Ari, la rabbia dell'opposizione: «vietato discutere in consiglio comunale»

Alessandro Biancardi

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ARI. Il gruppo di minoranza aveva richiesto un consiglio comunale straordinario per discutere ben tre mozioni su argomenti molto delicati.


Tra questi incarichi attribuiti senza contratto, debiti fuori bilancio, uso pubblico di un terreno privato del vicesindaco.
Il consiglio è stato convocato per domani (mercoledì) alle ore 20.00 ma il presidente del consiglio Renato D'Alessandro non ha inserito le mozioni della minoranza all'ordine del giorno.
«A norma dell'art. 36, comma 2, del regolamento del consiglio comunale spetta al Sindaco (Elena Di Biase) e non al presidente del consiglio (Renato D'Alessandro) stabilire l'ordine del giorno, quindi la convocazione si configura già di per sé illegittima», spiega il consigliere di minoranza, Marcello Salerno.
Ma non è questo il punto.
«In una comunicazione notificatami appena ieri sera», racconta ancora l'esponente d'opposizione, «il presidente del consiglio giustifica la decisione sostenendo che quelle presentate dalla minoranza non sono delle mozioni perché conterrebbero inviti rivolti alla giunta e non al consiglio. Argomenti privi di ogni elementare fondamento giuridico. Come conferma l'avvocato Paola Santone, le mozioni costituiscono un atto di indirizzo politico-amministrativo deliberato dal consiglio e rivolto spesso proprio al sindaco e alla giunta affinché promuova talune iniziative».
Per la minoranza, quindi, si vuole semplicemente «impedire di discutere e di aprire il confronto perché nel dubbio e nella buona fede, il presidente avrebbe fatto bene comunque a consentire la discussione, portando in consiglio le sue argomentazioni. Non inserire le mozioni all'ordine del giorno significa negare alla radice il diritto dei consiglieri di discutere ed è un fatto di una gravità inaudita».

Ma c'è anche dell'altro e Salerno prosegue: «la consigliera comunale Adele Masucci ha comunicato l'intenzione di lasciare la maggioranza e di passare al gruppo di minoranza, esercitando un diritto fondamentale riconosciuto a qualsiasi carica elettiva della Repubblica Italiana (consiglieri comunali, provinciali, regionali, deputati e senatori). Ebbene, sempre il presidente del consiglio Renato D'Alessandro (non si capisce bene a quale titolo) ha notificato ieri una lettera alla consigliera nella quale le dice che «non può dichiarare di aderire al gruppo di minoranza». Nessuno al mondo si sognerebbe di ordinare addirittura per iscritto ad un consigliere comunale il gruppo al quale deve appartenere»
L'articolo 7, comma 3 del regolamento del consiglio comunale «parla chiaro», sostiene ancora Salerno. «Qui siamo fuori da ogni regola».



27/01/2010 9.07