Giudice anti crocifisso: «rimozione dall'ordine giudiziario»

Alessandro Biancardi

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ROMA. Rimozione dall'ordine giudiziario. E' la durissima sanzione inflitta dalla sezione disciplinare del Csm al giudice di Camerino, Luigi Tosti, per il suo rifiuto di tenere udienze nelle aule giudiziarie in cui e' esposto il crocifisso.


Il 'tribunale delle toghe' ha accolto la richiesta, avanzata nella requisitoria di oggi, dal sostituto pg di Cassazione Eduardo Scardaccione, di rimuovere il giudice di Camerino dalla magistratura.
Già' in passato, Tosti, che stamane si è autodifeso davanti al Csm, era stato sanzionato in via disciplinare con un ammonimento, confermato dalle sezioni unite della Suprema Corte, per una lettera, inviata all'allora Guardasigilli Clemente Mastella, ritenuta offensiva nei confronti dei magistrati de L'Aquila - di fronte ai quali si stava svolgendo il processo a carico dell'ex giudice per omissione di atti d'ufficio - che non avevano rimosso il crocifisso dall'aula di udienza.
In sede penale, pero', Tosti e' stato assolto in via definitiva dall'accusa di omissione di atti d'ufficio per il suo rifiuto di tenere udienza nelle aule con il simbolo religioso.
La Cassazione, nello scorso febbraio, annullo' senza rinvio «perchè il fatto non sussiste» la condanna a 7 mesi di reclusione e a un anno di interdizione dai pubblici uffici inflitta all'ex magistrato dalla Corte d'appello de L'Aquila, rilevando che la condotta di Tosti, che era stato sostituito da altri giudici, non aveva impedito lo svolgimento delle udienze.
Con la sentenza del Csm «oggi si è scritta una pagina nera per la laicità dello Stato italiano», ha commentato Tosti annunciando che impugnerà questo verdetto «prima davanti alle sezioni unite civili della Cassazione, poi, se sarà confermata una sentenza negativa, mi rivolgerò alla Corte europea».
Tosti afferma che «applicando il diritto, non mi aspettavo questa sentenza, ora vedremo le motivazioni. Certo il verdetto di oggi avrà ripercussioni anche sulla richiesta sulla questione del crocifisso che l'Italia vuole inoltrare alla Grande Camera».
L'ex magistrato, quindi, ribadisce la sua tesi: «Nessuno può essere obbligato a subire una violazione di diritti inviolabili nè a violare quelli degli altri, e nemmeno il principio costituzionale supremo di laicità».

22/01/2010 16.17