Carcere Lanciano: detenuto tenta suicidio, 4 agenti intossicati

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. Il giorno prima della vigilia di Natale si è sfiorata la tragedia nel carcere di Lanciano.

Alle ore 17,30 circa un detenuto ha dato fuoco ad un materasso ignifugo rischiando di morire soffocato insieme agli altri detenuti della sezione.
Infatti più che bruciare quel tipo di materasso crea un denso fumo nero che in pochi minuti ha reso impraticabile l'intera area detentiva; il personale in servizio è accorso immediatamente, appena avvisato del pericolo dagli altri detenuti.
«Sono stati uomini rinchiusi in cella a chiedere l'intervento della Polizia Penitenziaria, con campanelli e grida di aiuto», raccontano gli agenti, «in quanto, per la carenza di personale che denunciamo ormai da anni, in quella sezione non c'era nessuno dei nostri uomini; la sorveglianza è affidata per prassi consolidata ad un altro agente in servizio lontano da quella sezione».
I detenuti sono stati evacuati e sul posto è stato trovato solo un estintore scarico per tentare di fronteggiare l'emergenza.
Giusto il tempo per cambiare l'estintore che il fumo era già così denso che solo il caso ha voluto evitare conseguenze peggiori.
«Uno degli agenti», raccontano i testimoni, «è stato letteralmente trascinato fuori dal corridoio della sezione da un altro collega quando ormai stava per cadere a terra privo di sensi».
I 4 agenti, dapprima ricoverati nel reparto osservazione dell'ospedale di Lanciano per intossicazione acuta, sono stati dimessi in tarda serata e non dovrebbero avere conseguenze permanenti.
Ma oggi è ancora polemica sulle condizioni assolutamente precarie della struttura detentiva, una situazione fotocopia che si ripete in quasi tutte le carceri d'Italia.
Il giorno di Natale, per denunciare le condizioni di vita tra le sbarre, si è levata la voce del cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi che, al termine delle tradizionale messa natalizia celebrata nel carcere di San Vittore, ha detto di essere rimasto «sconvolto» per quel che ha visto nella visita al penitenziario milanese.
Intanto l'associazione Antigone avverte che, da agosto ad oggi, sono ben mille i carcerati che hanno chiesto assistenza per fare ricorso alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo e ottenere un indennizzo, dall'Italia, per l'inumanità del trattamento detentivo, soprattutto per quanto riguarda gli standard europei sullo spazio a disposizione.
«Le condizioni abitative che ho potuto rilevare in tante celle - ha detto Tettamanzi - sono offensive della dignità umana».
«Penso che tutti - ha proseguito l'arcivescovo - e non solo il sistema generale delle carceri, ma anche le persone che in qualche modo devono sentire il carcere non come un corpo estraneo alla vita sociale, devono fare qualcosa in più perché queste condizioni siano davvero migliorate».

Le parole del prelato hanno trovato ascolto nel vicepresidente dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello che promesso che la 'questione carcere' sarà una priorità nell'agenda del governo.

28/12/2009 11.50