Villa Pini: si fa più difficile il passaggio di mano

Alessandro Biancardi

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Villa Pini: si fa più difficile il passaggio di mano
CHIETI. Molti fidanzati, ma nessun matrimonio in vista per Villa Pini. Addirittura rischia di fuggire prima del fatidico “sì” anche il pretendente più accreditato.





Sembra, infatti, diminuire l'interesse a subentrare ad Angelini da parte del Gruppo molisano Neuromed, che pure si è fatto avanti tra i primi e che ha presentato anche una sua offerta alternativa all'acquisto come prima opzione.
Oggi che le vicende di Villa Pini si sono fatte più ingarbugliate e che le convenzioni rischiano di sparire dopo la sospensione decisa dalla Regione, gli imprenditori interessati alle attività di Enzo Angelini hanno rallentato il loro pressing e procedono con il sistema “stop and go”: tutti in realtà aspettano che il 9 febbraio il Tribunale di Chieti decida per il fallimento e per la nomina di un curatore.
Intanto oltre a Neuromed, si sono fatti avanti un Gruppo romano che non è la famiglia Angelucci, come è stato specificato, ed un Gruppo milanese dell'area della Compagnia delle opere che fa riferimento a Comunione e liberazione.
Senza dire che anche altri piccoli operatori del settore sanità privata si sono interessati ad acquisire informazioni sullo stato di salute della Clinica (vedi un operatore delle Marche).
Il fallimento di Villa Pini è questione importante per vari motivi, non solo per il futuro dei dipendenti.
C'è l'aspetto giudiziario: con la decisione del Tribunale civile di fallimento vi potrà essere una accelerazione all'inchiesta della procura i Chieti che avrebbe già aperto un fascicolo relativo alla distrazione del denaro confessato da Angelini.
La decisione del tribunale civile poi sarà importante anche per il futuro economico dell'azienda perché indicherà la strada da percorrere per salvare le varie attività e quindi i posti di lavoro: acquisto, affitto di ramo d'azienda, scorporo di alcune attività più remunerative e a più basso tasso di occupati.
Infine significherà anche l'estromissione proprio di Enzo Angelini, le cui contro-offerte rallentano le trattative per il passaggio di mano dell'azienda.
L'ultimo ostacolo, su cui si è bloccata la possibilità della cessione a Neuromed e agli altri pretendenti, è la richiesta del patron di restare nel capitale della società subentrante con un terzo del capitale.
In aggiunta c'è anche la sua richiesta di un diretto coinvolgimento della figlia Chiara, la giovane imprenditrice che si è accollata questa lunga agonia del gruppo, un tempo leader della sanità privata in Abruzzo.
In realtà il Gruppo Neuromed, quello che è più avanti nella trattativa, forse ha raffreddato il suo interesse in attesa di conoscere le mosse della politica regionale che finora è stata alla finestra e non ha dato ancora una risposta alle proposte della Commissione di inchiesta del Senato che sta pressando le Asl per assumere il personale senza stipendio e senza lavoro.

IL PIANO SALVA-DIPENDENTI DEL CENTROSINISTRA SPIAZZA IL CENTRODESTRA

Come noto, la formula “il dipendente segue il malato”, con la successiva assunzione presso le Asl dei 1600 addetti ai lavori di Villa Pini (medici, infermieri e tecnici) ormai ha il marchio doc del centrosinistra, impresso pubblicamente dai senatori Ignazio Marino e Giovanni Legnini.
E questo turba i sonni del centrodestra, giunto tardi all'appuntamento con la soluzione per il personale a causa delle indecisioni interne.
Eppure An, già ai primi di dicembre, aveva elaborato questo piano in 4 punti: 1) revoca dell'accreditamento, 2) modifica del Piano sanitario regionale per trasferire nelle varie Asl i posti letto accreditati a Villa Pini con i rispettivi dipendenti, 3) contestuale trasferimento del grosso dei malati a Guardiagrele, Casoli e Gissi (senza escludere eventuali altre Asl), 4) verifica della compatibilità dell'operazione con il Piano di rientro dai debiti.
Secondo questo progetto, che abbiamo potuto visionare, i malati acuti (160) e quelli di alta riabilitazione (100) erano destinati soprattutto a Guardiagrele (fino alla capienza possibile) e ad altri ospedali della Regione, i malati psichiatrici non pericolosi erano destinati a Gissi e Casoli, restava un pò più difficile la sistemazione di 100 malati psichiatrici pericolosi che forse sarebbero rimasti al Ss. Annunziata di Chieti, per l'opposizione ferma del Comitato popolare di Guardiagrele che non voleva e non vuole trasformare il locale ospedale in un manicomio vecchio tipo, non avendo l'edificio esistente, pur nuovo, le strutture adeguate ad accogliere i malati psichiatrici pericolosi.

NEL LAZIO I DIPENDENTI DEL SAN RAFFAELE FURONO ASSUNTI SENZA PROBLEMI

An aveva in mente di proporre alla Giunta regionale la stessa soluzione che nel Lazio era stata adottata dopo l'acquisto del Policlinico San Raffaele di Roma di don Verzé: un'operazione chiavi in mano, tutto compreso, inclusi i dipendenti.
Una vicenda che ha fatto epoca sui quotidiani ed in Tv e che molti ricordano per la girandola di soldi: il ministro Bindi aveva offerto 201 miliardi, l'imprenditore Angelucci lo ha comprato per 270 miliardi e poi lo ha rivenduto allo Stato per 320 in un momento politico particolare in cui la Regione Lazio passò dal centrosinistra di Piero Badaloni al centrodestra di Storace.
Molto attivo nella vicenda l'allora assessore regionale Ds, Lionello Cosentino, che ora ritroviamo nella Commissione del Senato venuta a Chieti per Villa Pini e che si è impegnato pubblicamente a non «lasciare soli i dipendenti fino alla soluzione del problema occupazionale».
Una soluzione che, come ben noto, è possibile ed è già stata messa in pratica al San Raffaele di Roma.
Perché, per tornare a Villa Pini, An - distratta dalle lotte interne del Pdl per le candidature - non ha avuto il tempo di ricordare che è pur vero che ai pubblici uffici si accede per concorso, ma l'articolo 97 della Costituzione recita testualmente: «agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge».
E “salvo i casi” significa che una legge regionale potrebbe sanare questa situazione drammatica dei senza stipendio, come ha chiesto il centrosinistra, più lesto ad inserirsi nella protesta sindacale.

OGGI VERRÀ CHIESTA LA CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA

Ieri intanto c'è stato l'incontro di una delegazione di dipendenti con il procuratore di Pescara Nicola Trifuoggi, che come noto ha indagato sulle tangenti pagate da Angelini.
Oggi invece a ricevere sindacati e addetti saranno il presidente Chiodi e gli assessori Venturoni e Gatti ai quali verrà chiesta la cassa integrazione in deroga.
Pannicelli caldi, importantissimi per chi ha alle spalle 300 giorni di attesa per lo stipendio, ma inutili per la soluzione definitiva del problema occupazionale e assistenziale.
Di fronte ad un appesantimento degli organici delle Asl, in vigenza del Piano di rientro dai debiti, gli addetti ai lavori si augurano che a togliere le castagne dal fuoco possa essere un imprenditore del settore, visto che le Asl sono state incapaci finora di riassorbire persino qualche decina di infermieri precari.
Serve, infatti, un Gruppo capace di far ripartire i posti di lavoro nella struttura che ha assicurato negli anni una risposta nel campo psichiatrico e riabilitativo, oltre che in quello chirurgico, facendo affluire nell'economia teatina una massa di salari della quale oggi si sente drammaticamente la mancanza.
Ma bisogna fare in fretta. L'esasperazione dei dipendenti aumenta e non basta più solo l'apprezzamento per il senso di responsabilità mostrato finora da parte dei sindacati e dei lavoratori. Per Chieti e per il suo cratere Villa Pini è economicamente decisiva. Come se all'improvviso chiudesse la Sevel in Val di Sangro: altro che scioperi, ci scapperebbero le barricate.

Sebastiano Calella 21/01/2010 9.07

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