L’Arit nega accesso ai documenti sul brutto affare dell’appalto irregolare

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Con la nuova gestione Chiodi della Regione l’Arit è tornata nel cono d’ombra che ha da sempre avvolto l’ente strumentale, utilizzato, come molti altri enti, come occasione per appagare qualche clientela.
Non che le cose vadano meglio. PrimaDaNoi.it negli anni scorsi ha documentato una serie di incongruenze e presunte irregolarità nella gestione dei collaboratori, della pianificazione dei bilanci e di una serie di atti amministrativi quanto meno dubbi che sono passati tranquillamente al vaglio dei controllori regionali.
Tutte cose che non hanno sortito effetti, né nella politica né nella magistratura.
Tutti hanno preferito guardare altrove.
Oggi ne torniamo a parlare perché l'Arit vuole a tutti i costi fare notizia e così risponde picche ad una precisa richiesta dell'associazione Codici di accesso agli atti.
L'Arit refrattaria alla trasparenza? Strano, cosa ci sarà da nascondere se si violano addirittura le leggi sulla trasparenza e si vieta l'accesso a documenti pubblici?
Una violazione chiara e lampante: si tratta di documenti pubblici e a richiederli è una associazione dei consumatori nazionale unanimemente riconosciuta.
Ma la cosa che fa più ridere è che l'Arit vieta l'accesso, tra gli altri documenti (alcune delibere e una costituzione in giudizio) ad una sentenza del Tar e a due del Consiglio di Stato.
Dunque se L'Arit nega l'accesso PrimaDaNoi.it prova a porre rimedio agli obbrobri dell'amministrazione pubblica e così qui sotto potrete trovare le tre sentenze.
L'Arit costruisce la solita risposta “bene argomentata” in burocratese con la citazione di norme e sentenze che hanno un unico scopo: impedire l'accesso ed il controllo. Il tutto firmato dal direttore amministrativo Lucia Del Grosso di cui ci siamo già abbondantemente occupati. 
La solita risposta che purtroppo è comune ma non per questo opportuna o regolare.

APPALTO SOSPETTO RICORSO PERSO

Ma che cosa vuole sapere Codici? Su cosa sta lavorando per fare chiarezza?
Una storia vecchia sulla quale ci eravamo già soffermati e come detto senza sortire alcun effetto da parte degli organi che invece avrebbero dovuto controllare per dare risposte certe.
Un appalto da 4,2 milioni di euro al quale hanno partecipato la ditta Dedalus, in associazione temporanea con Telecom Italia, e la ditta Finsiel, seconda classificata.
La commissione di gara dell'Arit affida l'appalto a Dedalus ma per la seconda classificata sono stati commesse irregolarità.
Per questo l'esclusa fa ricorso al Tar dove il tribunale amministrativo respinge il ricorso con motivazioni argomentate e sottoscritte dal relatore-giudice Luciano Rasola.
Qualcuno però ha fatto notare che l'Arit in passato aveva tra i suoi consulenti (tra quelli mai pubblicati sul sito) una Rasola, avvocato che ha prestato la sua opera professionale nel progetto “Sax-b”.
La vittoria dell'Arit però dura poco, giusto il tempo di stappare qualche bottiglia per un brindisi bruscamente interrotto da una sentenza del Consiglio di Stato che a sorpresa ribalta la sentenza del Tar dell'Aquila.
Il Consiglio di Stato in definitiva accoglie i rilievi del ricorrente e sancisce che l'appalto è stato affidato irregolarmente e che invece a vincere doveva essere proprio la ditta esclusa.
Una vera mazzata perché poi la ditta esclusa ha chiesto un risarcimento danni ingente oltre al subentro nell'appalto.
Il problema è che però sono passati anni e l'Arit non ha ancora ottemperato alla sentenza del 2006. Così la vincitrice ha proposto un secondo ricorso per l'ottemperanza della sentenza, manco a dirlo perso pure questo dall'Arit.
Ma tutto tace su una storia che chi manovra quell'ente strumentale vuole tenere lontano dai riflettori a tutti i costi.
Anche passando sul cadavere della trasparenza.

28/12/2009 11.02

L'APPALTO IRREGOLARE
 

C'E' LA SENTENZA MA L'ARIT SE NE FREGA













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