Nel carcere de L’Aquila: «situazioni indegne per ospitare esseri umani»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

3741

LA RELAZIONE. L’AQUILA. «La vista di tale abbandono fa sorgere d’imperio l’interrogativo sul perché di tale spreco». E’ quanto scrive il segretario generale della Uil della Polizia Penitenziaria dopo una visita al carcere de L’Aquila.
 
Eugenio Sarno ha analizzato minuziosamente tutti i locali della casa circondariale del capoluogo abruzzese, apprezzando le avanguardie strutturali ma denunciandone anche lo stato di abbandono di alcuni settori importanti.
Al momento la struttura ospita 160 detenuti (158 uomini e 2 donne) di cui 91 sottoposti al 41-
bis e 69 detenuti classificati comuni.
La struttura non presenterebbe particolari problemi legati al sovraffollamento, fatta salva la prima sezione che ospita il doppio dei detenuti previsti.
Anche il personale, costituito all'incirca da 250 operatori, è «sufficiente a garantire i minimi servizi».
Ma non è tutto oro ciò che luccica.
La visita autorizzata del sindacalista inizia dall'esterno.
«L'accesso ai corpi detentivi avviene per il tramite dell' Ingresso istituto- si legge nella relazione- dove si può apprezzare il tentativo di automatizzazione dei cancelli. L'operatore di polizia penitenziaria in servizio, infatti, è in grado di comandare, da un box, i vari cancelli e nel contempo sorvegliare i vari movimenti e transiti di persone o cose tramite un sistema di video sorveglianza a circuito chiuso. Si è potuto constatare, però, come nello stesso ambiente a pochi metri dal box sia installata altra postazione di gestione automatizzata dei cancelli e di video sorveglianza che non è mai stata utilizzata, pur disponendo di tutta la tecnologia necessaria».
«Tra l'altro ben conoscendo le carenze strutturali e tecnologiche – continua- di tantissimi istituti sovviene il dubbio se non sia il caso di trasferire tale strumentazione in altro penitenziario sprovvisto di impianto di comando remoto automatizzato, piuttosto che lasciar al deperimento per inattività una strumentazione tecnologicamente avanzata (che deve essere costata non poco quando è stata installata circa tre anni orsono)».
 
«MOLTE SITUAZIONI IN CUI NON E' GARANTITA LA SICUREZZA»


I problemi più grandi si creerebbero quando il sistema “salti” e qualche cancello resti, forzatamente, aperto «creando un vulnus nel sistema di sicurezza».
Passando all'interno della struttura, il segretario generale ha contato dieci sezioni detentive.
Due sezioni sono destinate ai detenuti comuni mentre quattro sono destinate ad ospitare detenuti sottoposti al regime del 41-bis.
Tre sezioni sono state trasformate in Aree Riservate per la custodia di soggetti particolarmente pericolosi o con particolare posizione giuridica, mentre una sezione è destinata ai Collaboratori di giustizia.
Un'ultima sezione era all'origine era destinata all'accoglienza dei detenuti “nuovi giunti”.
«Con
l'allocazione dei detenuti 41-bis e la conseguente mancanza di posti di fatto si è trasformata in una delle due sezioni che ospita detenuti comuni».
La criticità in questo caso consisterebbe nel fatto che «vi presta servizio una sola unità di polizia penitenziaria nonostante la sezione sia costruita ad U ed impedisce all'operatore una visuale, ed un controllo, completo degli ambienti detentivi. E' priva di docce , di salette per la socialità e di locali per le telefonate dei detenuti che per fruire di tali servizi debbono portarsi presso la 1^ sezione, ubicata al piano superiore, che ospita anch'essa detenuti comuni».

«STRUTTURE NON DEGNE DI OSPITARE ESSERI UMANI»


«L' area trattamentale – scrive Sarno- si compone di diversi uffici piuttosto spaziosi e luminosi ma che necessitano di manutenzione ordinaria e straordinaria . Particolarmente deficitaria dal punto di vista igienico–sanitario -strutturale la condizione dei bagni destinati al personale».
«Il box destinato agli operatori di polizia penitenziaria (nell'area Blu-Rossa, ndr)» ha notato il segretario regionale, «si presenta lercio e malsano, senza alcun punto luce naturale e privo di adeguata areazione. Le condizioni del bagno di servizio sono inenarrabili . Di certo indegne. Il locale destinato alle docce per i detenuti è visibilmente inadeguato. Le pareti scrostate, le muffe, le alghe connotano un ambiente poco adatto a ricevere esseri umani. Tra l'altro lo spioncino per il controllo non consente una visione dello spazio, essendo di piccole dimensioni e perennemente opacizzato».
Qualche problema anche nei cosiddetti “passaggi”.
«Purtroppo, come spesso avviene, si è potuto constatare come i detenuti possono ripararsi dagli agenti atmosferici avendo a disposizione tettoie, mentre il personale destinato al controllo (e parliamo di soggetti sottoposti al 41-bis in Area Riservata) non può ripararsi non avendo a disposizione alcun ricovero e/o riparo».
Le condizioni sarebbero le stesse anche al primo, al secondo e al terzo piano.
 
«LE POSTAZIONI DI CONTROLLO SONO COME  VACILLANTI  FAVELAS»

«Lo stato di degrado, incuria, sporcizia offende la dignità e la professionalità degli
operatori che a giusta ragione si sentono umiliati. Uffici disadorni e privi di computer. Le sedie e i
tavoli a disposizione del personale sono palesemente di provenienza riciclata e riadattati per l'uso. Ad aggravare lo stato pietoso in cui è costretto a lavorare il personale contribuisce l'inefficienza dei sistemi di apertura automatizzata dei cancelli di accesso alle sezioni, che sono fuori uso su tutti e tre i piani. In quasi tutte le aree sottostanti le sezioni si è notato il deposito di rifiuti e avanzi di cibo che
costituiscono facile pasto per le numerose colonie di piccioni e corvidi».
«Da segnalare che la postazione dell'agente addetto al controllo visivo consta in una baracca che richiama molto da vicino le costruzioni vacillanti e malferme delle favelas.
In caso di pioggia l'alternativa è costituita dal passeggio da effettuarsi nei locali della palestra».
Una nota positiva c'è ed è rappresentata dalle  strutture destinate ai passeggi dei detenuti ristretti nelle sezioni 41-bis.
Sarno parla di ambienti di recente edificazione, che si presentano ben strutturati, ampi e luminosi.
Il personale addetto al controllo dispone di box da cui può video-sorvegliare gli spazi e i detenuti. Ma anche qui un piccolo inconveniente: «l'impianto di riscaldamento non funziona», si legge nella relazione.
Anche la palestra pare essere ben attrezzata ma anche qui Sarno constata «copiose, cospicue, importanti ed abbondanti infiltrazioni di acqua piovana dal solaio, con relativo allagamento della pavimentazione».
Secondo le risultanze della visita del segretario generale della Uil, la maggior parte del penitenziario avrebbe bisogno di una manutenzione ordinaria e straordinaria.
Ma al di là di questo, ci sono problematiche piccole ma importanti.
Nel locale “lavanderia” «risalta l'assenza di qualsiasi allarme antincendio e di rilevazione dei fumi nei molti locali destinati a deposito di lenzuola e coperte».
 
m.r. 30/12/2009 14.12

CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK