Ecoemme, Cordoma: «sono pulito, si faccia chiarezza in fretta»

Alessandro Biancardi

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Ecoemme, Cordoma: «sono pulito, si faccia chiarezza in fretta»
MONTESILVANO. Un sindaco Cordoma deciso, «sereno» e convinto della propria estraneità dei fatti contestati dalla Procura di Pescara, sulla gestione della Ecoemme, questa mattina in Comune ha parlato per la prima volta dell'inchiesta che lo ha travolto.
«La notte dormo tranquillo», ha assicurato, anche se non ha nascosto un «forte dolore» che lo ha investito quando ha appreso dalla stampa di essere indagato per reati come corruzione, truffa e abuso d'ufficio («sono sotto un treno», ha detto sinceramente).
«Soffro perchè chi ha una dignità soffre nel deludere le persone care. Questa notizia mi ha sconvolto, come ha sconvolto chi mi sta intorno».
La sua giunta, i suoi consiglieri, molti dei quali presenti in conferenza stampa, hanno fatto quadrato e assicurano che «la fiducia non è mai venuta meno».
E una nuova macchia cade sul Comune di Montesilvano già stritolato nel passato da inchieste pesantissime.
«Questa è una città normale», ha detto il primo cittadino, «dove le cose si stanno muovendo in maniera lecita. Basta dire che Montesilvano è una città sporca!».
E le accuse sulla Ecoemme allora?
Per Cordoma «solo in Italia un sindaco che ha denunciato certe cose può finire da denunciante a denunciato».
«Sono andato il 4 luglio del 2008 a portare un esposto in procura», ha ricordato, «in cui mettevo in fila, una dietro l'altra, le tante anomalie: dalla nascita della società al contratto capestro e alle tariffe troppo alte».
Nella denuncia anche l'episodio del 2001 quando parte delle quote vennero cedute senza evidenza pubblica «e il socio di maggioranza, ovvero il Comune», spiega Cordoma, «aveva in realtà una maggioranza relativa».
«Dal mio arrivo a Palazzo di Città», ha continuato il primo cittadino, «noi non abbiamo toccato le tariffe, l'ultimo aumento è stato fatto dal commissario prefettizio nel 2006».

LA GARA EUROPEA


Uno dei punti dell'inchiesta ruota intorno ad una gara europea mai espletata. Il sindaco sarebbe responsabile, secondo la procura, di aver prorogato l'affidamento del servizio alla Ecoemme nonostante la concessione fosse scaduta il 31 dicembre 2006.
«Il 31 dicembre del 2010», ha spiegato oggi il primo cittadino, «questo tipo di società scomparirà per legge e fare una gara europea sarebbe costato moltissimo alle tasche dei cittadini, per trovare inoltre un sostituto per appena un anno e mezzo».
E poi «tocca al sindaco fare la gara europea?», ha chiesto Cordoma alterato.
«Forse a volte è bene specificare i vari ruoli, i compiti politici-esecutivi e quelli gestionali».
«Chiesi un parere legale per chiedere se la società era morta», ha proseguito. «In più il consigliere Brocchi in consiglio comunale a luglio ricordò che la morte naturale era fissata a dicembre del 2010. Chiesi al dirigente di darci delle linee guida, che poi non sono mai arrivate. Tutti questi elementi ci hanno fermato».
Avrebbe fermato il bando anche un altro fattore.
«Il pericolo che la Deco presentasse un ricorso era fortissimo», ha spiegato ancora Cordoma, «la società minacciò di adire per le vie legali. Avevamo pensato che ci sarebbe stato anche il rischio di bloccare la raccolta dei rifiuti: non potevamo permettere che Montesilvano si trasformasse in una nuova Napoli in piena emergenza spazzatura».
«Se per essermi comportato così rischio un avviso di garanzia?», ha detto ancora il primo cittadino. «Allora ben venga. Io lavoro per il bene dei cittadini. Qualcuno», ha continuato Cordoma, «deve aver pensato che non ho fatto un bando perchè qualcuno mi ha pagato e non c'è niente di più falso».

IL CDA ZOPPO

In questi giorni qualcuno ha anche sottolineato che il cda della Ecoemme è rimasto zoppo per almeno 7 mesi perchè il sindaco ha ritardato la nomina di due componenti.
«E' vero», ha ricordato oggi, «in quel periodo ho rovistato tra decine di curriculum per scegliere le persone migliori, non volevo mettere in quella postazione persone con un ruolo politico ma persone competenti. Posso assicurare», ha aggiunto, «che in quel periodo di vuoto non è stata presa alcuna decisione di fondamentale importanza e ho sempre partecipato personalmente alle convocazioni».
Sarebbe in via di definizione anche un'altra questione più volte contestata, ovvero quella della sede della Ecoemme ospitata nei locali della Deco e vista da qualcuno come una questione quantomeno inopportuna.
«La nuova sede», ha spiegato stamattina Cordoma, «è in via di costruzione in via Nilo dove si stanno trasformando dei magazzini in uffici. Lo abbiamo voluto fortemente, a differenza di chi ci ha preceduto».

BISOGNA FARE CHIAREZZA IN FRETTA

Dopo un primo scoramento iniziale adesso il sindaco si è detto addirittura contento e sicuro che da questa inchiesta «ne uscirò rafforzato: mi toglierò questa polvere di dosso e si dirà una volta per tutte che non sono un amministratore corrotto».
Ma Cordoma si augura che le indagini scorrano via velocemente e si è detto stufo della «gogna mediatica» di cui è stato «vittima». «Io non ho ricevuto alcun avviso di garanzia», ha ribadito, «basta con queste anteprime sui giornali».
Una richiesta ai giornalisti è arrivata anche dai consiglieri di maggioranza e dalla giunta: «invitiamo stampa e televisioni ad un atto di responsabilità e a non continuare con lo sciacallaggio a cui è stato sottoposto la figura del sindaco».

«SI PUO' SBAGLIARE, MA NON RUBO»

Cordoma ha anche ammesso che facendo gli amministratori pubblici l'errore è sempre possibile: «si può sbagliare, non siamo tecnici e non siamo esperti. Soprattutto l'abuso d'ufficio è sempre dietro l'angolo».
Ma di corruzione non ne vuole nemmeno sentire parlare e quando si tocca l'argomento si inalbera.
«Io non rubo e non ho mai chiesto assunzioni alla Deco o ai Di Zio a differenza di altri», ha aggiunto.
«Quello che ho lo compro perchè me lo posso permettere, non rientra nella mia cultura appropriarmi delle cose degli altri. Sto ancora pagando a rate della mia campagna elettorale. Se non posso permettermi un'auto non la compro, se non posso permettermi un viaggio non lo faccio».
«In Italia», ha chiuso Cordoma, «purtroppo l'avviso di garanzia non è più una garanzia, è una condanna. A Roma ci devono pensare e prendere provvedimenti».

a.l. 04/12/2009 14.20

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