Parco Maiella. D’Ottavio:«Richieste cadute nel vuoto e nessun progetto»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Non passa giorno che l’involontario dibattito sulla gestione del Parco Maiella non si arricchisca di nuovi spunti e contributi. * PIANO DEL PARCO. GIULIANTE:«NON ESISTONO DIVIETI. I SINDACI STRUMENTALIZZANO»
Tutto è iniziato con un nostro articolo che parlava di un impianto eolico costruito con contributi pubblici e abbandonato da anni.
Un monumento non solo allo spreco ma anche alla incoerenza visto che quegli impianti vengono giustificati perché dovrebbero produrre energia e dunque produrre delle utilità.
Utilità che in questo caso da dieci anni si perdono nei meandri della burocrazia e dello scaricabarile tra enti.
A raccontare il suo rapporto con l'Ente Parco Maiella oggi è il sindaco di San Valentino in Abruzzo Citeriore e assessore alla Provincia, Angelo D'Ottavio che pur non essendo un «antiparco» elenca una serie di richieste cadute nel vuoto e afferma: «ora la misura è colma».
E' come se tutti avessero represso il malumore per molto tempo e che ora vedono l'occasione per denunciare quello che –per ognuno- sono le cose che dovrebbero essere migliorate.
«Sono sindaco da un anno abbondante», dice D'Ottavio a PrimaDaNoi.it, « e, nonostante tutta la buona volontà del presidente del Parco (Gianfranco Giuliante), ancora non riesco a venire a capo di un solo problema aperto, nè tantomeno ancora riesco a mettere in piedi un solo progetto con lo stesso Ente.
Non ho mai chiesto grandi interventi, nè tantomeno grandi risorse, a volte anche solo semplici autorizzazioni, ma non ho mai ricevuto nè risposte favorevoli, nè tantomeno risposte negative . . . solo il silenzio assoluto, lo stesso silenzio che avvolge sempre di più le nostre montagne, una volta abitate e vissute da pastori ed agricoltori costretti a chiudere baracca e a migrare verso l'area metropolitana o a rifugiarsi nel centro dei nostri paesi abbandonando l'attività storica».
Eppure molto si potrebbe fare se solo vi fosse responsabilità e forse maggiore professionalità, visto che un ente c'è che almeno funzioni a dovere…
«Penso ai pastori sardi che con un portatile si collegano e vendono on line le loro caciotte, mi piacerebbe succedesse anche qui», continua il sindaco D'Ottavio, «ma non è possibile, non abbiamo più i pastori. Qui abbiamo continuamente le colture distrutte a causa di una fauna violenta e soprattutto non autoctona, che in altri parchi si eliminano, ma qui si possono solo catturare oltretutto in poche aree e con scarsi risultati. Ma la cosa più grave è che questa fauna, oltre a danneggiare le attività storiche dei nostri imprenditori agricoli, che di conseguenza abbandonano le colture di qualità che il Parco dovrebbe tutelare, danneggia anche l'ecosistema».
E poi c'è il problema dell'edilizia. Da più parti arrivano sentori circa la mano pesante nei confronti di piccoli progetti che ricevono pareri negativi da parte degli organi preposti per tutelare il paesaggio e l'ecosistema e poi invece si lasciano passare progetti ben più impattanti, creando incongruenze che la gente non riesce a capire.
«Non cito i casi nei quali le aziende chiedono l'allaccio di energia elettrica e si trovano l'obbligo di ricorrere a linee elettriche interrate (che costano 5 volte quella normale e disincentivano gli investimenti)», continua D'Ottavio, «così come non cito l'attività di pulizia del sottobosco, alla quale spesso le amministrazioni e gli abitanti ormai rinunciano, perchè costretti a ricorrere all'uso del mulo per estrarre il legname che una volta si utilizzava per il riscaldamento invernale e che rappresentava una forma di risparmio per le famiglie. Per riaprire un sentiero nella Valle dell'Orta ho fatto ricorso ad un gruppo di volontari, che hanno lavorato "gratuitamente" per tre settimane, avevo chiesto solo un pò di segnaletica, ma non ho ottenuto neppure quella».
Eppure non è mancata a volte oltre il danno anche la beffa.
D'Ottavio racconta di sopralluoghi effettuati con «importanti dirigenti del Parco» nei quali sembrava non fossero apparsi elementi ostativi per alcuni progetti ma poi sono arrivati pareri negativi: situazioni difficilmente comprensibili.
Una mancanza di dialogo e di spiegazioni che forse è stata tirata troppo per le lunghe e che ora probabilmente merita di essere affrontata e risolta con spiegazioni chiare e senza polemiche.
L'ultima missiva firmata dal sindaco di Sav Valentino e indirizzata al Parco è datata 11 novembre e si rimarca come in 17 mesi le cinque note inviate nel frattempo non abbiano avuto riscontro.
«Provvederò a rimuovere dal bilancio di previsione», scrive D'Ottavio, «le poste previste in entrata per il punto informativo, mi attiverò per richiedere l'abbattimento selettivo e mi adeguerò alle strategie dell'Ente per la sentieristica lasciandola all'abbandono ed evitando che qualcuno possa godere dei panorami che la natura ci avrebbe voluto regalare. Al tempo stesso, però, devo ammettere che il Parco è molto attento a rilasciare atti che arrivano anche a negare le possibilità di impresa e di sviluppo delle attività che insistono sull'area oltre che di quelle che insistevano anche prima dell'istituzione dell'Ente».
14/12/2009 9.43

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PIANO DEL PARCO. GIULIANTE:«NON ESISTONO DIVIETI. I SINDACI STRUMENTALIZZANO»

Nei giorni scorsi i sindaci dei comuni ricadenti nell'area del Parco della maiella hanno sottoscritto all'unanimità un documento che contesta molti aspetti del piano del parco. Il piano secondo i sindaci prevederebbe norme eccessivamente restrittive e che avrebbero una ricaduta negativa su imprese e popolazione.
Ilprsidente del Parco Gianfranco Giuliante (Pdl) dice di non conoscere ufficialmente il documento di cui ha appreso solo dalla stampa.
«La notizia sorprende ed appare di difficile comprensione, alla luce delle seguenti incontrovertibili considerazioni», spiega Giuliante, «il Piano del Parco ha riportato il parere favorevole all'unanimità della Comunità del Parco, come espressamente previsto dalla norma; dei trentanove comuni che hanno il territorio ricompreso all'interno del perimetro del Parco, solo 15 comuni hanno presentato osservazioni e ben 25, tra cui comuni interamente ricompresi all'interno del perimetro del Parco, come Pacentro e Sant'Eufemia, non hanno presentato osservazione alcuna. Dimostrando con ciò la sostanziale bontà dei contenuti del Piano. Oltretutto, molte delle osservazioni presentate dai 15 comuni, sono state poi recepite dalla Regione Abruzzo, titolare del procedimento. Inoltre», ha aggiunto Giuliante, «con tutti i comuni che hanno aree edificate- le zone D del Piano del Parco- sono state sottoscritte specifiche intese, ai sensi della legislazione vigente, tra Comuni interessati, Parco e Regione e quindi concordate. Solo alla fine di questo lungo processo di concertazione e di intese, durato oltre 10 anni, integrato con Valutazione di incidenza e parere del Comitato Regionale per i Beni Ambientali, la Regione Abruzzo ha potuto procedere all'approvazione del Piano, intervenuta con Delibera di Consiglio Regionale del 30 dicembre 2008.
Il Piano è poi entrato a pieno regime con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, in data 17 luglio 2009».
Giuliante aggiunge anche che quei divieti di cui parlano i sindaci non esistono «il Piano non prevede né può prevedere», come per esempio divieto di raccolta di legna secca, di raccolta di tartufi, di funghi ed altri prodotti del sottobosco, di escursionismo, di pascolo ecc..
«Perché è il Regolamento del Parco, e non il Piano, a disciplinare», conclude il presidente, «“ l'esercizio delle attività consentite dentro il territorio del Parco “ come espressamente indicato dall'articolo 11 della legge Quadro sulle aree protette, 394/91 ovvero una Legge nazionale. Il Regolamento, varato dall'Ente Parco sin dal 1999, è ancora all'esame del Ministro dell'Ambiente, cui compete di adottarlo con proprio decreto. Fino a quando non verrà licenziato dal Governo d'intesa con la Regione Abruzzo, il Parco non potrà non applicare la Legge poiché la mancata approvazione del Regolamento non consente deroghe ai divieti previsti dalla 394/91».
14/12/2009 10.46