Neuromed: «Villa Pini ci interessa, intervenga Chiodi»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Una nuova iniziativa, questa volta pubblica, per arrivare all'acquisto di Villa Pini. * I MALATI TRASFERITI A CASOLI, GISSI E GUARDIAGRELE * I SINDACATI:«NON DIMENTICARE AVEZZANO E L'AQUILA»






CHIETI. Una nuova iniziativa, questa volta pubblica, per arrivare all'acquisto di Villa Pini.



* I MALATI TRASFERITI A CASOLI, GISSI E GUARDIAGRELE



* I SINDACATI:«NON DIMENTICARE AVEZZANO E L'AQUILA»


Si tratta di una lettera ufficiale, datata 21 gennaio dalla sede di Pozzilli, che il Gruppo molisano Neuromed – tra i primi ad interessarsi dell'acquisizione delle cliniche di Angelini - ha scritto al presidente Chiodi, all'assessore alla sanità Venturoni, al vice commissario regionale alla sanità Giovanna Baraldi ed al presidente della Provincia di Chieti Enrico Di Giuseppantonio per chiedere «un intervento» delle Istituzioni nella crisi di Villa Pini.
«Sì, ho ricevuto questa lettera. Per impegni pregressi mi spiace di non aver potuto accogliere personalmente quelli che me l'hanno portata – ha dichiarato Di Giuseppantonio - ma posso assicurare che fin da domani (oggi, per chi legge) la valuterò con grande disponibilità».
Stessa conferma da parte della Presidenza della Giunta regionale che si è riservata di dare una risposta in tempi rapidi e compatibilmente con le competenze della Regione. Dunque, dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi sulle proposte avanzate da Chiara Angelini nella Camera di consiglio del Tribunale fallimentare per evitare proprio la dichiarazione di fallimento (tra queste anche la proposta di affitto per un ramo di azienda), cambia all'improvviso la strategia del Gruppo Neuromed che finora ha tenuto un profilo basso, trattando direttamente con Enzo Angelini il destino delle attività del suo Gruppo.
Si tratta però, a ben vedere, di una mossa che la dice lunga sul rapporto “borderline” tra gli imprenditori molisani ed il patron di Villa Pini.
Ricercare il contatto personale con i vertici politici della Regione Abruzzo e con le Istituzioni locali, far conoscere ufficialmente la proposta che da giorni si rincorre sugli organi di informazione, uscire allo scoperto potrebbe significare che all'ultimo momento sono state frapposte difficoltà alla conclusione del contratto.
Si parla di richieste economiche eccessive da parte di Enzo Angelini -la cui imprevedibilità è nota-, di ostacoli improvvisi per l'architettura degli organi sociali, di difficoltà per lo “spezzatino” del Gruppo. Il comparto riabilitazione psichiatrica potrebbe essere assorbito tutto dal settore pubblico, mentre la riabilitazione ex art. 26 (diciamo, per capirci, quella generica) prestata soprattutto dal San. Stefar. fa gola alle Asl, assenti in questa specializzazione che costa alle casse pubbliche 16 milioni l'anno e che potrebbe, se fatta in house, costare circa la metà.

CONDIZIONE PER L'ACQUISIZIONE DELL'AZIENDA È IL PAGAMENTO DEGLI STIPENDI

Insomma una trattativa complessa seguita con il fiato sospeso dai 1600 dipendenti che – in caso di soluzione positiva – potrebbero finalmente tornare a sentire il profumo dei soldi.
Infatti, come da Codice civile art. 2112, chi subentra in un'azienda si accolla stipendi ed arretrati, oltre che i contributi previdenziali.
Un conto sommario porta alla cifra di circa 40-45 milioni per gli stipendi di nove mesi, più i contributi previdenziali per altri 15 milioni almeno.
Una partita da chiudere in fretta se si vuole che la Regione torni indietro sulla sospensione dell'accreditamento, sanzione dovuta proprio per la mancata corresponsione degli stipendi.
Quindi la condizione preliminare è proprio l'accordo con i sindacati sul pagamento dei dipendenti, peraltro correttamente già indicato da Neuromed nella sua proposta depositata in Cancelleria dove si legge: «L'offerta Neuromed è ovviamente subordinata all'autorizzazione del Giudice Delegato ex art. 167, comma 2, L.F.; alla consultazione e accordo sindacale ex art. 47, comma 5, L. 428/98 (appunto l'art. 2112 codice civile); la disponibilità da parte del Gruppo Villa Pini di tutte le autorizzazioni necessarie alla stipula del contratto; il possesso di tutti i requisiti strutturali ed impiantistici relativi alla normativa autorizzativa sanitaria regionale vigente; il possesso di tutti i permessi, licenze, autorizzazioni amministrative e che nulla osti al loro trasferimento».
In realtà anche il fallimento, potrebbe portare alla liquidazione del tfr da parte dell'Inps e degli ultimi tre mesi di stipendio, in attesa di definire il resto chissà quando.
I tempi dunque sarebbero sicuramente più lunghi.

NEUROMED, UN GRUPPO SANITARIO DI ECCELLENZA

E su questo aspetto della rapidità dell'intervento e dei pagamenti immediati gioca le sue carte il Gruppo Neuromed nella sua lettera al presidente Chiodi.
Dopo aver illustrato dettagliatamente le caratteristiche di eccellenza delle strutture in attività, convenzionate anche con l'Università “La Sapienza” di Roma fin dal 1994, il Gruppo molisano si presenta: è sede universitaria per le lauree delle professioni sanitarie in fisioterapista, tecnico sanitario di laboratorio biomedico e tecnico di radiologia medica per immagini e radioterapia.
E' poi anche Centro didattico e di formazione, Polo assistenziale neurologico, Centro di altissima chirurgia-neurochirurgia funzionale, nonché promotore di sperimentazioni gestionali e di ricerca sanitaria.
La conclusione della lettera è semplice: «visto che abbiamo presentato già alla cancelleria del Tribunale una proposta di affitto con opzione di acquisto, chiediamo un incontro finalizzato alla rappresentazione di un possibile intervento nella problematica a margine», cioè la crisi di Villa Pini. Cioè meglio: che fine faranno le convenzioni?

SI PROFILA UNA SOLUZIONE COMPOSITA

Ma la vicenda è così complessa che gli addetti ai lavori, sindacati in primis, pensano ad una soluzione composita.
Da una parte assorbimento di malati e personale per almeno un terzo nel settore pubblico, dall'altra l'intervento del privato in una struttura alleggerita di dipendenti e di debiti.
Insomma una partita su più tavoli, con un imperativo assoluto: fare presto. Anche per evitare complicazioni impreviste, come la difficoltà – qualcuno parla di impossibilità – a trasferire da Villa Pini circa 40 malati gravi e definiti intrasportabili. Un motivo in più per decidere prima che il Tribunale metta la parola fine a questa storia incredibile.

Sebastiano Calella 23/01/2010 9.14

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I MALATI TRASFERITI A CASOLI, GISSI E GUARDIAGRELE

La diaspora dei malati di Villa Pini continua con 20 trasferimenti alla Rsa di Casoli, 20 all'Ospedale di Gissi ed altrettanti a quello di Guardiagrele.
I 20 anziani di Casoli provengono dall'ex Paolucci di Chieti e saranno accuditi nell'immediato da personale infermieristico della Asl, individuato con un avviso interno e remunerato con l'istituto delle prestazioni aggiuntive, sempre nel rispetto delle garanzie contrattuali in quanto a turni di riposo e altro.
Stesso discorso per i medici, perché al momento le attività saranno seguite dagli specialisti della Geriatria e Lungodegenza di Casoli.
Per i servizi, invece, quali pulizie e lavanderia, sono stati estesi i contratti di appalto in corso, mentre i pasti vengono preparati nella cucina dell'Ospedale di Casoli e sono trasportati nella Rsa nel rispetto delle norme igieniche e di sicurezza alimentare.
«I pazienti trasferiti a Casoli sono ultra 65enni – rassicura il manager Francesco Zavattaro – sono autosufficienti e affetti esclusivamente da patologie di tipo geriatrico, molti non hanno nemmeno una storia psichiatrica alle spalle. La Rsa, pertanto, viene utilizzata per gli scopi che le sono propri e per i quali è stata realizzata: accogliere la popolazione anziana che ha bisogno di assistenza specializzata».
Altri ricoverati nelle strutture psichiatriche del gruppo Angelini saranno trasferiti anche all'ospedale di Gissi, che ha riservato loro un intero piano dell'ospedale con 20 posti letto. Anche lì saranno ricoverati pazienti geriatrici, mentre altri 20 affetti da malattia mentale andranno a Guardiagrele, dove l'ospedale era già dotato di un servizio per la diagnosi e cura della patologia psichiatrica. In allarme invece gli altri ospedali, come quello di Atessa, dove non sono previsti per il momento arrivi di malati trasferiti, pur potendo la struttura ospitare pazienti di altri settori medici e chirurgici.
23/01/2010 9.15

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I SINDACATI:«NON DIMENTICARE AVEZZANO E L'AQUILA»

Sui risultati dell'incontro con la Regione, vanificato dall'assenza della proprietà di Villa Pini, secondo Angela Scottu della Cgil «Chiodi continua a trincerarsi dietro ostacoli formali che, certo, ci sono, ma che si potrebbero superare con una forte pressione politica sul governo. Infatti, come ha detto lo stesso Chiodi ed ha confermato da Roma l'assessore Gatti, i soldi per la cassa integrazione in deroga ci sono».
La Uil invece, con una dichiarazione di Fabio Frullo (funzione pubblica) e di Roberto Campo, segretario regionale appena riconfermato, sostiene che la «Cassa integrazione in deroga va bene e va riconosciuta subito a tutti i dipendenti, ma è solo una boccata d'ossigeno per i 1600 dipendenti del gruppo Villa Pini. Quello che serve è invece una strategia di lungo periodo in grado di risolvere definitivamente il problema».
«La Regione», continua la Uil, «si è detta disponibile a trovare soluzioni, ma deve farsi parte attiva e coraggiosa nel convincere la proprietà del gruppo a dichiarare lo stato di crisi. La riunione con il Presidente Chiodi è stata utile, ma francamente ci si aspettava di più. Ci si è detti pronti a ragionare per i dipendenti della psico-riabilitazione, e questo è giusto. Ma una soluzione va trovata per tutti i dipendenti di Villa Pini, della Santa Maria di Avezzano e per la Sanatrix dell'Aquila che non sono dipendenti di serie B».
Per queste ragioni ci sarebbe bisogno –secondo la Uil- di un'ipotesi complessa ed articolata che, nel rispetto delle leggi, possa offrire una soluzione concretizzabile per tutti i 1600 dipendenti.
«Ad oggi», conclude Campo, «l'unica proposta è quella della Uil che prevede una società pubblica in grado di riassorbire i lavoratori i quali, utilizzando l'istituto del comando, potrebbero essere mandati nelle ASL. È ora che la politica cominci a fare scelte e a proporre soluzioni. Se la proposta fatta dalla Uil non è perseguibile, ce lo spieghino e ci convincano, proponendone magari un'altra, altrimenti l'unica proposta rimane quella del sindacato».

23/01/2010 9.17