Gas metano:«amministrazione dannosa: danno di 1mln per Comune di Capistrello»

Alessandro Biancardi

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L’APPROFONDIMENTO. CAPISTRELLO. Una azione amministrativa e tecnica «caotica, confusa, approssimativa e dannosa, caratterizzata da ripetute violazioni di legge ed inosservanza grave della norma sulla contabilità di un'opera pubblica e inefficiente controllo».
Il vice procuratore generale presso la Corte dei Conti dell'Aquila, Massimo Perin, ha riassunto così nell'atto di citazione, l'affare sulla realizzazione dell'impianto di distribuzione del gas metano di Capistrello.
In tutta questa operazione si ravvisa un danno erariale per il Comune pari a 1.011.595 di euro.
Sul banco degli imputati sono finiti il sindaco Paolo De Meis, il segretario comunale Assunta D'Agostino, i responsabili tecnici del Comune Edoardo Compagnone e Romeo Di Felice, il responsabile finanziario Mariolina Di Loreto e il direttore dei lavori Ilario Brugnettini.
Per tutti Perin ravvisa un comportamento «in violazione del principio di diligente svolgimento delle rispettive funzioni» rispetto alla regola «fondamentale del buon andamento amministrativo» e chiede, ovviamente, la restituzione del milione di euro.
Di questi soldi 178.633 sarebbero stati versati «indebitamente» alla direzione dei Lavori, sostiene l'accusa, 426.820 euro sarebbe l'equivalente di una somma non più disponibile sul fondo vincoli del Comune. 111.760 euro sarebbero da rimborsare per i lavori effettuati da Saga Srl più altri 294 mila acquisiti dai cittadini e non più disponibile sul fondo vincoli.

LAVORI PER 7 MILIONI DI EURO

Ma l'accusa parla anche di «lavori pubblici in difformità delle opere realizzate» per questo impianto di distribuzione del gas metano nel territorio comunale.
Il piano economico dei lavori prevedeva una spesa di 7,3 milioni di euro e la realizzazione di 1500 allacci di utenze private e altrettanti misuratori di gas completi di accessori (mensole, rubinetteria e raccordi)
Alla spesa necessaria il Comune avrebbe dovuto far fronte con un mutuo da contrarre con la Cassa Depositi e Prestiti per l'importo di 7 milioni di euro con una quota di ammortamento pari a 560 mila euro a carico della Regione, come previsto dalla legge regionale 25/95.
Gli altri 310 mila euro sarebbero stati tirati fuori dal bilancio comunale.
I lavori sono stati aggiudicati l'8 gennaio del 1999 al Consorzio fra cooperative di Produzione Lavoro Cons. Coop di Forlì con un ribasso del 24,6% che quindi avrebbe dovuto realizzare il tutto per un importo di poco superiore ai 4 milioni di euro.
Sarebbero poi stati aggiunti ulteriori lavori, affidati a trattativa privata, secondo gli inquirenti, e il Comune avrebbe specificato che ricorreva a quella modalità per motivi di «urgenza, economicità e responsabilità» che secondo la Guardia di Finanza che ha indagato «non erano neppure dimostrati».
I più, sostengono sempre gli inquirenti «i lavori sono stati affidati a trattativa privata senza la redazione di un progetto esecutivo, senza adeguamento del piano di sicurezza e senza una specifica relazione del responsabile dell'area tecnica».
Nel corso delle indagini è emersa anche una «non corretta esecuzione dei lavori ufficialmente contestati dalla Commissione di Collaudo» che ha riscontrato «approssimative valutazioni dei lavori e degli importi, in assenza del progetto esecutivo necessario per legge».
In più i motivi di urgenza «non sono stati dimostrati e pertanto sono considerati inesistenti».
Ma con il passare del tempo le stranezze aumentano tanto che viene chiesta una relazione sia alla Commissione di collaudo che alla direzione dei Lavori.
«Dalle risposte», scrive il vice procuratore, «sono emerse incongruenze relative alla contabilizzazione delle utenze realizzate e delle prese tappate. La Commissione con la sesta visita di collaudo ha poi riscontrato molto anomalie sulla esecuzione e nella contabilizzazione dei lavori.
In più la consegna anticipata e la messa in esercizio dell'impianto di distribuzione del gas sarebbe avvenuta in difformità delle leggi».

ERRORI CONTABILIZZAZIONE

La Procura della Corte dei Conti ha rilevato anche degli errori di calcolo: ad esempio l'inserimento di costi forfettari con una differenza per singolo allaccio pari ai vecchi 16 milioni di lire.
Erano stati poi conteggiati lavori per 77 milioni di lire «senza che fossero concordati».
Oltre ai soldi anche i tempi di consegna si dilatarono improvvisamente ma nessuno si scompose più di tanto. Per la direzione dei Lavori il termine ultimo era il 21 aprile del 2006 mentre l'ultimazione stabilita doveva avvenire entro il 2 settembre del 2005.

«STRANI SUBAPPALTI»

Gli inquirenti hanno poi scoperto che sono stati affidati lavori in subappalto ad alcune ditte «mai autorizzate», quindi in violazione di legge.
Per questo Perin sostiene che la Direzione Lavori «non ha tenuto sotto il doveroso controllo l'esecuzione dei lavori assegnati a ditte esterne così come l'amministrazione comunale (tramite il proprio ufficio tecnico) non ha esaminato le istanze inoltrate dalla ditta esecutrice riferite ai subappalti».
In considerazione dell'elevato disordine e della confusione amministrativa rilevata il Corpo Forestale che ha svolto le indagini non è riuscito nemmeno ad accertare con completezza gli importi e le categorie dei lavori subappaltati e non si sa quindi nemmeno se abbiano superato i limiti consentiti.
Ma il vice procuratore parla anche di «continua assenza del controllo tecnico amministrativo e contabile della Direzione Lavori, dell'amministrazione comunale e del responsabile unico del procedimento con la circostanza grave che non si riscontra da parte di tutti una collaborazione fattiva nei confronti della commissione di collaudo».
In questo contesto di «gravi irregolarità, disordine e illeggittimità emerse si ritiene Direzione Lavori sia solidamente responsabile».
In più si spiega che per alcuni tratti, in assenza di interventi risoluti sussiste la non collaudabilità dell'opera «in quanto la profondità della scavo effettuato non permette la messa in opera dei materiali necessari con i relativi spessori previsti per legge».
Queste considerazioni riguardano anche le responsabilità del sindaco per l'adozione degli atti amministrativi («con precisi doveri ineludibili sul controllo del regolare andamento dei servizi») e i funzionari preposti responsabili dei relativi servizi, quale il segretario comunale («sul quale incombono i doveri di protezione della propria amministrazione»), il responsabile di Ragioneria e quello dell'Ufficio tecnico.
È stato peraltro accertato che l'amministrazione De Meis ha avuto a disposizione euro 3.775.299,93 per la realizzazione dei lavori di metanizzazione e che ha effettuato mandati di pagamento per euro 3.289.238,07. Della differenza, pari a 426.820,74 di euro, l'organo di indagine non ha rinvenuto alcuna documentazione contabile. Che fine hanno fatto quei soldi?
Tuttavia, l'amministrazione De Meis ha chiesto ai contribuenti il pagamento degli stessi allacci, per una somma di circa 220 euro cadauno, per un importo totale di 294.380 euro. L'organo d'indagine ha però rilevato che tale somma «non è stata utilizzata in modo pertinente» e che «non se ne trova uso specifico nei capitoli di spesa del bilancio» del Comune.

LE DIFESE


Dalle memorie difensive si evince il contrasto tra i vari personaggi chiamati in causa: ognuno ritiene di aver svolto il lavoro di propria competenza, mentre il disordine amministrativo «la cui oggettività è ineludibile», scrive Perin, sia da riferire solo agli altri.
Nel corso di un interrogatorio il segretario D'Agostino sostiene che «non esiste un danno economico per l'ente locale perchè le entrate e le uscite del bilancio di competenza coincidono con quelle del Tesoriere».
D'Agostino non ha escluso l'esistenza di disordine amministrativo imputabile però ai tecnici e al direttore dei lavori.
Al segretario risulta inoltre che i lavori sono stati completati e funzionanti.
Inoltre i contributi versati dagli utenti per le operazioni di allaccio alla rete metanifera «avendo natura di canone non erano soggetti ad obbligo con vincolo di destinazione», sostiene sempre il segretario generale.
Anche per il sindaco «non sussiste alcun danno erariale» così come «non sussiste elemento soggettivo del dolo e della colpa grave».
In ogni caso ha richiamato la differenza di ruolo tra l'organo politico e quello di gestione.
Di Loreto ha detto invece di aver terminato il suo incarico nel maggio del 2004 e per questo «molti fatti contestati sono avvenute in data posteriore alla conclusione del rapporto di lavoro».
L'architetto Compagnone ha spiegato di essersi «sempre operato per attivare verifiche e controlli di sua competenza», mentre l'ingegner Di Felice ritiene di non aver attuato alcuna condotta illecita.
Brugnettini sostiene di «non aver ricevuto indebitamente somme da parte del Comune ma di aver conseguito in maniera corretta le remunerazioni delle proprie prestazioni»

LE RICHIESTE DI RISARCIMENTO


Sarà comunque il giudice a dover stabilire se colpe vi sono state. La procura della corte dei Conti ha avanzato le proprie richieste e ha chiesto che il sindaco rimborsi il Comune per 200 mila euro «essendo venuto meno ai doveri di sovrintendere al regolare svolgimento dei servizi».
Stessa accusa anche agli altri protagonisti della vicenda alla quale viene chiesto di pagare 100 mila euro cadauno. Per Brugnetti, già direttore dei lavori, la somma sale fino a 411 mila euro.

Alessandra Lotti 05/01/2010 10.35


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