Inchiesta sui rifiuti: sequestri nella sede della Comunità Vestina

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

5911

PENNE. Una storia lunga di interessi, di utili in crescita per le società, atti illegittimi e tasse che aumentano sempre di più. E’ la storia infinita della politica che pare sprofondare in un nuovo precipizio fatto di immondizia.





PENNE. Una storia lunga di interessi, di utili in crescita per le società, atti illegittimi e tasse che aumentano sempre di più. E' la storia infinita della politica che pare sprofondare in un nuovo precipizio fatto di immondizia.


Anche oggi la polizia è stata in giro a rastrellare documenti nell'ambito dell'inchiesta sui rifiuti che cresce di giorno in giorno.
La mattinata gli uomini della Digos l'hanno trascorsa tutta alla Comunità Montana Vestina, a Penne, che sembra essere uno snodo importante, forse fondamentale, dell'inchiesta dopo Montesilvano.
Sarebbero stati portati via documenti inerenti gli appalti, le gare, i bilanci, delibere e documenti pubblici sullo smaltimento dei rifiuti in un arco di tempo molto ampio e che riguardano i rapporti tra l'ente pubblico e la Ecoemme ma anche con la Ambiente spa.
La Comunità Vestina, infatti, risulta tra i soci sia di Ecoemme che di Ambiente spa, proprio come il Comune di Penne.
Ed ora l'inchiesta inizia a fare paura perché rischia di tirare dentro moltissime persone che a vario titolo avrebbero partecipato a quella che sembra essere una enorme associazione a delinquere, questo almeno è il reato contestato dalla procura di Pescara, e che avrebbe portato ad una serie di utilità economiche a pioggia su diversi personaggi, anche amministratori pubblici.
Una inchiesta che è stata avviata da quasi due anni e che sarebbe alle sue battute finali.
I tre procuratori al lavoro sono Nicola Trifuoggi e Gennaro Varone che hanno affiancato Annarita Mantini che ha avuto in sorte di aprire l'inchiesta.
Interessi ed un fiume di denaro che è fluito rapido nelle casse di alcune società private, alcune di queste di proprietà della famiglia Di Zio, da sempre nel settore, e poi ritornate in alcune tasche di amministratori.
Ed è chiaro che dietro i rifiuti c'è il sospetto pungente e devastante di una corruzione sempre sospettata ma che la procura crede di riuscire a provare.
E da parte dell'accusa ci sarebbero già un bel po' di materiale probatorio acquisito proprio nei due anni di silenziosa indagine.
Il più, dunque, sarebbe fatto: un quadro è stato tracciato anche con diversi particolari “nitidi”, per questo gli inquirenti, nei mesi scorsi, sono sempre andati a colpo sicuro.
Chissà se dopo l'edilizia, la sanità e le tangenti pescaresi il 2010 non debba essere ricordato come l'anno dell'immondizia. Un anno di new entries ma anche di vecchie conferme.

PENNE: AFFIDAMENTO DIRETTO ALLA ECOEMME TRA LE PROTESTE

E' l'agosto 2002, fa caldo. I più sono in ferie o al mare.
Al Comune di Penne si lavora alacremente perché si pensa di affidare proprio alla Ecoemme il servizio di nettezza urbana.
Così fu.
A presiedere l'allora amministrazione c'era un sindaco che ha fatto carriera, Paolo Fornarola, diventato poi assessore nella giunta provinciale di Giuseppe De Dominicis.
Istantanee furono le proteste dell'opposizione che con alcune interrogazioni volle vederci chiaro ma il tutto venne bollato come «polemiche di campagna» e ben presto ci si dimenticò di quello che per alcuni era un vero e proprio affidamento diretto.
Uno dei tanti della storia dei rifiuti.
Rifiuto netto come quello di ottemperare alle sentenze del Tar e del Consiglio di Stato che ha per esempio già decretato l'illegittimità degli appalti affidati da decine di Comuni ad Ambiente spa.
Non solo.
L'opposizione si schierò subito contro la decisione di Fornarola e criticò aspramente anche la presunta «non convenienza» del contratto stipulato.
Possibile che il Comune avesse fatto un favore alla Ecoemme dove comunque partecipano il Comune di Montesilvano, lo stesso Comune di Penne e la Deco di Di Zio?
Difficile da credere.
A scandagliare la storia pennese del tempo si ricordano tuttavia numerosissime proteste legate alla nettezza urbana.
Nel 2004 per esempio venne interrotta la raccolta differenziata.
Un servizio pare naufragato ben presto: il porta a porta non funzionava, meglio le isole ecologiche.
Meglio perché pare che queste facciano risparmiare alle ditte anche il 45% dei costi. Meno costi più guadagno.
In compenso, con buona pace di chi aveva criticato l'eccessiva spesa per il Comune già nel 2004, i tributi legati all'immondizia erano aumentati moltissimo, secondo alcuni persino raddoppiati.
Polemiche sterili che probabilmente ricordano in pochi ma che avevano sempre una conferma, mese dopo mese.
Nel 2004 la Ecoemme chiuse il bilancio 2003 con un utile di 293mila euro.
Andrea Diodoro, presidente dell'Ecoemme, in quella occasione annunciò l'ennesimo progetto finanziato dalla Regione per la raccolta differenziata.
Il costo dell'investimento fu di circa 770mila euro, di cui il 60 per cento a carico della Regione Abruzzo e la restante quota spettante all'azienda.
Grazie alla liquidità pubblica si prevedeva di comprare nuovi mezzi meccanici (autocompattatori, autotelai, un trattore, quattro furgoncini Porter della Piaggio) e circa 158 nuovi cassonetti.
Affari a gonfie vele tanto che nel 2005 la Ecoemme chiudeva il bilancio (2004) ancora in attivo con un utile di circa 600 mila euro.
Ai soci (Comune di Montesilvano, Comunità Montana Vestina e la ditta Deco) spettò il dividendo globale di 249 mila euro, notizie roboanti lanciate in conferenza stampa dal presidente Emilio Di Censo.
Non sarà tutta colpa dei rifiuti e dei soldi pubblici spesi ma le tasse sono aumentate e soprattutto quelle dei rifiuti.
Nel 2009 pare sia cosa evidente: la raccolta differenziata non brilla nemmeno nelle zone coperte da Ecoemme che, come altre società pubbliche, e non, ha ricevuto finanziamenti ingenti, sempre pubblici.
Ma la Regione non ha mai controllato.
Scusa vecchia per un nuovo scandalo.

a.b. 11/12/2009 15.50

CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK