La tratta degli schiavi moderni: 1.500 ingressi illegali, 108 persone in manette

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

9435

La tratta degli schiavi moderni: 1.500 ingressi illegali, 108 persone in manette
PESCARA. Dalle prime ore di oggi è scattato il maxi blitz dei carabinieri della Provincia di Pescara: 108 le persone arrestate accusate di associazione a delinquere e immigrazione clandestina. Tra queste sono finiti in manette anche una dipendente della Coldiretti e un noto tributarista di Teramo. (Nella foto: il pm Giampiero Di Florio)
Le misure cautelari sono state emesse dal gip del Tribunale di Pescara, Guido Campli, sulla scorta delle risultanze investigative del pm Giampiero Di Florio.
L'attività d'indagine è stata portata avanti dai carabinieri della compagnia di Penne.
L'inchiesta è stata condotta in un arco temporale molto ampio, dal 2006 fino al 2009: dei 108 arrestati 31 sono finiti in carcere, 33 agli arresti domiciliari, 44 hanno l'obbligo di dimora.
Secondo prime notizie sarebbe stata disarticolata una delle più efficienti organizzazioni criminali che hanno alimentato il fenomeno dell'immigrazione clandestina (smuggling of migrant, letteralmente contrabbando di migranti) degli ultimi anni in Italia.
Secondo la Procura attraverso un «eccezionale meccanismo truffaldino ed evidenti complicità para istituzionali nella città di Pescara ed in diverse regioni italiane con ramificazioni in numerosi stati esteri», l'associazione a delinquere avrebbe «alimentato continuamente flussi migratori nella più totale illiceità».
Altri particolari verranno forniti in tarda mattinata.

IL RUOLO CENTRALE DEL TRIBUTARISTA

A capo dell'organizzazione c'era Roberto Avigdor, noto ragioniere domiciliato in provincia di Teramo ma napoletano d'origine, 60 anni, in grado, secondo l'accusa di realizzare e gestire una vera e propria centrale dell'immigrazione clandestina.
Con il passare del tempo l'uomo sarebbe stato in grado di estendere le sue ramificazioni sia a livello internazionale, con il coinvolgimento di extracomunitari residenti nei paesi d'origine che facevano la spola tra l'estero e l'Italia, e alcuni delegati che si muovevano a livello nazionale.
Questi ultimi si sarebbero mossi «attraverso accordi illeciti con persone direttamente collegati a Avigdor, tra i quali imprenditori agricoli e impiegati di associazioni di categoria».
Tra gli arrestati anche la figlia dell'uomo, Francesca Avigdor, e Romina Candeloro dipendente della Coldiretti. Per queste due è stato deciso l'obbligo di dimora.
Secondo gli inquirenti quest'ultima era l'addetta al contatto con le ditte per ''smerciare'' i lavoratori extracomunitari.
Avigdor, un consulente del lavoro che opera stabilmente in questo settore, era stato già arrestato lo scorso luglio nell'ambito dell'operazione [url=http://www.primadanoi.it/notizie/21994-Visti-per-10-mila-euro-In-manette-gli-ultimi-3-ricercati]Money for Visa[/url] della questura di Teramo perchè si adoperava fattivamente nel reperimento di datori di lavoro compiacenti e nel ritirare i Nulla Osta da consegnare ai correi previo pagamento dell'illecito compenso.



5 MILA EURO PER UN PERMESSO DI SOGGIORNO

L'associazione, nel triennio di investigazioni, ha consentito l'ingresso e la permanenza nel territorio nazionale di circa 1.500 cittadini extracomunitari, per lo più destinati allo sfruttamento in precarie e disumane attività di lavoro presso aziende agricole conniventi.
Tutto è stato possibile grazie a documentazione definita dagli inquirenti «ingannevole» che attestava falsamente la continuità di rapporti di lavoro di fatto mai esistiti al fine di favorire l'ingresso e il rinnovo del permesso di soggiorno.
Tutto questo, ovviamente, non avveniva gratuitamente ma dietro pagamento di grosse somme di denaro, mediamente 5 mila euro per ciascuna persona.
Parte di questa cifra veniva poi destinata al compenso delle aziende che richiedevano la forza lavoro, si parla di circa 1.000 euro.
Ed in effetti la possibilità da parte degli imprenditori agricoli di trovare manodopera da assumere ed alloggiare senza alcuna spesa avrebbe costituito il vero incentivo all'immigrazione clandestina.
I vantaggi in primo luogo erano per l'associazione a delinquere che nel corso degli anni ha usufruito del pagamento dei 5 mila euro per ogni extracomunitario che voleva entrare in Italia, riuscendo a guadagnare oltre 7 milioni di euro.
In secondo luogo vantaggio c'è stato anche per i datori di lavoro che hanno ricevuto il contributo elargito dall'associazione a delinquere, diminuendo in questo modo i costi della produzione potendo contare su manodopera a bassissimo costo.
Infatti lo stipendio, se così si può chiamare, del lavoratore, non era altro che parte di quel contributo versato dallo stesso straniero al momento dell'ingresso in Italia.
Una sorta di restituzione di una percentuale bassissima di quella ''tassa'' elargita solo a condizione che portasse a termine il lavoro quotidiano.

2-3 EURO DI PAGA AL GIORNO

In molti casi l'imprenditore di turno pretendeva denaro per il trasporto ''sul campo'' e per l'alloggio, spesso in condizioni disumane, applicando addirittura una penalità per il mancato conseguimento del quantitativo di raccolto assegnato. Mediamente questo si aggirava tra le 40 e 50 cassette di prodotto.
Per il lavoratore la paga per una intera giornata di fatica non superava mai i 3 euro.
Lo sfruttamento nel lavoro nei campi si è rivelato, inoltre, in tutta la sua drammaticità quando alcuni degli extracomunitari sono stati costretti a lavorare anche se malati o debilitati fisicamente.
E' stato inoltre evidenziato che, nella quasi totalità dei casi, gli stranieri, una volta arrivati in Italia in modo apparentemente lecito, facevano poi perdere le proprie tracce dopo poco entrando in clandestinità, fatti salvi alcuni casi sporadici di avvenuto rinnovo del permesso di soggiorno, possibile grazie alla compiacenza di ditte diverse da quelle originarie e corrispondendo un nuovo contributo.

UN MECCANISMO ''ECCEZIONALE''

Questo eccezionale meccanismo è stato per anni gestito da una ramificata organizzazione strutturata con diversificazione dei compiti.
C'erano referenti internazionali in Tunisia, dove c'era addirittura un ufficio per la raccolta delle richieste di circa 100 extracomunitari al giorno. E poi ancora ''alleati'' in Marocco, Bangadlesh, Sri Lanka, Cina e Albania.
L'organizzazione sgominata oggi non solo riusciva ad eludere la normativa nazionale ma poteva confidare sulla capillare localizzazione dei propri terminali fuori dall'Italia.
Come ha spiegato in conferenza stampa questa mattina il procuratore capo, Nicola Trifuoggi, questa non è stata una operazione contro gli immigrati, ma una operazione volta a disarticolare una associazione a delinquere che ha giocato per anni alle spalle della povera gente attratta dal miraggio di migliori condizioni di vita nel nostro paese, presentata come una sorta di terra promessa.

GLI ARRESTATI

Tra gli arrestati ci sono 25 italiani 51 tunisini, 19 marocchini, altri di nazionalità del Bangadlesh, Cina, Sri Lanka, Algeria e Francia.
Tra gli italiani in carcere oltre Avigdor c'è Cristian Di Berardino 30 anni: entrambi sono nel penitenziario di Pescara e saranno ascoltati dal gip probabilmente domani per l'interrogatorio di garanzia.
Tra gli italiani ai domiciali: Livia Cerioni, Francesco D'Annunzio di Penne, Mario De Ioris di Pescina, Giuseppe Di Cecco di Lettomanoppello, Francesco D'Onofrio di Chieti residente a Villamagna, Marenzo D'Onofrio di Villamagna, Serafino Lazzarini di Ascoli Piceno ma residente a Cepagatti, Antonella Mastrogiacomo di Carpineto della Nora, Paolo Marcozzi di Civitella del Tronto, Aldo Nanni, nato a Miglianico e residente a Villamagna, Rodolfo Orru di Scafa, Felice Palmieri di Borrello (Ch), Gian Marco Veccia di Ripatransone, Rosella Zaccagnini della provincia di Ancona.
Tra colo che hanno subito la misura restrittiva dell'obbligo di dimora c'è la figlia di Avigdro, Francesca, la dipendente della Coldiretti, Romina Candeloro di Pescara, Liana Di Martino di Turrivalignani, Claudio Flamini della provincia di Ascoli, Licio Pardi di Lettomanoppello, Adelchi Pistella di Picciano, Lucio Salamini della provincia di Piacenza, Luisa Tomasello della provincia di Genova.

14/12/09 13.12

CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK