Villa Pini. Il tempo stringe: vendere o fallire.

Alessandro Biancardi

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Villa Pini. Il tempo stringe: vendere o fallire.
CHIETI. Alle 15,30 di ieri uno scarno comunicato del Gruppo Villa Pini, firmato Chiara Angelini, fa sapere che all'incontro di Chiodi con i lavoratori ed i sindacati non ci va. * IERI SERA IL TENTATIVO (SFUMATO) DI OCCUPAZIONE
«Questa amministrazione», si legge, «non ci sarà poiché è impegnata in concrete iniziative volte all'effettiva salvaguardia della continuità aziendale, a reale beneficio sia della continuità lavorativa dei propri dipendenti sia di tutto il territorio abruzzese che ha sempre espresso e tutt'ora a gran voce richiede l'assistenza sanitaria fornita dalle strutture del Gruppo».
Poco dopo le 19 ad incontro terminato la Giunta regionale comunica che «ci sono le condizioni perché la Regione Abruzzo possa ammettere i lavoratori del Gruppo Villa Pini al trattamento di Cassa integrazione in deroga».
Lo hanno assicurato il presidente Gianni Chiodi e l'assessore alla Sanità Lanfranco Venturoni ai lavoratori del Gruppo Villa Pini e ai rappresentanti sindacali incontrati nel pomeriggio all'Aquila.
«I nostri uffici, proprio per la sospensione degli accreditamenti firmata la settimana scorsa, hanno accertato che esistono le condizioni normative per l'erogazione degli ammortizzatori in deroga, ma è necessario - ha sottolineato Chiodi - che arrivi al tavolo del lavoro sulle vertenze regionali una richiesta in tal senso da parte della proprietà del Gruppo Villa Pini. È questa una condizione che la legge impone e che allo stato appare difficile se non impossibile superare».
Infatti, alla riunione, come detto, mancava proprio Villa Pini.
E per questo i sindacati hanno chiesto che la vertenza venga trasferita su un tavolo nazionale con il ministero del Lavoro e della Salute e che il Governo nazionale si faccia promotore di una legge che permetta ad un soggetto diverso dalla proprietà di chiedere il trattamento di Cassa integrazione per i lavoratori.
Il presidente della Regione e l'assessore Venturoni hanno poi ricordato che «la proprietà ha sei mesi di tempo per sanare la causa della sospensione in modo da evitare la revoca definitiva degli accreditamenti».

ANGELINI ISOLATO NON TRATTA CON I POLITICI

Ma mentre dipendenti, sindacati e politica regionale si affannano a cercare una soluzione al problema dei dipendenti senza stipendio, in altre sedi si sta lavorando su una trama più complessa.
Da una parte Angelini, assediato nel suo splendido isolamento, abbandonato dai suoi amici politici e da quasi tutti quelli che erano sul suo libro paga, cerca di resistere elaborando strategie di rivincita.
Dall'altra la schiera dei creditori (non solo i dipendenti) che lo rincorre con istanze di insolvenza e con la segreta speranza (ma non tanto) di un suo fallimento per avere notizie certe sul destino dei loro soldi.
A metà tra il tenente Dogo del “Deserto dei Tartari” che aspetta nel suo fortino un attacco che non verrà mai e il Duce di Salò che si illude di rovesciare un destino ormai segnato, ieri Angelini non andando all'Aquila si è forse vendicato dei politici che disprezza in generale: ha rifiutato insomma un confronto che lo metteva dalla parte di chi chiede, lui che ha sempre dato.
Peccato che in mezzo, a subirne le conseguenze, ci siano 1600 lavoratori esasperati che fino ad oggi hanno dato prova di un grande senso di responsabilità.
Il loro destino però è in mano ai Giudici del Tribunale di Chieti che il 9 febbraio decideranno il fallimento (cosa molto probabile) o un concordato.

IL CONCORDATO CHIESTO AI GIUDICI DOPO L'INTERESSAMENTO DI ALCUNI IMPRENDITORI

Nel primo caso il rischio concreto per Angelini è la bancarotta fraudolenta, con tutte le “distrazioni” del capitale confessate (tra cui anche oltre 15 milioni di tangenti confessate) e con il rischio che si possa aggiungere come reato anche la concussione. Nel secondo caso, se passa il concordato, Angelini non rischia e l'attività del Gruppo riprende con la possibilità di riottenere le convenzioni.
In questo quadro, dalla parte di un eventuale acquirente, lo scenario del fallimento appare uno spartiacque più sicuro per valutare debiti e crediti, obblighi e diritti di una situazione che si è incancrenita più del dovuto.
Solo con il fallimento, una “due diligence” potrà con sicurezza scoprire la reale situazione economica e finanziaria del gruppo fallito.
Ma questo non esclude che intanto gli imprenditori interessati a rilevare Villa Pini possano avanzare proposte alla cancelleria del Tribunale o allo stesso Angelini e che martedì scorso sia stata proprio Chiara Angelini, oggi titolare del Gruppo, a chiedere il concordato durante la Camera di consiglio del giudice fallimentare.
E, come noto e già scritto, la sua richiesta di rinvio di ogni decisione sollecitata da molte istanze di insolvenza, era motivata dall'interesse mostrato da alcuni imprenditori per Villa Pini.
In particolare il gruppo molisano Neuromed aveva depositato in cancelleria una proposta molto dettagliata per l'affitto di un ramo di azienda. L'offerta era di un milione e mezzo di euro per tre anni, con opzione di acquisto al termine di questo periodo.



NEUROMED POTREBBE ACQUISTARE

Abbiamo scritto “era”, perché si parla con insistenza di un superamento dell'offerta che è sembrata modesta in vista dell'udienza finale del 9 febbraio ed in rapporto con le cifre spaventose dei debiti che appesantiscono la gestione del gruppo.
In particolare i commercialisti e gli avvocati che stanno lavorando sui numeri confermano che i crediti vantati da Villa Pini superano i 100 milioni, ma i debiti sono molti di più.
Per questo Angelini si presenterà con proposte di maggiore valore e tali da tacitare le richieste dei creditori. A garanzia dei debiti verranno offerti tutti gli immobili del gruppo, più alcune residenze private pregiate, mentre per l'attività assistenziale offrirà un accordo con il Gruppo Neuromed, con il quale da tempo sono in corso contatti. Non si capisce ancora se si tratterà solo di una vendita dell'avviamento “commerciale”, come per qualsiasi altra attività, oppure se il nuovo proprietario acquisterà anche le attrezzature mediche e quanto necessario per la gestione, comprese le convenzioni che la Regione dovrebbe riconfermare.
Oppure se il tutto verrà ceduto con una specie di leasing pluriennale, periodo entro il quale lo stesso Angelini conserverà un certo potere decisionale o no.
Perché uno degli ostacoli maggiori per la vendita sembra essere proprio il veto assoluto che il patron ha messo su eventuali acquirenti abruzzesi: «a tutti sì, ai miei colleghi-nemici delle cliniche locali mai», avrebbe detto in più occasioni.



PROBABILE UNA TRATTATIVA IN CUI È PRESENTE ANCHE LA REGIONE

Una soluzione in-house, cioè in Abruzzo, avrebbe infatti favorito la Regione ed i politici locali nella soluzione del contenzioso in atto, ma del disprezzo di Angelini abbiamo detto, dopo le sue confessioni fiume sui taglieggiamenti che avrebbe subìto e che hanno convinto i magistrati di Pescara.
Ora che la partita si è spostata alla Procura di Chieti, la credibilità dell'ex re della sanità privata è meno solida, legata com'è alla scarsa solvibilità dei suoi conti correnti svuotati.
E quindi la parola potrebbe passare di nuovo alla politica, che sta vagliando varie soluzioni.
Ad un certo punto era stata evocata la legge Prodi per le le grosse aziende in difficoltà: vedi la Parmalat e l'Alitalia,la cui situazione debitoria era altrettanto da capogiro, ma che è stata affrontata con una gestione commissariale e con la creazione di società “cattive” che si sono accollate il debito e di società “buone” che hanno ricominciato ad operare senza zavorra.
Questa strada però, secondo molti esperti, non è praticabile in concreto, vista la natura dell'azienda che opera nel settore dei servizi (la sanità), anche se il concetto potrebbe essere fatto proprio da qualche imprenditore prima del 9 febbraio prossimo. In concreto la proposta alla Regione sarebbe semplice, giudici fallimentari – e tempo - permettendo: «Villa Pini è out, noi siamo un gruppo sanitario di eccellenza (ad esempio Neuromed) in grado di far funzionare e addirittura migliorare le prestazioni fin qui erogate da Angelini. Sediamoci attorno ad un tavolo e discutiamo».
Accetterà Angelini di essere un convitato di pietra?
«Perché – dicono i dipendenti ed i creditori - andando a vedere le carte, il suo resistere e la sua possibilità di scegliere sono solo un bluff».


Sebastiano Calella 22/01/2010 9.10

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IERI SERA IL TENTATIVO (SFUMATO) DI OCCUPAZIONE


CHIETI. L'intenzione era di occupare Villa Pini. Poi il senso di responsabilità ha avuto la meglio e la rabbia si è trasformata in un'assemblea improvvisata nell'atrio della clinica.
“An-ge-li-ni, An-ge-li-ni, An-ge-li-ni”: lo slogan accompagnato dai fischietti rimbomba a lungo.
“Fa-tevi vedere, fa-tevi vedere” grida un gruppo, mentre un altro suggerisce di fare meno rumore perché sopra ci sono i malati.
Non faticano molto i sindacalisti Andrea Gagliardi, Vincenzo Traniello ed Angela Scottu a mantenere la calma, nonostante qualche momento di tensione tra i lavoratori sfiniti da una lunga giornata senza grossi risultati e qualche collega che non partecipa alla manifestazione.
La Digos vigila, ma non deve intervenire.
«Lascialo perdere, è un provocatore», suggeriscono gli altri, allontanando il dipendente più acceso: «nervoso io? Ma sono 10 mesi che vivo senza stipendio...non ce la faccio più....e questi provocano» si sfoga quasi con le lacrime agli occhi.



Più combattive appaiono le donne, giovani e meno giovani, che chiedono a gran voce di «chiamare il dottore» oppure «uno della famiglia» «altrimenti gli andiamo a dare la buona notte a Francavilla».
«E' vero, siamo delusi, ma dobbiamo fare il punto della situazione»: così Andrea Gagliardi, Cgil, con il megafono chiama a raccolta i dipendenti presenti nel salone d'ingresso.
«Ci aspettavamo molto di più dall'incontro con Chiodi – continua – anche una presa di posizione più decisa sull'assenza dei proprietari di Villa Pini. Come sapete non possiamo ottenere la cassa integrazione in deroga se l'azienda non dichiara lo stato di crisi. Un'assenza che non capiamo, perché la cig non pregiudica un'eventuale vendita».
«Ce l'hanno fatto a sfregio a non venire», «è un aguzzino» commentano in molti. Sono tornati dall'Aquila quasi alle 21 con due pullman, dopo l'incontro con il presidente della Giunta e con l'assessore alla sanità Venturoni, mentre Paolo Gatti, assessore al lavoro, era andato a Roma per trattare la vicenda con il Ministero di Sacconi.
«Siamo ad un nulla di fatto – sintetizza Gagliardi – per l'assenza di Angelini. Eppure l'Inps ci aveva garantito tempi rapidissimi per l'erogazione di un anticipo sulla cig, ma deve chiederla Villa Pini e oggi non è venuta».
«Mai i sindacati hanno chiesto il fallimento di un'azienda proprio per tutelare i lavoratori – spiega Vincenzo Traniello, Cisl – ma stavolta saremo costretti a farlo se entro due o tre giorni non ci sarà una presa di posizione della proprietà. Presenteremo anche noi l'istanza di insolvenza: a mali estremi estremi rimedi. Non vuoi parlare con Chiodi? Manda almeno un fax semplice semplice: “siamo in crisi”. Basta per avviare la procedura della cassa integrazione».
L'impressione diffusa tra i dipendenti è che si sta assistendo al gioco del cerino: di fronte ad una situazione insostenibile, tutti fanno a gara a scaricare sugli altri il cerino acceso. E la politica sembra succube di una vicenda che non riesce a controllare. «Martedì c'è il Consiglio regionale», ricorda qualcuno mentre l'assemblea si scioglie. «Chiamate il dottore, sennò non ce ne andiamo».
«Ringraziate il dottore, rifiutiamo e andiamo avanti - rilancia una donna decisa con un pò di sarcasmo – purtroppo non è un gioco e anche domani lavoreremo gratis. Andiamo via».
La notte fredda ingoia i lavoratori stanchi.
Due cani saltano e giocano sulle poltrone Frau dell'ingresso: «altro che vita da cani – commenta uscendo un giovane – si deve dire vita da dipendente di Villa Pini».
Il display delle prenotazioni ripete: 110, 110, 110....

Sebastiano Calella 22/01/2010 9.09