Tratta degli "schiavi", Avigdor respinge accuse. Cia e Coldiretti: «noi puliti»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Ha respinto le accuse Roberto Avigdor, 60 anni, ragioniere, nato a Napoli e domiciliato a Sant'Egidio alla Vibrata, arrestato lunedì dai carabinieri di Pescara nell'ambito dell'operazione 'Lavoro pulito'.

L'uomo nel corso dell'interrogatorio di garanzia, che si e' svolto nel pomeriggio nel carcere pescarese San Donato, davanti al gip del tribunale di Pescara, Guido Campli, si e' difeso sostenendo di aver sempre agito nel rispetto della legge sull'immigrazione.
Avigdor ha ottenuto gli arresti domiciliari per motivi di salute: in passato ha avuto una paralisi e ora parla a fatica e cammina con il bastone.
L'inchiesta della Procura (pm Giampiero Di Florio) ha portato complessivamente a 108 arresti e ha scoperto una associazione per delinquere dalle dimensioni enormi.
Il procuratore della Repubblica, Nicola Trifuoggi, ha parlato chiaramente di una tratta degli schiavi in chiave moderna. Vittime oltre 1.500 stranieri che nel corso degli ultimi anni sono arrivati in Italia pagando circa 5 mila euro per un permesso di soggiorno.
Nel mirino anche decine di aziende agricole che avrebbero sfruttato per mesi la manodopera a bassissimo costo degli extracomunitari: paghe da 2-3 euro al giorno, condizioni di vita disumane e ritmi di lavoro allucinanti.
Nei guai è finita anche Romina Candeloro (obbligo di dimora per lei), dipendente della Coldiretti, responsabile di mettere in collegamento le varie aziende con gli stranieri.
Proprio la Coldiretti Abruzzo si dice fiduciosa: «la magistratura farà luce sulla verità dei fatti»
Anche la Cia d'Abruzzo condanna gli episodi di sfruttamento e dichiara la propria estraneità all'«ignobile fenomeno» ed evidenzia «il rispetto della legalità da parte dell'imprenditoria agricola regionale».
«L'imprenditoria agricola abruzzese», sottolinea Domenico Falcone, presidente regionale della CIA, «opera nel pieno rispetto delle leggi ed è portatrice di valori sani e rispettosi delle esigenze e della dignità dei più deboli e bisognosi. Ciò deriva dall'aver vissuto direttamente ed in maniera massiccia il disagio dell'emigrazione. Le poche aziende coinvolte, le cui responsabilità saranno accertate dalla Magistratura, non sono la fotografia dell'intero comparto e non possono scalfire la rettitudine, l'onestà, l'impegno e la professionalità che contraddistinguono l'attività agricola regionale».
L'agricoltura abruzzese conta circa 80.000 aziende «che operano nella piena legalità», sottolinea l'associazione di categoria. «Nonostante la grave crisi che da anni colpisce il settore, queste aziende, nella stragrande maggioranza di piccole e medie dimensioni, garantiscono occupazione a 14680 operai agricoli a tempo determinato. Sono dati ufficiali relativi all'anno 2008, forniti dall'INPS, e, pertanto, evidenzia Falcone, rimarcano la legalità nell'assunzione di manodopera».
Questi dati confermano secondo la Cia «l'estraneità degli agricoltori abruzzesi in operazioni illegali. Altro ragionamento va fatto per gli organizzatori della truffa il cui operato va condannato senza alcuna esitazione o perplessità».

16/12/2009 9.44