Centri per l'impiego Chieti e Provincia di Teramo: precari a rischio

Alessandro Biancardi

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CHIETI. A rischio 25 lavoratori precari del centro per l'Impiego di Chieti. L'allarme lo lancia il segretario generale della Cgil di Chieti, Andrea Gagliardi.

«Incurante delle nostre continue richieste formali di avvio di discussione sulla riorganizzazione dell'Ente», ha spiegato Gagliardi, la Provincia dal 1° gennaio taglia i posti».
La Cgil spiega anche di essere venuta casualmente a conoscenza di una Delibera di Giunta, la 316 del 16.12.2009, che di fatto ridetermina in negativo la dotazione organica dei Centri per l'Impiego.
Tale rideterminazione, secondo il sindacato, non risponde alla dotazione di figure professionali indicate dalle linee guida del Masterplan Regionale dei Servizi per l'Impiego, oltre a creare direttamente un problema occupazionale per 25 lavoratori «altamente professionalizzati».
Ma di problemi ce ne potrebbero essere anche per gli utenti dei Centri per
l'Impiego.
«Questi lavoratori», continua Gagliardi, «si aggiungono alle altre decine, soprattutto cantonieri, che sono a casa già dal 30 giugno 2009 di cui più nessuno parla. Così come rimaniamo esterrefatti dagli enormi accumuli di lavoro arretrato che presentano alcuni uffici, oppure dalla seria possibilità di non poter lavorare più ai progetti di finanziamento europeo, neanche a quelli già avviati».
Nella seduta di ieri di contrattazione con l'amministrazione la Cgil ha chiesto con forza un tavolo di trattativa specifico sull'argomento entro la fine dell'anno.
«Stigmatizziamo il comportamento dell'amministrazione sul proprio modo di operare su argomenti che sono oggetto quantomeno di concertazione con le Organizzazioni Sindacali e in maniera particolare sui servizi, quelli dei Centri per l'Impiego e quello dei progetti europei, che dovrebbero essere linee portanti per questa provincia».
Nella seduta del Consiglio Provinciale di oggi ci sarà anche una delegazione di lavoratori precari a testimoniare tutte le proprie ragioni.
Arriveranno in aula con striscioni e cartelli per protestare contro un provvedimento che ritengono ingiusto.


«NON ABBIAMO SMEMBRATO IL SERVIZIO»
«Non abbiamo smembrato alcun servizio»: così l'assessore provinciale al Lavoro, Daniele D'Amario.
«Ci siamo trovati di fronte – spiega D'Amario – ad una situazione ancor più grave del previsto, in considerazione che le risorse complessivamente assegnate al Por per il personale, risultano inferiori di due terzi rispetto alle precedenti annualità.
Bisogna tenere conto, poi, che la precedente amministrazione aveva inserito negli organici dei Centri per l'Impiego personale a 18, 24 e 30 ore, mentre noi abbiamo previsto tutte figure a tempo pieno, per garantire continuità e qualità del servizio: abbiamo evitato così di trasformare, com'era accaduto, i nostri Centri in veri e propri uffici di collocamento per i nostri dipendenti ed abbiamo impedito di creare facili e deleterie illusioni, moltiplicando le figure professionali.
Non abbiamo affatto eliminato il front-office, in quanto tale compito può essere assicurato agevolmente da tutti i dipendenti, sia a tempo determinato che indeterminato, presenti nei Centri, in particolare dai responsabili del servizio marketing che hanno competenze specifiche.
Non abbiamo eliminato il servizio di creazione di impresa: anzi, è stato assicurato a tempo pieno in tutti e quattro i centro per l'impiego, compreso quello di Ortona in cui tale servizio non era attivo.
Con l'adozione di un sistema informativo centralizzato, è venuta meno l'esigenza di mantenere in forze gli operatori sui Centri per l'impiego e quindi è stato sufficiente mantenere l'operatività di un solo esperto in analisi dei dati. Infine, il Servizio per l'inserimento lavorativo degli utenti svantaggiati (Silus) non è stato smembrato, in quanto vengono garantite ancora le figure di psicologo, orientatore, assistente sociale e mediatore culturale.
La ristrutturazione dei servizi amministrativi è stata concordata con i responsabili dei quattro Centri che ringrazio di cuore per tutto quello che hanno fatto e fanno, insieme alla dirigente del settore, Maria Rita Febbo, che ha svolto un lavoro straordinario».
23/12/09 16.00

ALLA PROVINCIA DI TERAMO 60 PRECARI IN SCADENZA

TERAMO. Il regalo per i precari della Provincia di Teramo? Un'ennesima spada di Damocle.
Il 31 dicembre scadono i contratti di 60 precari dell'Ente. Che non sanno ancora cosa succederà dal 2 gennaio.
Il 31 dicembre scadono i contratti di 60 precari, che dopo anni di co.co.co., e dopo aver sostenuto regolari concorsi, erano entrati in un percorso di stabilizzazione.
Diciotto mesi più diciotto, questo prevedeva la norma e l'accordo sindacale siglato con Ernino D'Agostino.
Poi il subentro dell'era Catarra, ed è cominciato il singhiozzo.
«La nuova Giunta», raccontano i precari, «nella sua primissima deliberazione del 30 giugno scorso, ha ridotto la proroga da 18 mesi a 6. Questi mesi, dichiarava Catarra alla stampa, sarebbe dovuti servire “per verificare tutte le necessità e procedere alle opportune modifiche della dotazione organica. La Giunta, infatti, essendosi insediata oggi, ha bisogno di un minimo di tempo per capire e valutare le migliori azioni possibili”».
L'incontro di lunedì, che avrebbe dovuto mettere il punto a capo, è per l'ennesima volta terminato con i puntini di sospensione.
«La proposta dell'Ente ha dell'umiliante», commentano i precari: «una proroga di 2 mesi, per prendere tempo ancora una volta. I sindacati UIL e CGIL non hanno – ovviamente – accettato. Il tavolo sindacale è stato aggiornato, rimandato al 29 dicembre. E il 31 i contratti scadono».
«60 lavoratori», contestano, «padri e madri di famiglia, professionisti, tenuti al cappio fino al 29 dicembre (se va bene), fino all'ultimo giorno, con un comportamento umanamente inaccettabile. Tutto questo per cosa? Due mesi. Due mesi per essere osservati, come cavie di laboratorio. Due mesi ancora per “valutare” quello che invece è sotto gli occhi di tutti, e scritto nei nostri curricula».


23/12/2009 9.59