Villa Pini accerchiata da politica, Finanza, dipendenti. E’ tempo di risposte

Alessandro Biancardi

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Villa Pini accerchiata da politica, Finanza, dipendenti. E’ tempo di risposte
CHIETI. Ieri un blitz in grande stile della Guardia di Finanza e l'inizio del trasferimento dei malati dopo lo stop all'accreditamento da parte della Regione.
Oggi l'assemblea dei dipendenti prevista per il pomeriggio: sono giorni sempre più convulsi per Villa Pini, giunta ormai nella fase terminale del suo percorso verso il fallimento che il giudice delegato deciderà nella prima decade di febbraio.
Ieri, dunque, la Gdf si è ripresentata negli uffici della Clinica per drenare le ultime carte rimaste in archivio, forse ai fini dell'ipotesi di reato su cui la Procura di Chieti sarebbe indagando e cioè bancarotta.
Un attivismo improvviso, dopo anni in cui si è avuta l'impressione di un'extraterritorialità di Villa Pini rispetto a Chieti. Panico invece per il trasferimento dei malati, peraltro già iniziato dalle Villette, visto che anche gli ospiti di quelle strutture tanto bene in salute non stanno.
Certo qui si tratta di malati ancora più particolari, se si fa riferimento alle strutture di riabilitazione motoria.
Ma ormai il meccanismo è avviato e sarà difficile bloccarlo ed attutirne le conseguenze sul sistema ospedaliero pubblico.
Come sarà difficile trovare una soluzione al problema dei 1600 lavoratori che rischiano di restare in mezzo alla strada, dopo che il presidente Chiodi ha detto con chiarezza che non potranno essere riassorbiti negli ospedali.
Qualcuno parla di cassa integrazione in deroga o di altre provvidenze collegate alla dichiarazione di fallimento, ma si tratta di pannicelli caldi e non della soluzione del problema.
Perché, ammesso e non concesso che la soluzione sia proprio il fallimento, forse questo esito andava sollecitato molti mesi fa, quando la situazione era meno critica e l'indebitamento meno pesante.
Una scelta che non è stata fatta e su cui è inutile tornare.
Ora tra le ipotesi percorribili a favore dei dipendenti e del bisogno dell'assistenza, a cui comunque Villa Pini dava una risposta, c'è quella di una gestione commissariale da parte del curatore fallimentare che potrebbe scovare qualche acquirente tra le società che si sono fatte avanti, ma che si sono anche subito ritirate, dopo aver conosciuto lo stato sommario dei conti.
Si parla, infatti, di molti crediti (oltre 100 milioni di euro che la Regione dovrebbe erogare per le prestazioni già effettuate) ma anche di moltissimi debiti (c'è chi dice: 300 milioni) e contenziosi a non finire.
Il gioco di prestigio che si chiede al curatore fallimentare è di mettere al riparo eventuali acquirenti dai rischi aggiuntivi e non quantificabili derivanti da questa situazione debitoria complessa.
La moneta di scambio potrebbe essere l'impegno ad ricollocare, cioè a riassumere, tutti i dipendenti ora rimasti senza lavoro. Insomma l'ultima speranza per i dipendenti prima del disastro completo.


Sebastiano Calella 15/01/2010 10.23
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