Villa Pini malati trasferiti: ennesimo dramma umano alle Villette

Alessandro Biancardi

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Villa Pini malati trasferiti: ennesimo dramma umano alle Villette
CHIETI. Scoppia la rivolta alle Villette che ospitano i malati di Villa Pini: è in corso il trasferimento degli ospiti, come da ordinanza ministeriale e sindacale.
A protestare stavolta sono i dipendenti, qualche familiare presente e anche i malati, per quello che possono.
«Sapevamo che prima o poi questo sarebbe avvenuto e certo non ci possiamo opporre a questa decisione – spiegano in coro molti addetti che lavorano qui e che assistono impotenti e addolorati – non è il trasferimento che contestiamo. Ma il modo. Già sono partiti in 27, oggi ne dovrebbero partire 9. Ma trattati così, come pacchi, non ci sta bene. Hanno detto e scritto che qui era un lager e non è vero. Per quello che dipendeva da noi li abbiamo trattati sempre bene. Al contrario è vero che per identificarli e non farli perdere, abbiamo dovuto scrivere il loro nome su un cerotto attaccato sui vestiti. Nei campi di concentramento marchiavano un numero, qui c'è stata un'evoluzione con il cerotto. Eppure questi malati sono persone e non pacchi».
C'è smarrimento negli occhi degli anziani costretti a lasciare il luogo dove per anni si sono creati il loro spazio, le loro amicizie, le loro certezze.
Qualcuno prova a resistere, ma inutilmente.
C'è pronto un pullmino della Croce gialla di Lanciano che provvede al trasferimento presso la Clinica De Cesaris di Spoltore, ma le operazioni procedono a rilento.
A controllare tutto l'occhio della Polizia e dei Vigili urbani, chiamati ad assicurare l'ordine pubblico dopo le tensioni di questa mattina.
«Qui sono in gioco i sentimenti di queste persone, le relazioni tra i malati, il nostro lavoro di anni che va in fumo in una mattina», commenta il personale in servizio.



La Asl ha inviato un paio di medici che fanno del loro meglio per attutire lo stress del trasferimento.
Dopo un'ora circa di trattative, sul pullmino salgono in tre.
Uno è seduto davanti accanto all'autista, dietro ci sono i tre dipendenti della Asl, dietro ancora due malati: un uomo abbastanza anziano ed una donna minuta.
La donna, che chiameremo Maria, capelli bianchi e viso rugoso, attraverso il finestrino gesticola per richiamare l'attenzione di un altro malato (lo chiameremo Mario) che assiste alle operazioni.
«Ecco, questi due pazienti sono insieme da 20 anni, avevano un loro equilibrio. Adesso li dividono», commentano le assistenti in lacrime.
Mario si affanna a salutare Maria battendo sul finestrino: Maria non parla, risponde solo sfiorando dall'interno la mano di lui.
Poi il pullmino parte.
Solo il tempo per un ultimo saluto da parte del paziente seduto davanti, accanto all'autista.
«Ciao Talò, statte buono» gli dice un amico che gli stringe la mano protesa.
L'autista innesta la marcia indietro, la Croce gialla parte verso la nuova destinazione in un silenzio irreale.
Una lacrima spunta sul viso di Mario: «Tanto Maria torna – sussurra – è vero che torna?».

Sebastiano Calella 13/01/2010 14.25