Tar: «22 imprese della pasta concordarono politica prezzi»

Alessandro Biancardi

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ROMA. Uscite le motivazioni delle sentenze di conferma delle multe a 22 società italiane che producono la pasta.

Come dimostrato dall'Antitrust, le 22 imprese del settore della pasta e le due associazioni di categoria multate per aver creato un 'cartello' per i prezzi, «risultano aver concordato forme di reciproca collaborazione preordinate alla pratica sostituzione del meccanismo concorrenziale con una prassi di concertazione delle politiche di prezzo».
Lo scrivono i giudici della I sezione del Tar del Lazio nelle motivazioni della sentenza con la quale hanno confermato le multe per più di 12 milioni di euro complessivamente inflitte alla fine dello scorso febbraio (la più alta, 5 mln, a Barilla; la più bassa, mille euro, a Unionalimentare).
Tra le multate, oltre Barilla, ci furono anche Del Verde, De Cecco, Divella, La Molisana, Colussi, Nestlé, Garofalo e Granoro; oltre a Unionalimentari, fu multata anche l'Unipi, la più rappresentativa associazione di categoria.
Secondo l'Autorità, le aziende hanno creato un'intesa restrittiva della concorrenza - tra ottobre 2006 e marzo 2008 - per concertare gli aumenti del prezzo di vendita della pasta secca di semola da praticare al settore distributivo.
Per la Coldiretti questo comportamento avrebbe avuto pesanti conseguenze se si considera che la pasta e' il piatto preferito dagli italiani che l 'anno scorso ne hanno consumata oltre 1,5 milioni di tonnellate, per un controvalore di 2,8 miliardi di euro.
« Il prezzo della pasta - sottolinea la Coldiretti - e' rimasto pressoche' stabile rispetto allo scorso anno nonostante le quotazioni del grano siano scese su valori inferiori di ben il 30 per cento mettendo a rischio il futuro delle coltivazioni Made in Italy. Una crisi che non e' giustificata dal consumo di pasta di semola che in Italia e' cresciuto in valore del 2,8 per cento nel primo semestre 2009 rafforzando il primato degli italiani nel consumo che e' fissato - sottolinea la Coldiretti - attorno ai 26 chili a persona, tre volte superiore a quello di uno statunitense, di un greco o di un francese, cinque volte superiore a quello di un tedesco o di uno spagnolo e sedici volte superiore a quello di un giapponese».
«Peraltro - continua la Coldiretti - circa la meta' della produzione italiana e' esportata in Germania (19 per cento), Francia (15 per cento), Regno Unito (14 per cento) Stati Uniti (7 per cento) e Giappone (5 per cento)».
Un piatto di pasta su quattro consumato nel mondo e' fatto in Italia che e' leader nella produzione con 3,2 milioni di tonnellate superiore a quella degli Stati Uniti (2 milioni di tonnellate), del Brasile (1 milione di tonnellate) e della Russia (858 mila tonnellate).
Per salvare la pasta di grano italiano la Coldiretti e' impegnata nel progetto una "filiera agricola tutta italiana" per tagliare le intermediazioni e combattere le distorsioni e le speculazione dal campo alla tavola con il coinvolgimento delle imprese agricole, dei mercati degli agricoltori, delle cooperative e dei Consorzi Agrari che hanno recentemente varato l'holding "Consorzi Agrari d'Italia".

10/12/2009 9.02