Frana Gole di San Martino: «pericolo di crollo per un costone roccioso»

Alessandro Biancardi

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FARA SAN MARTINO. Si è riunito ieri il tavolo tecnico a seguito della disastrosa frana abbattutasi fuori dalle Gole di San Martino tra rappresentanti di Protezione Civile, Parco Nazionale della Majella, Provincia di Chieti, Forestale, Comune di Fara San Martino.


Il tavolo tecnico è stato preceduto da una attenta ricognizione che i partecipanti hanno voluto effettuare ai piedi della frana, nella zona che l'ordinanza comunale ha già interdetto al transito, alla sosta e ad ogni altra attività.
Con la frana si è avvenuto il distaccamento di un costone roccioso e il rotolamento a valle di una notevole quantità di massi in corrispondenza del sentiero di accesso alle Gole di San Martino, sentiero regolarmente frequentato (soprattutto da aprile a settembre inoltrato) da un notevole flusso di visitatori, studiosi, trekkers e turisti nonché mezzi e uomini addetti al soccorso alpino.
Inoltre è saltato all'occhio dei visitatori che un ingente sperone della roccia, non ancora distaccato dal versante, presenta una vistosa fessurazione su tutto il perimetro superiore e laterale, lasciando presupporre il forte rischio di distacco e conseguente crollo.
Adesso la situazione più preoccupante riguarda il fronte roccioso di 3.000 mc di materiale che potrebbe staccarsi.
Da qui è emersa l'assoluta pericolosità in merito alla riapertura dell'accesso alla gola, e questo preoccupa non poco l'amministrazione comunale di Fara San Martino che a 700 mt di distanza dalla frana ha appena riportato alla luce lo splendido Monastero Benedettino di San Martino in Valle.

Il nuovo problema di tecnici e restauratori – che si aggiunge a tutte le altre difficoltà già evidenziate – è quello di poter raggiungere il Monastero con le piccole attrezzature dedicate alla faticosa e lunga opera di restauro del monumento.

DUE IPOTESI DI INTERVENTO


Dall'esposizione dei tecnici incaricati, l'architetto Di Renzo e il geologo Pietromartire, sono state ipotizzate alcune possibili strategie di intervento.
La prima prevede una demolizione del fronte roccioso in evidenti condizioni di instabilità e il successivo smaltimento del detrito crollato con il ripristino della situazione antecedente il crollo.
La stessa ipotesi di intervento dovrebbe concludersi con lo studio idraulico e la sistemazione minimale del deflusso delle acque di origine meteorica, nonché la sistemazione della pista di accesso.
La seconda ipotesi di intervento prevedrebbe la demolizione solo in parte della massa instabile con l'installazione di un sistema di monitoraggio per il rilievo continuo dei possibili spostamenti.

È stato affrontato anche il delicato tema del reperimento dei finanziamenti necessari alla realizzazione delle opere di messa in sicurezza.
«Il problema del reperimento delle risorse non è certo sottovalutabile», ha commentato il sindaco di Fara, Antonio Tavani, «la montagna rischia di rimanere chiusa per frana per mesi se non per anni, e questa situazione non è accettabile da nessun punto di vista».


20/01/2010 15.42