Nuova sede per il Parco Maiella, «una torre dorata lontana dai piccoli comuni»

Alessandro Biancardi

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SULMONA. Il Parco Nazionale della Maiella ha una nuova e prestigiosa sede operativa. Venerdì prossimo si terrà l'inaugurazione (ore 16), ma come al solito non mancano le polemiche.


SULMONA. Il Parco Nazionale della Maiella ha una nuova e prestigiosa sede operativa. Venerdì prossimo si terrà l'inaugurazione (ore 16), ma come al solito non mancano le polemiche. La nuova sede è nella nota Badia Morronese, a Sulmona, fresca di restauro, uno dei monumenti simbolo dell'Abruzzo.
E' un complesso monumentale vastissimo costruito nel XIII secolo, divenuto prima convento Celestiniano e poi nell'ottocento carcere.
Adesso una parte ospita gli uffici Monitoraggio e Gestione Biodiversità, Programmazione e Progettazione, Sistemi Informativi e Territoriali ed Educazione Ambientale, Urbanistica ed Edilizia e Promozione dell'Ente Parco.
Nei mesi scorsi è stato firmato l'atto di restituzione di una porzione del prestigioso edificio storico tra la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici d'Abruzzo e l'Ente Parco.
La parte di immobile, che corrisponde al fronte nord-ovest, è stata concessa al Parco in comodato d'uso.
Dopo alcuni anni di lavori, finanziati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali la struttura è stata consolidata e restaurata.
C'è stato poi tutto il lavoro necessario per adeguare la nuova destinazione degli spazi che verranno utilizzati come uffici.
Venerdì la tanto attesa inaugurazione alla quale parteciperanno il presidente Gianfranco Giuliante, il direttore Nicola Cimini, il sindaco di Sulmona Fabio Federico, il presidente Chiodi, la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane e il prefetto dell'Aquila, Franco Gabrielli.
Ci saranno anche monsignor Angelo Spina, vescovo della Diocesi di Sulmona, e Aldo Cosentino, direttore generale della direzione Protezione Natura Ministero dell'Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare.
Hanno già annunciato che non parteciperanno all'evento, invece, i sindaci dei Comuni di Campo di Giove e di Palena che manifestano il proprio dissenso nei confronti della scelta che definiscono «improvvida».
Qual è il problema?
Domenico Parente e Vittorio Di Iorio contestano il fatto che l'Ente Parco abbia deciso di allocare la propria sede «lontano dai piccoli comuni montani i cui territori sono sottoposti alla propria vigilanza e per i quali l'Ente avrebbe dovuto rappresentare, con la propria materiale presenza e con le proprie risorse economiche, l'ispiratore di un, quanto mai, necessario sviluppo ecosostenibile».
«Si subisce, invece, e con estremo rammarico», aggiungono i due, «la decisione dell'Ente Parco di utilizzare la propria, evidentemente notevole disponibilità economica, non per farsi promotore del rilancio economico e sociale dei territori montani che dovrebbe tutelare e proteggere, quanto, piuttosto, per attrezzare una nuova e sontuosa sede, la cui utilità per la realizzazione degli scopi statutari dell'Ente sfugge agli scriventi».
I due sindaci temono inoltre che «da questa torre dorata l'Ente Parco si sottrarrà ancora più facilmente al proficuo confronto, da sempre sollecitato da parte nostra, perseverando in una deprecabile politica di pregiudiziale chiusura e contrapposizione alle istanze provenienti dai comuni, troppo spesso risoltasi solo nelle sedi giudiziarie con conseguente dispersione delle risorse economiche di tutti gli enti coinvolti».

17/12/2009 14.03