Associazione Rom:«è ora di sedersi ad un tavolo. La politica si impegni»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

4002

ABRUZZO. «I conflitti con la minoranza rom presente nella città di Pescara e provincia, ma anche in tante altre città abruzzesi, stanno raggiungendo livelli ingiustificabili ed eccessivamente pericolosi per il futuro».
E' l'allarme che lancia la Federazione Romanì, il sodalizio che riunisce residenti di etnia rom, dopo i fatti di Alba Adriatica ed i contrasti sociali tra Pescara e Montesilvano, ultimamente ritornati alla ribalta con alcune operazioni di polizia e con gli sfratti coatti dalle case popolari abusivamente occupate.
La Federazione vuole scuotere la politica «priva di ogni volontà a svolgere il proprio dovere istituzionale e costituzionale, a coniugare la legalità e l'integrazione culturale nel rispetto delle norme e dei principi».
«Da troppo tempo, per dare soluzione alla questione rom», hanno detto i responsabili del sodalizio, «mancano i doveri della politica e le dichiarazioni spregevoli contraddistinte dalla fierezza dell'ignoranza e dall'arroganza del potere, fanno pensare ad una politica alla ricerca dell'utilizzo strumentale della problematica posta della minoranza rom per proprio tornaconto personale, indifferente al fatto che il disagio si riversi irrimediabilmente sulla quotidianità di tutti i cittadini. La legalità è un valore irrinunciabile, valida per tutti e per ciascuno, che non può giustificare la negazione dei diritti alla persona».
«E' necessaria», aggiungono i rom, «una riflessione politica ed istituzionale per una sequenza di “deficit” che impediscono una integrazione della minoranza Rom; una sequenza di “deficit” che da troppo tempo non trovano risposte coerenti alle norme ed ai principi costituzionali ed istituzionali. Una sequenza di “deficit”, mediatico - culturale – politico – istituzionale – di partecipazione attiva e di conoscenza, che hanno “categorizzato” i pregiudizi contro la popolazione rom e “banalizzato” la cultura romanì, che hanno “ostacolato” i processi di scambio culturale, di acculturazione e inculturazione ed hanno impedito una "canalizzazione politico/istituzionale" alla cultura romanì.
“Deficit” che hanno portato a generalizzare in tutta la popolazione rom e sinta la responsabilità del singolo. Deficit che mal utilizza le risorse comunitarie che la Commissione Europea destina per la minoranza rom per rimuovere gli ostacoli, che impediscono la piena realizzazione della persona umana …»
Per queste ragioni i rom hanno chiesto con urgenza la costituzione di un tavolo politico interistituzionale aperto alle organizzazioni rom per poter definire un programma di integrazione sul territorio.

10/12/2009 13.35

CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK