Villa Pini il Pd scrive a Napolitano, Schifani, Fini, Mancini e Marino

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Il segretario Paolucci: «Vogliamo sbloccare la situazione, la Regione è immobile».

Un documento dettagliato che ricostruisce la vicenda Villa Pini e fotografa la gravità della situazione attuale, accompagnata da un appello urgente a intervenire, inviata alle più alte cariche dello Stato.
E' la nuova iniziativa messa in campo in campo dal Pd abruzzese sulla ormai lunghissima vertenza Villa Pini.
«Abbiamo deciso di coinvolgere le più alte cariche dello Stato» dice il segretario del Pd Silvio Paolucci «per tentare di sbloccare la lunga vertenza di 1.500 dipendenti del gruppo, senza stipendio da otto mesi nell'immobilismo della giunta regionale».
La lettera, sottoscritta dal segretario regionale del Partito Democratico Silvio Paolucci e dai sette consiglieri regionali Camillo D'Alessandro, Franco Caramanico, Giovanni D'Amico, Giuseppe Di Luca, Giuseppe Di Pangrazio, Claudio Ruffini e Marinella Sclocco, è stata inviata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ai presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini, al vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura Nicola Mancino, al presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale Ignazio Marino.
«Il Gruppo Villa Pini» si legge fra le premesse «è stato ed è tutt'ora interessato da vari contenziosi giudiziari con il sistema sanitario regionale nei quali si controverte sulla debenza o meno delle remunerazioni di prestazioni sanitarie e riabilitative per importi di enorme rilevanza; l'origine di tali contenziosi è da ricercare nel mancato rispetto delle regole che presiedono ai rapporti tra strutture private e servizio sanitario regionale e nei voluminosi rilievi formulati nell'abito delle attività ispettive delle Asl».
Inoltre, scrivono gli esponenti PD, «la situazione gestionale e finanziaria del Gruppo è da tempo al collasso per effetto di diverse cause, tra cui la distrazione dalle casse delle società di ingenti somme (così come risulta dagli atti conclusi di indagini penali) e l'applicazione di regole e controlli rigorosi in virtù delle norme emanate negli anni 2007 – 2008 per far fronte al pesantissimo deficit della sanità regionale».
E dopo l'esplosione della crisi nei mesi scorsi, ricorda la lettera, «la Commissione di Indagine per l'efficacia e l'efficienza del servizio Sanitario Nazionale, istituita dal Senato della Repubblica e presieduta dal Sen. Ignazio Marino, ha attivato attività ispettive sulla gestione delle attività del Gruppo pervenendo a constatare gravi irregolarità gestionali e seri problemi igienico-sanitari e funzionali in alcune strutture riabilitative psichiatriche, poi fatte oggetto di ordinanze di chiusura da parte del Sindaco di Chieti (ordinanze non ancora eseguite)».
Ecco perché, alla luce dell'anomalia che vede «circa 1.500 lavoratori costretti a garantire un servizio pubblico, quello sanitario ed assistenziale, senza poter percepire gli stipendi per periodi insopportabilmente lunghi e ciò nel mentre le Autorità preposte, in primis quella regionale, non adottano alcun provvedimento e il datore di lavoro continua indisturbato a gestire le sue aziende», il Pd chiede un intervento deciso.
È necessario – chiedono il segretario e i consiglieri regionali del Pd – che i destinatari si legge nella lettera «adottino ogni iniziativa ed attività persuasiva sulle Autorità pubbliche della Regione Abruzzo per pervenire ad una soluzione definitiva della vicenda, che contempli il pagamento degli stipendi arretrati e correnti, la salvaguardia dei posti di lavoro e la cessazione di ogni attività illegale ed abusiva da parte del datore di lavoro e dei soggetti pubblici preposti ad affrontare e risolvere tale gravissima vicenda».

14/12/2009 10.01