Francavilla: il Tar dice no a De Felice presidente del consiglio comunale

Alessandro Biancardi

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FRANCAVILLA. Il Tar Pescara ha detto no: Carlo De Felice, il consigliere comunale un anno fa sostituito alla presidenza del Consiglio di Francavilla al mare, non ha alcun motivo valido per opporsi alla decisione della maggioranza che non lo voleva più in quel ruolo. * LA SENTENZA INTEGRALE
E per questo lo condanna anche a pagare 3000 euro di spese di giudizio in favore del Comune.
Dunque “licenziamento per giusta causa” e avevano ragione sia il sindaco Nicolino Di Quinzio (che pure si era apparentato con lui al momento del ballottaggio e grazie a lui aveva vinto le elezioni) sia Vincenzo Di Lorenzo, capogruppo del Pd, che aveva stilato la mozione di sfiducia al presidente in carica e poi passata con 11 voti a favore, 5 astenuti e 4 contrari.
In sostanza le critiche erano due: il passaggio all'opposizione di De Felice rompeva l'equilibrio previsto nell'ufficio di presidenza (dove debbono operare presidente e vice dei due opposti schieramenti) e l'attività politica attiva di De Felice a favore del Pdl era in contrasto sia con il rapporto di fiducia tra presidente e maggioranza sia con il ruolo super partes che il presidente deve avere.
Come si ricorderà, questo fu uno dei passaggi politici più caldi dell'amministrazione Di Quinzio e anche l'inizio del pendolarismo di alcuni consiglieri di Francavilla al mare che, pur eletti con una casacca, sono poi passati allo schieramento opposto.
In particolare all'epoca del cambio di presidenza, l'amministrazione Di Quinzio fu messa pesantemente sotto accusa dall'opposizione e dallo stesso De Felice che fece balenare anche la richiesta di un risarcimento danni.
Il Tar invece ha respinto tutti e sette i punti del ricorso contro questa destituzione con la formula: «anche questo motivo di gravame è infondato».
Quindi non c'erano state irregolarità nelle convocazioni del Consiglio e nel cambio di presidenza.

s. c. 16/01/2010 9.11

IL COMMENTO DI DE FELICE (PDL)

«Sembrerà strano ma sono felice della decisione del Tar infatti il tribunale ha affermato che le “accuse” che mi venivano rivolte con la “mozione di sfiducia” sono infondate o inesistenti.
Volendo tralasciare le questioni tecnico–giuridiche, pure risolte dal TAR in maniera assai innovativa (come ad esempio, a differenza di quanto stabilito dallo Statuto di Francavilla al Mare, dal T.U. degli Enti Locali e da precedenti specifici giurisprudenziali -TAR Sicilia Catania Sez. I, con la sentenza 03-05-2007, n. 759 - i pareri di regolarità tecnica non sono necessari ai fini della validità della delibera di revoca del Presidente del Consiglio), il TAR ha testualmente affermato (cfr. pagg. 10,11,e 12 ) che i motivi che erano stati addotti a sostegno della mozione “oltre ad essere generici non costituiscono violazione di legge o dello Statuto né dell'obbligo di garanzia connesso alla carica”. Così ad esempio: i “comportamenti volti a favorire il passaggio di altri consiglieri al PDL”; le dichiarazioni sulla stampa, né quella “con questo gesto non faccio altro che puntualizzare il distacco da una sinistra che ho sempre inteso combattere”.
Il Tar ha altresì affermato che altre “censure” non hanno prodotto gli effetti negativi che mi venivano contestati quali: “il prolungamento, oltre il limite orario previsto dal regolamento, di interpellanze, interrogazioni e mozioni strumentali onde ostacolare l'ulteriore attività del Consiglio comunale”, non ha affatto avuto questo effetto, dal momento che non vi è stata mai necessità di rinviare la discussione di argomenti all'ordine del giorno. Anche “la ritenuta convocazione della conferenza dei capogruppo o dei consigli comunali in orari incompatibili con gli altri impegni professionali dei consiglieri” comunali non è affatto provata, né le convocazioni effettuate hanno mai determinato disfunzioni organizzative».
Il Tar ha ancora affermato, fa notare Carlo De Felice, che le ulteriori censure derivanti dall'emendamento “Baldassarre” sono irrilevanti e non veritiere.
«Il tribunale, inoltre», continua De Felice, «precisa che il Presidente del Consiglio può essere sfiduciato anche per “motivi di fiducia politica”. Sono felice e tranquillo per due motivi: il mio operato,è stato sempre improntato al rispetto dello Statuto, delle leggi , dei regolamenti , dei doveri Istituzionali e dell'obbligo di garanzia per entrambi gli schieramenti; la scelta di allontanarmi dalla linea politica ed amministrativa di questo Sindaco e della sua disomogenea maggioranza è stata giusta. Il “bene di Francavilla” , da me sempre voluto e perseguito, non implica necessariamente ruoli in maggioranza, a costo di passaggi incomprensibili, potendosi lavorare sempre e bene anche dalle file della opposizione».


16/01/2010 14.37




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LA SENTENZA INTEGRALE


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l' Abruzzo

sezione staccata di Pescara (Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso n. 242 del 2009, integrato da motivi aggiunti, proposto da dott. DE FELICE CARLO, rappresentato e difeso dagli avv.ti Massimo Cirulli e Goffredo Tatozzi ed elettivamente domiciliato in Pescara, Via Firenze n.206, presso lo studio dell'Avv. Francesco Barbara;

contro

il COMUNE di FRANCAVILLA al MARE, rappresentato e difeso dall'avv. Cerulli Irelli ed elettivamente domiciliato in Pescara, Via Teramo n.7, presso lo studio dell'avv. Sabatino Ciprietti;

nei confronti di

con i motivi aggiunti, del dott. Valerio Tommaso Baldassare, non costituito in giudizio;

per l'annullamento

a) con il ricorso introduttivo:

1) della deliberazione 28.4.2009 n.2 con cui il Consiglio comunale di Francavilla al Mare ha approvato la mozione di revoca del suo Presidente;

2) di ogni altro atto presupposto, conseguente e connesso, compresa la mozione stessa, la nota 14.5.2009 con cui il Sindaco ha convocato il Consiglio comunale per la sostituzione, la nota 14.5.2009 con cui il Direttore generale ha comunicato l'esecutività della deliberazione n.2/2009 e la vacanza dell'Ufficio di Presidente del Consiglio comunale;

b) con i motivi aggiunti: della deliberazione 15.6.2009 n.15 con cui il Consiglio comunale ha eletto Presidente del Consiglio comunale di Francavilla al Mare il dott. Valerio Tommaso Baldassare e della nota 9.6.2009 con cui il Sindaco ha all'uopo rinnovato la convocazione del consiglio stesso.


Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visti i motivi aggiunti di impugnazione;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune intimato;

Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive ragioni;

Visti gli atti tutti della causa;

Relatore, alla pubblica udienza del 17 dicembre 2009, il Cons. Luigi Ranalli ed uditi i difensori delle parti, come da relativo verbale;

Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:


FATTO e DIRITTO

I- Il dott. Carlo De Felice è stato nominato Presidente del Consiglio comunale di Francavilla al Mare con deliberazione 17.6.2008 n. 125: il 30.1.2009 sei consiglieri gli hanno, però, inviato una mozione da sottoporre all'esame del Consiglio ai fini della revoca della nomina, ivi elencando alcuni suoi comportamenti che tanto giustificano, nonché il divieto stabilito dall'art. 19, V comma, dello Statuto comunale, atteso che, dopo la sua confluenza nel PDL, sia la funzione di Presidente che quella di Vice Presidente erano svolte da due esponenti del medesimo partito politico ed attualmente di opposizione.

Con avviso del 25.2.2009 il Consiglio è stato convocato per il 3.3.2009 con all'ordine del giorno, tra l'altro, questa mozione, poi approvata, come modificata dall'emendamento del consigliere Di Lorenzo, con 11 voti favorevoli, 4 contrari e 5 astenuti.

Il dott. De Felice non ha inizialmente sottoscritto la deliberazione perché non completa della trascrizione del processo verbale, chiedendo che fosse integrata del proprio intervento.

Il Segretario comunale, con nota del 30.3.2009, gli ha chiarito che ciò era dovuto ad un guasto dell'apparato di registrazione ed in pari data ha, altresì, evidenziato al Sindaco ed ai capogruppo consiliari l'opportunità di integrare l'approvazione della mozione con l'esplicita revoca della deliberazione di nomina: nella seduta del 31.3.2009, il Consiglio comunale, con deliberazione n.5 d'ordine del verbale, ha preso atto della nota 26.3.2009 del dott. De Felice in merito alle sue ragioni ostative alla revoca.

La deliberazione n. 5/2009 e quella adotta nella seduta del 3.3.2009, indicata con il n. 2 d'ordine del verbale e sottoscritta anche dal Presidente del Consiglio comunale, sono state entrambe pubblicate il 28.4.2009.

Il Sindaco, quindi, con nota del 14.5.2009 ha convocato il Consiglio comunale per l'elezione del suo nuovo Presidente ed il Segretario comunale, con nota in pari data, ha comunicato al dott. De Felice che, con la pubblicazione all'albo pretorio, la deliberazione n.2/2009 era divenuta esecutiva e che l'approvazione della mozione di revoca aveva determinato la vacanza dell'Ufficio di Presidente del Consiglio stesso.

II- Il dott. De Felice Carlo, con il ricorso in esame, spedito per la notificazione il 18.5.2008 e depositato il 4.6.2009, ha impugnato gli atti sopra indicati, deducendo vari profili di violazione di legge e di eccesso di potere, chiedendo, a sua conclusione, anche la condanna del Comune al risarcimento dei danni.

Al ricorso ha diffusamente replicato la difesa del Comune di Francavilla al Mare con memoria depositata il 30.5.2009, mentre la difesa del ricorrente, con memoria depositata il 4.6.2009 ha insistito per l'accoglimento, ribadendo tesi e richieste.

Questo Tribunale, con ordinanza 4 giugno 2009 n.152 - confermata dal Consiglio di Stato, Sez. V, con ordinanza 21 luglio 2009 n. 3776 - ha respinto l'istanza cautelare proposta ai sensi dell'art.21, della legge 6 dicembre 1971, n.1034.

La difesa del Comune resistente ha depositato il 10.11.2009 la deliberazione 15.6.2009 n. 15 con cui il Consiglio comunale ha eletto nuovo Presidente del Consiglio il dott. Valerio Tommaso Baldassare: questa deliberazione è stata impugnata dal dott. Carlo De Felice con motivi aggiunti direttamente notificati il 20.7.2009 al Comune e spediti per la notificazione mediante racc. a.r. il 22.7.2009 al dott. Baldassare, ritirato dalla figlia convivente il 23.7.2009 e depositati il 21.11.2009, deducendosene l'illegittimità derivata per i motivi già dedotti nel ricorso introduttivo.

La difesa del Comune resistente, con memoria depositata il 20.11.2009, ha insistito per il rigetto del ricorso introduttivo e dei motivi aggiunti, nuovamente illustrando le argomentazioni in fatto e diritto a sostegno della legittimità degli atti impugnati, mentre la difesa del ricorrente, con memoria depositata il 21.11.2009 ha insistito per l'accoglimento, ribadendo tesi e richieste.

III- Esposti come sopra gli atti della controversia in esame, i motivi di impugnazione dedotti con il ricorso introduttivo possono essere così riassunti e contestualmente decisi:

1) violazione degli artt. 7 e 21 quinquies della legge n. 241/1990 e difetto di istruttoria, perché l'avvio del procedimento di revoca non è stato preventivamente comunicato al ricorrente: il Collegio considera il motivo infondato, essendo il ricorrente già pienamente a conoscenza della mozione di revoca, peraltro al medesimo inoltrata, e ben potendo ad essa replicare nel corso della discussione svolta nella seduta consiliare di approvazione;

2) violazione dell'art. 10 del regolamento comunale per la convocazione ed il funzionamento del Consiglio comunale, approvato con deliberazione consiliare 23.1.1997 n.105, come successivamente modificato, e violazione dell'art. 21 della legge n. 241/1990: non avendo il Dirigente all'uopo competente provveduto alla trascrizione del processo verbale della delibera n.2 del 3.3.2009, pubblicata il 28.4.2009, la delibera è nulla o, comunque, annullabile, per violazione di questo essenziale adempimento.

Il Collegio considera il motivo infondato.

Il processo verbale relativo agli interventi effettuati dai singoli consiglieri non è affatto essenziale ai fini della valida esistenza della conclusiva decisione assunta dal Consiglio, essendo essenziali, ai sensi dei principi generali che disciplinano la validità dell'atto amministrativo collegiale, solo la data di adozione, l'indicazione dei presenti e degli assenti, il contenuto dispositivo e l'esito della votazione: del resto, solo questi elementi sono espressamente richiesti ai fini della formazione, appunto, del “processo verbale” delle sedute consiliari dall'art. 8 del regolamento sul funzionamento del Consiglio comunale di Francavilla al Mare, approvato con deliberazione 23.7.1997 n.105 e successive modifiche, né lo stesso art. 8 o il successivo art.10 dispongono l'eventuale inesistenza o inefficacia delle deliberazioni consiliari, se prive della trascrizione degli interventi dei singoli consiglieri nel corso della seduta;

3) violazione dell'art. 39 del D.Lgs. n.267/2000 e dell'art. 19 dello Statuto comunale e dei principi di diritto a disciplina della revoca, atteso che:

- l'art. 39 del D.Lgs. n.267/2000 non prevede la revoca del Presidente del Consiglio comunale, mentre la norma statutaria la consente solo a seguito di mozione motivata, approvata a maggioranza assoluta di voti: nel caso specifico, la deliberazione di nomina n.25/2008 non è stata espressamente revocata e la sola approvazione della mozione non è sufficiente, tant'è che il Segretario comunale, con nota del 30.3.2009, aveva ravvisato l'opportunità di interessare, sul punto, nuovamente il Consiglio;

- in subordine, qualora si ritenga che la sola approvazione della mozione sia sufficiente ai sensi dell'art. 19 dello Statuto, è la norma statutaria ad essere illegittima per violazione dei principi generali in materia di revoca degli atti amministrativi.

Il gravame, ad avviso del Collegio, è infondato.

Premesso che già l'art. 19, VI comma, dello Statuto, stabilisce chiaramente che il Presidente ed il Vice Presidente del Consiglio comunale “possono essere revocati con mozione motivata del Consiglio ed a maggioranza assoluta di voti”, sia sotto il profilo logico che ai sensi dei principi generali che disciplinano la formazione degli atti amministrativi, l'approvazione di una proposta, cui sostanzialmente equivale la mozione di che trattasi, implica anche quella del suo contenuto dispositivo e, nel caso specifico, non è certamente dubitale che ciò consista nella volontà di rimuovere il ricorrente dalla carica di Presidente del Consiglio comunale: di conseguenza, neppure l'art. 19, VI comma, dello Statuto comunale può ritenersi illegittimo allorché prevede, appunto, la revoca del Presidente con l'approvazione di una mozione consigliare in tal senso e senza l'esplicita menzione di revoca “anche” della precedente deliberazione di nomina;

4) violazione dell'art. 49 del d.P.R. n.267/2000, perché la deliberazione di approvazione della mozione di revoca non reca il parere di regolarità tecnica del Responsabile del servizio né il parere di regolarità contabile del Responsabile di Ragioneria.

Considera, al riguardo, il Collegio che:

- i pareri di regolarità tecnica e contabile ex art. 49 del D.Lgs. n.267/2000 non costituiscono un requisito di legittimità delle deliberazioni cui si riferiscono, in quanto la loro funzione essenziale è quella di individuare sul piano formale, cioè i funzionari che li formulano, i responsabili in via amministrativa e contabile, eventualmente in solido con i componenti degli organi collegiali che le adottano (v.si TAR Lazio, Latina, Sez. I, 15 gennaio 2008 n.41; TAR Calabria, Reggio Calabria, 15 ottobre 2007 n.1072, nonché Sez. , 6 giugno 2008 n.625; TAR Campania, Napoli, Sez. III, 19 settembre 2007 n.7878, nonché Sez. I, 9 marzo 2009 n.1320);

- ai sensi dell'art. 12, II comma, dello Statuto del Comune di Francavilla al Mare, le deliberazioni conseguenti alle “(…) mozioni”, non necessitano dei pareri di cui all'art. 53 della legge n. 142/1990, come modificato dall'art. 17, comma 85, della legge n.127 del 15.5.1997”.

Il gravame è, dunque, infondato;

5) la violazione dell'art. 19 dello Statuto comunale, non essendo affatto ostativa la ritenuta impossibilità che il Presidente ed il Vice Presidente del Consiglio comunale appartengano alla stessa area di maggioranza, perché ciò non esclude, in assenza di esplicita disposizione in tal senso da parte dello Statuto, la possibilità che entrambe le cariche siano ricoperte da consiglieri della minoranza, né ciò può dedursi per via interpretativa, dal momento che il Presidente del Consiglio comunale non è affatto rappresentativo della maggioranza consiliare: del resto, la giurisprudenza amministrativa ha più volte ribadito l'impossibilità di rimuovere dalla carica il Presidente del Consiglio comunale per il venir meno del rapporto di fiducia politica.

Premette, al riguardo, il Collegio, che l'art. 19, V comma, dello Statuto del Comune di Francavilla al Mare così dispone: “Il Presidente ed il Vice Presidente del Consiglio comunale non possono appartenere alla stessa area di maggioranza; l'uno o l'altro deve essere scelto tra i consiglieri di minoranza”.

La norma statutaria, letta nella sua completa formulazione, è dunque esplicita nell'escludere che il Presidente ed il Vice Presidente del Consiglio comunale possano appartenere alla stesso gruppo consiliare, sia di maggioranza che di minoranza: il gravame è, dunque, infondato;

6) la violazione dell'art. 39 del D.Lgs. n.267/2000 e dell'art. 19 dello Statuto comunale a causa dei motivi, come integrati dall'emendamento del Consigliere De Lorenzo, addotti a giustificazione della mozione di revoca, perché tutti fondati su valutazioni di natura politica. Infatti:

- i ritenuti “comportamenti volti a favorire il passaggio di altri consiglieri al PDL”, oltre che generici, non costituiscono violazione di legge o dello Statuto né dell'obbligo di garanzia connesso alla carica, né lo sono le dichiarazioni sulla stampa, né quella “con questo gesto non faccio altro che puntualizzare il distacco da una sinistra che ho sempre inteso combattere”, effettuata anch'essa nel corso di una conferenza stampa;

- la circostanza relativa “all'aver permesso il prolungamento, oltre il limite orario previsto dal regolamento, di interpellanze, interrogazioni e mozioni strumentali onde ostacolare l'ulteriore attività del Consiglio comunale”, non ha affatto avuto questo effetto, dal momento che non vi è stata mai necessità di rinviare la discussione di argomenti all'ordine del giorno;

- la ritenuta convocazione della conferenza dei capogruppo o dei consigli comunali in orari incompatibili con gli altri impegni professionali dei consiglieri comunali non è affatto provata, né le convocazioni effettuate hanno mai determinato disfunzioni organizzative: in realtà alcuni consiglieri di maggioranza hanno solo evidenziato nel corso di una seduta consiliare di non gradire la convocazione per le ore 9,00 del mattino, senza però formalizzarla per iscritto e, comunque, questo orario non sembra affatto incompatibile con i loro impegni;

- le circostanza aggiunte con l'emendamento approvato nel corso della seduta consigliare sono anch'essi irrilevanti, in quanto:

a) quella di non aver istituito l'Ufficio di Presidenza, non consentendo al Presidente ed al Vice Presidente di svolgere le loro attività istituzionali, risulta contraddetta dalla richiesta inoltrata il 23.6.2008 al Segretario generale, che, a sua volta, ha chiarito che l'Ufficio era stato istituito con deliberazione di Giunta 29.3.2003 n. 771, nonché dall'avvenuta assegnazione di un dipendente, chiesto il 4.7.2008;

b) la mancata convocazione della Commissione permanente per la revisione dello Statuto, sebbene più volte chiesta in consiglio comunale, non è stata mai formalizzata con atto specifico o schema di deliberazione da sottoporre all'esame del Consiglio: del resto, ogni qualvolta il ricorrente ne è stato richiesto, ha sempre convocato le Commissioni consiliari e, comunque, ciò può avvenire anche per iniziativa del Vice Presidente.

Considera, al riguardo il Collegio - a parte che già la contemporanea e sopravvenuta appartenenza sia del Presidente che del Vice Presidente del Consiglio comunale allo stesso gruppo consiliare di minoranza giustifica di per sé la revoca ai sensi dell'art. 19 dello Stato Comunale – che la mozione di revoca, dopo aver elencato i comportamenti come sopra contestati, ne ha dedotto la gravità e tendenza “a rendere difficoltosa l'attività dei consiglieri di maggioranza”, essendo “finalizzati unicamente ad agevolare il compito della minoranza e comunque assunti in violazione di regole proprie della carica di garante della corretta dinamica politico-amministrativa” del Comune e “dimostrativi della sopraggiunta incapacità di consentire il pieno e corretto dispiegarsi delle opzioni emerse all'interno delle istituzioni comunali, con conseguente rottura dell'originario rapporto di fiducia”.

In sostanza, questo riferimento alla sopravvenuta mancanza di un rapporto fiduciario significa che la maggioranza dei consiglieri comunali ha ritenuto che il ricorrente non garantisse più un comportamento effettivamente “neutrale” nello svolgimento del suo ruolo di Presidente del Consiglio comunale e questa valutazione, proprio perché inserita nella dialettica politica ed amministrativa del governo locale, ben può fondarsi, diversamente da quanto dedotto nel gravame, su motivi di “fiducia politica”, da intendere “non” come sopravvenuta, mancata adesione alla linea politica dell'originario gruppo consiliare di appartenenza, ma come opinione personale e propria di ciascun consigliere favorevole alla revoca, desunta da fatti o comportamenti, anche di natura “politica”, contrari al richiesto ruolo di neutralità, purché non manifestamente illogici o erronei: d'altra parte, la facoltà di revoca prevista dall'art. 19 dello Statuto non è affatto subordinata a specifici inadempimenti o violazioni di legge, né ha carattere sanzionatorio e nel caso specifico, tutte le dichiarazioni ed i comportamenti addotti nella mozione di revoca, cosi come ampliati dall'emendamento, non sono affatto manifestamente illogici e del tutto inidonei a giustificare un sopravvenuto e “personale” giudizio di “mancanza di fiducia” sull'espletamento in modo effettivamente e politicamente neutrale delle funzioni di Presidente del Consiglio comunale da parte del ricorrente.

Anche questo motivo di gravame è, dunque, infondato;

7) violazione degli artt. 20/bis, 20/ter e 21 dello Statuto comunale, atteso che:

a) in conseguenza della nullità o illegittimità della deliberazione di revoca, è illegittima anche la nota 14.5.2009 del Dirigente della Ripartizione affari generali sulla ritenuta vacanza dell'Ufficio di Presidente del Consiglio comunale: ad avviso del Collegio, questo motivo di illegittimità derivata è infondato, essendo la presupposta deliberazione di revoca da valutare legittima a causa dell'infondatezza dei precedenti motivi di gravame;

b) la convocazione del Consiglio comunale per la nomina del nuovo Presidente (poi, però, rinnovata) doveva essere effettuata dal Vice Presidente e non dal Sindaco, non trattandosi di prima adunanza del Consiglio dopo la sua elezione: a parte l'interesse del ricorrente, una volta definitivamente revocato dalla sue funzioni di Presidente del Consiglio comunale, a contestare il rinnovato procedimento di nomina, il Collegio considera il gravame infondato perché l'art. 20 bis, VII comma, dello Statuto – espressamente menzionato dall'avviso di convocazione - nel disporre che alla vacanza dell'Ufficio di Presidente si deve provvedere nella prima seduta del Consiglio, specifica che ciò deve avvenire con “le modalità indicate nel precedente art.20”, cioè con quelle stabilite per la prima adunanza del Consiglio comunale neo eletto, la cui convocazione è espressamente demandata, appunto, al Sindaco.

Considerato che tutti i motivi di gravame sono infondati, il ricorso introduttivo va respinto.

Di conseguenza va respinta, non sussistendo l'illegittimità degli atti presupposti, l'impugnazione della deliberazione n.15/2009, di nomina del nuovo Presidente del Consiglio comunale, dedotta con i motivi aggiunti, a parte la tempestività del deposito in Segreteria del relativo atto: come ulteriore conseguenza, va respinta anche la domanda di risarcimento danni.

IV- Le spese di giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate nell'importo in dispositivo indicato, tenuto conto della fase cautelare.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Abruzzo, Sezione staccata di Pescara, respinge il ricorso in epigrafe indicato, i motivi aggiunti e la domanda di risarcimento danni.

Condanna il ricorrente, dott. Carlo De Felice, al pagamento della somma di Euro 3.000,00 (tremila/00) a favore del Comune di Francavilla al Mare, per spese di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.

Così deciso in Pescara, nella camera di consiglio del 17 dicembre 2009, con l'intervento di:

Umberto Zuballi, Presidente
Dino Nazzaro, Consigliere
Luigi Ranalli, Consigliere, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 14/01/2010

(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)

IL SEGRETARIO