Bilancio demografico, per l’Abruzzo un 2009 da "indietro tutta"

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Si svuotano le culle, mentre non si ferma la tendenza allo spopolamento delle aree interne abruzzesi.


Arriva dall' analisi condotta dal Centro studi della Cna abruzzese, realizzata da Aldo Ronci, sui dati dell'Istat relativi all'andamento demografico nei primi sei mesi del 2009, la conferma di un andamento demografico decisamente a “due velocità”, in Abruzzo, tra entroterra e aree costiere.
In linea con le tendenze degli ultimi anni – analizza il Centro studi della confederazione artigiana presieduta da Italo Lupo e diretta da Graziano Di Costanzo – «nei primi sei mesi del 2009 il bilancio demografico italiano è stato positivo, grazie all'elevato saldo migratorio che riesce a compensare abbondantemente il decremento del saldo naturale. In questo contesto, tuttavia, l'Abruzzo cresce meno della realtà italiana (0,14% contro lo 0,26%): questo risultato non dipende dall'incremento migratorio che è quasi lo stesso di quello nazionale (0,31% contro lo 0,32%), ma dal forte decremento del saldo naturale, che è di gran lunga superiore a quello nazionale: -0,17% contro il -0,06%».
La decisa denatalità, nella nostra regione, fa il paio con la crescita a due velocità: una alta, nelle province di Teramo e Pescara, e una sostanzialmente nulla nelle province di Chieti e dell'Aquila. «L'aspetto più rilevante – dice ancora lo studio - è il fatto che in una regione il cui territorio è occupato per il 72% da comuni montani, veda risiedere in quei territori appena il 35% della popolazione (468.680 unità), peraltro in continua diminuzione; mentre nei comuni costieri che occupano il 27% del territorio risiede ben il 65% della popolazione (867.862); una presenza in costante crescita, soprattutto nel Pescarese e nel Teramano, che tuttavia non riesce a compensare a sufficienza il decremento dei territori montani, e non permette all'Abruzzo di raggiungere i dati medi nazionali».
L'analisi per pro¬vince dell' incre¬mento della po¬polazione mette in evidenza, come detto, l'andamento a due velocità dell'Abruzzo: mentre da un lato le pro¬vince di Teramo (+883;+0,28%) e Pescara (+1.031;+0,32%) crescono con un ritmo superiore a quello medio nazionale (+0,26%), dall'altro L'Aquila (-94;-0,03%) e Chieti (+47;+0,01%) registrano una crescita quasi nulla. Inoltre, Teramo e Pescara hanno beneficiato nel primo semestre 2009 di un ben diverso andamento migratorio rispetto alle altre due province: Teramo ha infatti registrato un incremento dello 0,38%, Pescara addirittura dello 0,45%. Ambedue di gran lunga superiori a quello medio nazionale, pari a +0,32%.

MONTESILVANO “VEDE” QUOTA 50MILA


Osservando l'andamento demografico nei 13 comuni abruzzesi con popolazione superiore ai 20mila abitanti (Pescara, L'Aquila, Teramo, Chieti, Montesilvano, Avezzano, Vasto, Lanciano, Sulmona, Roseto degli Abruzzi, Giulianova, Francavilla al Mare e Ortona in ordine decrescente, ndr) balza agli occhi l'incremento netto e clamoroso fatto registrato da Montesilvano: con ben 860 unità in più rispetto a gennaio, il centro alle porte di Pescara è stato l'unico a far registrare, sempre nel primo semestre del 2009, un incremento anche del suo saldo naturale, dato dalla differenza nati e morti della popolazione residente. Grazie a questa performance, la città adriatica, a fine giugno 2009, ha sfiorato i 50mila residenti (per l'esattezza 49mila 912): un dato che la pone al quinto posto assoluto alle spalle di Pescara, che resta il maggior centro della regione con 122mila 951 abitanti e L'Aquila (72mila 844), ma immediatamente alle spalle di Teramo (55mila 129) e Chieti (54mila 477). Crescite apprezzabili, nell'andamento della popolazione, si sono verificate ad Avezzano (207; 41mila 561 abitanti); a Vasto (178; 39mila 554 abitanti); Francavilla al Mare (99; 24mila 361); Giulianova (86; 23mila 429).


07/01/2010 12.34