Disabili, «a quando una vita autonoma anche per noi?»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

2035

ABRUZZO. Qualche legge c’è da tempo ma a fatica dopo 40 anni si cerca di applicarla. Sta di fatto che la vita per un disabile è sempre più difficile.


Da circa tre anni un movimento denominato “Vita indipendente Abruzzo” sta cercando di far conoscere la propria filosofia incentrata sulla autosufficienza di chi ha già ricevuto dalla vita una pesante ''sanzione'' e che quotidianamente deve scontrarsi anche con le barriere culturali e non della nostra società.
«In tre anni», ha detto Nicolino Di Domenica, «siamo solo riusciti a far approvare dalla Giunta Provinciale di Chieti, una delibera per l'assegnazione di 4 progetti “sperimentali” di assistenza che comprendono due ore al giorno da gestire secondo le esigenze del disabile cui viene riconosciuto questo diritto dietro presentazione di una dettagliata domanda. Va detto che, a livello regionale, è stato promesso (nel convegno di Montesilvano del Giugno scorso) la realizzazione di un “tavolo” tecnico con gli assessori preposti per discutere di una proposta di legge regionale sulla “Vita Indipendente”».
Questo “tavolo” si dovrebbe realizzare a breve, in Abruzzo.
Si tratta di progetti con finanziamenti alla persona in forma indiretta che risulterebbero più efficaci in qualità di assistenza perché è il disabile che si gestisce incrementando la propria consapevolezza all'autodeterminazione e inoltre annulla i costi di gestione della forma di assistenza diretta.
Per un disabile “vita indipendente” significa sostanzialmente prendersi cura di sé e soddisfare le necessità, i bisogni, le esigenze, il lavoro, curare i propri hobby, praticare sport, poter fare delle scelte e non subirle. Significa vivere liberi di scegliere nonostante la diversità.
«Le persone con disabilità fisica hanno il diritto di scegliere e di autogestire il tipo di assistenza per la propria autonomia», spiega il responsabile, «compresa la possibilità di avvalersi di un assistente personale con cui stabilire un rapporto di lavoro diretto. Il concetto di "vita indipendente" non ha niente a che fare con le altre forme di sostegno alla disabilità, che possono essere garantite anche con assegni di cura e altri tipi di intervento indiretto o a domicilio. Si tratta di progetti individuali e personalizzati sottoposti a una commissione che deve valutare il grado di limitazione dell'autonomia personale, il reddito personale del soggetto, la consapevolezza, le altre risorse assistenziali di cui dispone, la condizione familiare e le condizioni abitative per poi decidere se finanziare o meno il progetto».
La legge 162/98 attribuisce ai Comuni l'onere di garantire la “vita indipendente” intesa in questo modo, permettendo così, a chi ne può godere, di non essere strappato dal proprio ambiente, e di starci da persona libera.
«Le persone con disabilità sono, e devono essere considerate, le sole esperte della propria vita e non hanno bisogno di progetti confezionati su di loro, sanno riconoscere i loro problemi e le loro soluzioni», conclude Di Domenica, «sappiamo anche che l'assistenza non deve ricadere sulle spalle di genitori o familiari. Bisogna che i familiari delle persone con disabilità abbiano la loro vita, che non debbano essere precettati ad assistere i loro cari per sempre. Ma occorre, che lo Stato, le Regioni, le Province e i Comuni si facciano carico dell'assistenza, e dell'assistenza personale autogestita in particolare, finanziandola e aprendo specifici capitoli di spesa. Ciò rappresenta l'unico modo per garantire alle persone con grave disabilità i diritti di cui godono i cittadini liberi».
02/12/2009 11.47