scambiavano i bedge che venivano vidimati da altre persone che così formalmente riuscivano a creare una “presenza virtuale” sul posto di lavoro.
A Nadia Nubile, la segretaria, viene contestato il peculato.
Come accertato dalle intercettazioni telefoniche, la donna usava la linea telefonica del distretto per chiamate private.
Il gip Luca De Ninis parlò invece di «diffusa illegalità» e spiegò nell'ordinanza di custodia che «le intercettazioni documentano una congerie di raccomandazioni, illegalità, e la sistematica disponibilità del direttore al falso ideologico in favore di soggetti postulanti esaminati nelle commissioni per il riconoscimento delle invalidità».
La situazione creata in quel distretto era di «totale asservimento delle risorse pubbliche al soddisfacimento degli interessi personali del direttore e del suo nucleo familiare», continuò De Ninis, «che ha determinato un clima di diffusa illegalità al quale ognuno si e' adeguato ricavando la sua fetta di torta in una rete inestricabile di reciproche complicità».
02/02/2010 15.39


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