Camera Commercio Chieti, Di Lorenzo:«anche riforma dei consorzi industriali»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. «Nuovo re, viva il re»: il detto vale anche anche per Silvio Di Lorenzo, neo presidente della Camera di Commercio di Chieti, eletto ieri con 20 voti a favore e 7 schede bianche.


A fine mese, invece, saranno eletti i consiglieri che compongono la Giunta camerale. Di Lorenzo, vice presidente esecutivo della Honda Italia e presidente di Confindustria Chieti fino al prossimo luglio, succede a Dino Di Vincenzo.
La votazione a scrutinio segreto è stata preceduta dalle dichiarazioni di voto degli astenuti, cioè i rappresentanti del mondo agricolo i quali hanno lamentato – ma senza particolare animosità – il mancato rispetto dei patti precedenti che indicavano come presidente un rappresentante del mondo agricolo.
Dopo l'elezione, nel ringraziamento di rito, il nuovo presidente ha reso noto che il suo programma sarà reso noto a breve: «Sarà un programma aperto all'apporto di tutte le categorie ed ogni argomento avrà un business plan e sarà sottoposto a verifica trimestrale».
Alla richiesta di Pdn di anticipare i temi di fondo di questa sua nuova avventura manageriale, il presidente Di Lorenzo ha specificato che «vuole uscire dai canoni normali della Camera di commercio e dai soliti programmi cristallizzati: agricoltura, credito, banca».
«Mi piacerebbe – ha aggiunto – inserire progetti creativi e puntare su almeno quattro-cinque settori. Innanzi tutto il Campus tecnologico, poi la salvaguardia della Costa dei Trabocchi, Confidi, la riforma dei Consorzi industriali e la tracciabilità dei prodotti agricoli».
Come mai, a suo parere, il mondo agricolo ha contestato la sua elezione?
«Non credo fosse un fatto personale – ha spiegato il neo presidente – anche perché con me sfondano una porta aperta. Io sono d'accordo con la loro proposta di valorizzare la piccola e media impresa. Già lo facciamo in Confindustria. Quindi credo che più che una polemica, la loro posizione vada interpretata come un problema da affrontare e risolvere insieme».
Ad esempio?
«Io conosco il valore della grande impresa e quello della piccola e media imprenditoria – conclude Di Lorenzo – ma ho già dimostrato con la creazione di un Consorzio di sub fornitori che sono ampiamente disponile a valorizzare queste imprese».
Come detto, al momento delle dichiarazioni di voto Domenico Pasetti, Coldiretti, ha ricordato che un precedente accordo scritto e firmato da tutti aveva previsto che, a metà mandato, il presidente Di Vincenzo cedesse il posto ad un esponente del mondo agricolo.
Aver stracciato questo accordo non da a Confindustria il requisito morale per l'elezione di un nuovo presidente.
Mariano Nozzi, presidente della Cia provinciale, ha ribadito la necessità del principio dell'alternanza nelle cariche.
«Anche perché – ha dichiarato a Pdn – i numeri parlano chiaro: in provincia di Chieti l'industria produce un terzo del Pil e non è nemmeno maggioritaria nei versamenti dei contributi camerali: agricoltura e commercio danno di più. D'altra parte – ha concluso – se il mondo agricolo non si è messo d'accordo non è certo colpa di Silvio Di Lorenzo. Sarebbe stato più corretto che Confindustria dell'epoca avesse rispettato quel patto».

Sebastiano Calella 16/12/2009 10.06