Caro pasta: perquisita la De Cecco e altri 4 pastifici

Alessandro Biancardi

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ROMA. Il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, su ordine della procura di Roma, ha perquisito oggi le sedi della Barilla a Parma, della De Cecco a Pescara e Roma, della Divella a Rutigliano (Bari), della Garofalo a Gragnano e della Amato a Salerno.

L'operazione degli inquirenti, da quanto è dato sapere, rientra nell'ambito di un'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal sostituto Stefano Pesci, che stanno cercando di andare a fondo nell'aumento ingiustificato dei prezzi della pasta che dal 2007 ad oggi.
Un aumento che avrebbe portato questo bene a rincarare di oltre il 50%, nonostante il calo dei listini della materia prima.
L'ipotesi è che ci sia stato un accordo tra i principali produttori di pasta italiani per farl lievitare i prezzi. E l'operazione della Guardia di Finanza è finalizzata proprio a reperire documentazione idonea a verificare l'esistenza di un cartello restrittivo della concorrenza.
Anche la sede dell'Unire (Unione industriali pastai italiani) e' stata sottoposta a perquisizione. L'acquisizione dei documenti della Guardia di finanza riguardanti la "De Cecco" è cominciata nella tarda mattinata ed è andata avanti fino al tardo pomeriggio nella sede di Fara San Marino.
Fonti della De Cecco interpellate dall'Ansa hanno riferito che «la dirigenza è serena e collabora con la Guardia di Finanza» ed hanno ricordato che «é in atto un ricorso al Consiglio di Stato contro la multa dell'Antitrust alle aziende ritenendo che gli aumenti fossero ritenuti frutto di un accordo».
L'indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal pm Stefano Pesci, e' stato aperto un paio di anni fa su denuncia delle associazioni di consumatori.
Al momento vi sarebbe un solo indagato ma gli accertamenti potrebbero estendersi ad altri soggetti se dalle perquisizioni dovessero emergere le prove di un accordo tra le grandi aziende produttrici di pasta per determinare il prezzo che nell'ultimo biennio e' aumentato quasi del 50%.
Gli investigatori della Finanza sono, infatti, alla ricerca di mail, verbali di assemblea e altra documentazione relativa a questo accordo restrittivo della concorrenza. I magistrati procedono in base all'articolo 501 bis del codice penale che punisce le manovre speculative su merci.

Proprio nei giorni scorsi sono uscite le motivazioni delle sentenze di conferma delle multe diverse società italiane che producono la pasta.
Secondo l'Antitrust le aziende hanno creato un'intesa restrittiva della concorrenza - tra ottobre 2006 e marzo 2008 - per concertare gli aumenti del prezzo di vendita della pasta secca di semola da praticare al settore distributivo.
Il fascicolo e' stato aperto un paio di anni fa su denuncia delle associazioni di consumatori.
Al momento vi sarebbe un solo indagato ma gli accertamenti potrebbero estendersi ad altri soggetti (non si conosce il nome dell'azienda alla quale appartiene) se dalle perquisizioni dovessero emergere le prove di un accordo tra i big della pasta.
15/12/09 18.21

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