Telecom: l’odissea del cavo da spostare finisce in giudizio

Alessandro Biancardi

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FRANCAVILLA. Una semplice ma incredibile storia di un cavo Telecom che si deve spostare perché poggiato su una facciata di un edificio provato.

A distanza di un anno e mezzo la Telecom non è ancora intervenuta nonostante siano già state predisposte le canaline per interrarlo.
Il fatto: il 25 giugno del 2008 un'impresa che si è rivolta al Codacons Abruzzo, dovendo eseguire dei lavori di ristrutturazione del proprio edificio, richiedeva lo spostamento di cavi Telecom presenti sulla facciata del fabbricato di sua proprietà.
Il 6 agosto 2008 l'impresa ha trasmesso a mezzo fax il “modulo di richiesta spostamento impianto telefonico”, ottemperando pedissequamente alle istruzioni fornitegli.
Gravava pertanto sulla compagnia telefonica l'obbligo di eseguire un sopralluogo presso la località dell'intervento e, sulla base di questo, redigere un preventivo di spesa per il lavoro di rimozione.
Nonostante tre solleciti (in data 6 novembre 2008, 27 novembre 2008 e 11 dicembre 2008, cioè a distanza di sei mesi dalla prima comunicazione), nessuna risposta, né nessun sopralluogo è stato mai effettuato dalla Telecom.
Il 28 maggio 2009 l'impresa era costretta suo malgrado a citare la Telecom in giudizio per ottenere lo spostamento dei cavi.
«Ad oggi», spiega Vittorio Ruggeri, vice Coordinatore regionale del Codacons, «non solo la situazione è rimasta identica, ma la compagnia telefonica, invece di risolvere il problema, si è costituita in giudizio eccependo un difetto di giurisdizione. La vicenda, è il classico esempio di come funzionano le cose in Italia. In un qualsiasi altro paese civile una simile prassi commerciale verrebbe sanzionata pesantemente dall'Autorità Garante. Da noi invece il Garante delle Comunicazioni che ben conosce le prassi poste in essere dalle compagnie telefoniche, evidentemente è troppo preoccupato di ledere i loro interessi, per tentare di risolvere i problemi della gente».

21/12/2009 9.37