Rifiuti e inchieste. «L’assordante silenzio della politica sul "Sistema Deco"»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

4131

PESCARA. Da settimane ormai si è a conoscenza di una inchiesta che pare essere molto ampia, ed avere un raggio di azione largo su più province e che impegna tre magistrati di Pescara.

Sono emerse incongruenze palesi e vistose solo a ripercorrere la vita amministrativa di certe società. Sentenze del Tar che giudicano illegittimi affidamenti diretti fotocopia ma solo per alcuni si è deciso di ottemperare e poi dichiarazioni mai mantenute nel tempo, finanziamenti che sono piovuti negli anni alle società a capitale pubblico per finanziare progetti i cui risultati scadenti sono sotto gli occhi di tutti.
Insomma spazzatura e politica sembrano un binomio molto stretto. E l'inchiesta parla di associazione a delinquere dove per quello che si sa sono indagati una decina di persone ma il dato è fin troppo parziale.
La procura che indaga da due anni avrebbe già raccolto alcune prove interessanti circa altre operazioni e finanziamenti a politici alcuni di questi potrebbero finire indagati per corruzione.
Ma per ora è prematuro spingersi oltre.
Sull'argomento interviene il consigliere comunale Fausto Di Nisio (Idv) che pare non avere peli sulla lingua e fornisce particolari interessanti.
«Il silenzio della “Politica”», spiega Di Nisio, «a qualcuno potrebbe apparire strano su quello che personalmente amo definire il ”sistema Deco”. A me non appare strano che sia il centrosinistra sia il centrodestra sulla questione dei rifiuti non abbiano fatto sentire la propria voce. Non mi sembra strano perche', evidentemente, la politica ha sempre avuto le mani in pasta su questa materia e la monnezza, che normalmente “puzza” per i comuni mortali cittadini, al contrario “profuma” per i politici.
A profumare, infatti, sono le poltrone nei consigli di amministrazione, i contributi che vengono elargiti in occasione delle competizioni elettorali, e, in buona sostanza, il business che sta' dietro la gestione dei rifiuti».
«Ma chi e' che ha potuto inebriarsi di questo profumo grazie al “sistema Deco”?», continua il consigliere pescarese, «lo si puo' capire semplicemente scorrendo i nomi degli amministratori che in questi anni si sono susseguiti nelle compagini delle società Ambiente Spa ed Ecologica Srl, e questo soltanto per restare nella monnezza del pescarese. Si va' dai Pardi ai Sulpizio passando per i Grosso, i Fattori ed altri e per finire agli Sfamurri, ai Vernamonte, ai Di Girolamo, ai Padovano ed ai Gallerati. Ed il bello e' che questi nomi si intrecciano tra le due società sopra citate: una volta si e' consiglieri in una e Presidenti del CdA nell'altra, una volta si e' Presidenti del CdA in una e responsabili tecnici nell'altra».
Di Nisio però si interroga anche su altri ipotetici vantaggi e fa notare il paradosso di «essere proprietario di discariche e essere il socio amministratore dell'azienda che raccoglie i rifiuti e, guarda caso, li conferisce alla sua discarica il tutto in barba alle più semplici norme della buona concorrenza».
«E cosa succede quando a gestire una piattaforma ecologica realizzata con soldi pubblici viene chiamato un altro operatore che non fa' parte del sistema ?», è sempre Di Nisio che parla, «per esempio la Piattaforma di Alanno gestita dalla società Mantini. Non succede nulla: si prendono i rifiuti da differenziare e li si portano a Teramo alla SO.GE.SA. Spa nella quale attraverso il capitale della Abruzzi Igiene Ambientale Spa il sistema e' sempre presente. Quindi ed in definitiva si conferisce dove il sistema guadagna, contro ogni logica di ambito territoriale, in barba al finanziamento pubblico e al principio di prossimità degli impianti ed, infine, forse con condizioni economiche sospette».
Di Nisio accenna anche al ruolo delle cooperative sociali che hanno gravitato intorno a Ecologica srl presieduta da Sulpizio.
«Queste cooperative», conclude, «che si occupavano della raccolta differenziata in alcuni comuni gestiti da Ecologica Srl hanno fatto il vero “lavoro sporco” precarizzando le maestranze e forse non coprendo nemmeno i costi operativi».


16/12/2009 12.03