Intercettazioni non motivate: presunto boss assolto a Vasto per usura

Alessandro Biancardi

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VASTO. Le intercettazioni telefoniche vanno sempre motivate, altrimenti sono inutilizzabili dalla pubblica accusa.


Grazie a questo pronunciamento della Corte di Cassazione, il Tribunale di Vasto (Chieti), ha assolto ieri dall'accusa di usura Michele Pasqualone, 66 anni, originario di Anoia (Reggio Calabria), presunto boss della mala calabrese da quasi trent'anni residente a Vasto.
Di lui si e' occupata spesso la giustizia, come di recente, quando era stato coinvolto e arrestato nelle operazioni dei carabinieri denominate "Histonium 1 e 2" su un maxi giro di estorsioni e rapine.
Con lui i giudici vastesi hanno assolto anche Michele Del Borrello, imprenditore agricolo vastese, presunto complice di Pasqualone.
I due erano finiti sotto processo per una complessa vicenda legata alla compravendita di un terreno. A cederlo era stato N.L., un imprenditore vastese che, in temporanea difficolta' finanziaria, aveva venduto il bene, salvo poi rivendicarlo, come consentito dalla legge, nei sessanta giorni successivi alla stipula dell'atto pubblico.
Nell'indagare per altri fatti su Pasqualone, la procura di Vasto, che lo intercettava, aveva accertato che, per quella vendita definita in gergo subordinata, il calabrese si era servito di un prestanome, il Del Borrello, ottenendo dall'imprenditore 50 mila euro in piu' rispetto alla cifra pattuita per la compravendita.
Da qui le ipotesi di usura e di illecita pratica finanziaria contestate agli imputati.
Difesi dagli avvocati Angela Pennetta e Marisa Berarducci, Pasqualone e Del Borrello sono stati assolti. Determinante ai fini della non colpevolezza il precedente verdetto del Gup del Tribunale di Vasto, Anna Rosa Capuozzo che, nel rinviare gli imputati a giudizio, aveva riconosciuto fondata la tesi dell'avvocato Pennetta: le intercettazioni telefoniche, come spiega la Suprema Corte, devono essere mirate e motivate per essere utilizzate nel dibattimento.

05/12/2009 14.25