Il manager Asl: «Due terremoti ma apriremo tutto l’ospedale entro aprile»

Alessandro Biancardi

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Il manager Asl: «Due terremoti ma apriremo tutto l’ospedale entro aprile»
L’AQUILA. Con la nomina di Libero Colitti a direttore sanitario della Asl provinciale dell'Aquila, comincia a prendere forma il progetto che Giancarlo Silveri, il nuovo manager Asl appena scelto dal presidente Gianni Chiodi, ha in mente di realizzare.
Colitti, che proviene dalla Asl di Avezzano, è infatti da tempo nello staff della direzione e quindi questa soluzione spiega il senso del programma di lavoro della nuova dirigenza: valorizzare le professionalità interne e marciare spediti verso l'unificazione di fatto delle due Asl pre-esistenti.
In effetti anche la nomina di Giancarlo Silveri è stata una scelta di continuità ed è sembrata una vera e propria promozione sul campo, visto che fino al 31 dicembre è stato Commissario regionale per l'unificazione delle due Asl (L'Aquila ed Avezzano-Sulmona-Castel di Sangro). La sua riconferma con il nuovo ruolo è stata interpretata di fatto come un riconoscimento per aver ben operato nei tre mesi di commissariamento. I problemi iniziano ora? Glielo abbiamo chiesto direttamente. Ci accoglie in un container piazzato, insieme ad altri, nel vecchio ospedale di Collemaggio dove hanno sede i vari servizi della Asl prima dislocati in città.
Nel suo angusto ufficio di Direttore generale ha solo una scrivania ed un armadio in noce, più due sedie dello stesso legno (sicuramente recuperati altrove), un attaccapanni di plastica, pochi fascicoli sul tavolo e tre telefoni. I due cellulari squillano in continuazione, ma anche il telefono fisso non scherza: però durante l'intervista il manager dimostra buona capacità di rispondere contemporaneamente a più chiamate.

In quale stato di salute ha rilevato la Asl?
«Vede: qui ci sono stati due terremoti – spiega Silveri - uno lo conoscono tutti, l'altro è quello dell'unificazione territoriale tra 4 sedi, cioè la difficoltà oggettiva di mettere insieme a camminare sullo stesso binario non solo le sedi separate, ma i servizi spezzettati, i reparti doppione, i campanili che esistono e che nessuno vuole negare. Ci sono poi 5mila dipendenti, che prima di essere tali sono persone con i loro problemi, le loro professionalità, le loro aspettative. E poi, forse anche prima, ci sono soprattutto i cittadini che chiedono risposte alla loro domanda di sanità. Che non è una domanda generica: il cittadino vuole un'assistenza di qualità che io interpreto non con il medico a portata di mano, ma con un'assistenza capace in tutti gli snodi del sistema, dai medici di famiglia, ai distretti, agli ospedali».

Lei dirige la Asl da questo container?
«Non è questione di container (risponde tra una telefonata ed un'altra ndr) un giorno sono qui, il giorno dopo ad Avezzano, poi a Castel di Sangro e così via. Sono un direttore itinerante, mi piace conoscere le varie problematiche di persona perché l'unificazione giuridica e amministrativa è praticamente fatta, ma quella reale stenta ancora ed è un grosso ostacolo: la mia presenza può essere il collante giusto. Non è facile unificare gli uffici, il servizio informatico, il personale. Ma più difficile ancora è riuscire a fare in modo che tutte le parti in causa legittimate abbiano in mente una sola cosa: il cittadino che chiede assistenza di qualità. Senza dire che sarebbe ingiusto se questo cittadino subisse le conseguenze di cattive scelte gestionali. A tutti i dipendenti della nuova Asl chiedo questa consapevolezza».

Ci sono problemi per la distribuzione territoriale dei servizi e degli ospedali in questa provincia?
«Io sono nato in Valle Roveto e conosco bene come il territorio provinciale sia antropizzato a macchia di leopardo e questo crea qualche difficoltà. Ma comincerò a muovermi per questo obiettivo di qualità partendo da riunioni proprio sul territorio e che inizieranno subito in questo mese: prima i Medici di base poi a salire i Distretti e gli Ospedali. Andremo tutti alla riscoperta della legge 502, quella istitutiva delle Asl. In pratica rimetteremo il cittadino al centro del sistema sanità che deve erogare prestazioni di buon livello. Questo non significa l'ospedaletto sotto casa. Al cittadino interessa essere curato bene, non avere reparti inutili a portata di mano. Meglio servizi efficienti sul territorio e reparti di eccellenza dove è possibile».

E con il Piano di rientro dai debiti come vi comporterete?
«Abbiamo già avuto incontri con il subcommissario Giovanna Baraldi e ci siamo chiariti alcune idee perché un conto è parlare di mal di denti ed un conto è averlo, come noi ce l'abbiamo. Comunque l'obiettivo del risparmio è condiviso ed entro il 25 gennaio presenteremo il bilancio di previsione che sarà in linea con quanto ci è stato richiesto».

I rapporti con l'Università? La preside di Medicina ha espresso qualche critica per le nomine, compresa la sua, non “concertate” con il mondo accademico.
«Le polemiche “politiche” non erano rivolte a me. Noi vogliamo collaborare con l'Università e avere tante occasioni di eccellenza. I rapporti saranno paritetici in uno spirito di reciproca collaborazione per raggiungere i rispettivi obiettivi. L'Università opera su tre fronti: ricerca, didattica ed assistenza. La Asl ha solo una mission: l'assistenza e noi siamo concentrati su questo e questo faremo ad un livello il più alto possibile».

Il suo primo impegno?
«Ci sto già lavorando: la mia scommessa è riaprire tutto l'ospedale entro la scadenza di un anno dal terremoto. Saranno 450 posti letto tutti recuperati».


Sebastiano Calella 19/01/2010 9.02