Parcheggio Ciavocco, 4 condanne. «Verificare responsabilità giunta Fratino»

Alessandro Biancardi

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ORTONA. Parcheggio Ciavocco: dopo vent'anni dalla presentazione del progetto arrivano le prime condanne. Qualche certezza emerge dalla sentenza di primo grado, tra questa anche il fatto che alcuni lati oscuri andranno chiariti con un supplemento di indagine.




Il parcheggio costruito nel parco di tre ettari, da sempre contestato per la sua localizzazione e oggi semi deserto, sviluppatosi su quattro piani in cemento armato quasi tutto interrato, dopo un paio d'anni dalla sua inaugurazione porta le prime grane.
La Regione partecipò al progetto con un finanziamento di 2 milioni di euro e l'inchiesta scattò dopo un esposto dell'ex difensore civico Sergio Pace.
Lo scorso 4 dicembre il Tribunale di Chieti ha condannato 4 persone per fatti che risalgono al 2003- 2005: i due progettisti dell'opera, l'architetto Riccardo La Morgia e l'architetto Giampiero Piccorossi a due anni di reclusione per falso ideologico e truffa ai danni della Regione Abruzzo; otto mesi per falso ideologico al collaudatore Tommaso Iubatti e un anno e dieci mesi per falso ideologico e truffa al costruttore Benedetto Del Barone.
E' stato assolto invece il dirigente comunale Walter Albi.
Secondo il Tribunale, quindi, le responsabilità dei privati sarebbero chiare rimangono sullo sfondo quelle degli amministratori publici anche perché non è chiaro se la giunta Fratino sia o no stata tratta in inganno.
Alla base della condanna vi sono le differenze tra il progetto approvato dalla giunta e l'opera effettivamente realizzata dalla ditta Del Barone. La giunta sapeva delle differenze progettuali?
A questo proposito, il Tribunale di Chieti ha chiesto al pubblico ministero di approfondire proprio tale aspetto, poiché dall'attività istruttoria è emerso che Fratino e i suoi non sarebbe stata ingannata, come inizialmente ipotizzato, ma al contrario potrebbe essere stata ben consapevole di quanto stava accadendo durante i lavori di costruzione.
Per Antonio Imperi, coordinatore dell'Italia dei Valori di Ortona, a questo punto si pone una questione di cui è necessario dar conto.
«Si dà il caso», spiega Imperi, «che membro di quella giunta fosse anche Remo Di Martino, in qualità di vice sindaco. Quest'ultimo è avvocato difensore del progettista dell'opera incriminata, Piccorossi, condannato a due anni di reclusione. Il circolo vizioso non finisce qui, se si considera che il Comune di Ortona si è costituito parte civile nel processo in oggetto, dunque considerandosi persona (giuridica) offesa dai reati contestati. Dunque, l'avvocato Remo Di Martino difende l'imputato di un processo in cui un ente pubblico che egli rappresentava all'epoca dei fatti è parte offesa dal reato. Il conflitto di interessi è lampante, anche se ormai non fa più notizia. Remo Di Martino farebbe bene a spiegare come possa conciliare due istanze così contrapposte, soprattutto ora che gli inquirenti approfondiranno le responsabilità penali degli amministratori (nel cui novero rientra lo stesso Di Martino, in definitiva)».
«Ben prima della sentenza», continua Imperi, «sapevamo già che l'opera in questione è sovrabbondante, poco sfruttata, esteticamente inguardabile ed inutile, poiché non risolve i problemi di parcheggio da cui Ortona è affetta da tempo. Sapevamo anche della non-economicità dell'affare, bollato dalla Corte dei Conti come un esempio di inefficienza amministrativa. La sentenza ci dice che l'opera è anche fraudolenta», continua il coordinatore dell'Idv, «con conseguenze che ricadranno inevitabilmente sulla comunità ortonese».

23/12/2009 9.30