Truffa dell'ex promotore finanziario,«l'ho fatto per migliorare i miei affari»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Ha ammesso le sue responsabilità Lorenzo Florindi, l'ex promotore finanziario di Banca Mediolanum, arrestato venerdì scorso dalla Guardia di Finanza di Pescara.


Le accuse mosse nei suoi confronti sono quelle di raccolta abusiva di denaro, truffa, frode informatica e rottura dei sigilli.
Florindi è stato interrogato, ieri mattina, nel carcere di San Donato dal gip del Tribunale di Pescara, Maria Michela Di Fine.
L'uomo, difeso dall'avvocato Giancarlo De Marco, ha riferito al giudice che l'intera vicenda ha preso il via per il suo desiderio di migliorare l'andamento dei suoi affari, che peraltro procedevano già bene.
Per attirare più clienti, avrebbe cominciato a promettere guadagni di una certa consistenza, che con il tempo lo avrebbero fatto precipitare in una sorta di "spirale", da cui non sarebbe riuscito più ad uscire.
Secondo l'accusa, Florindi avrebbe raggirato 105 persone.
I fatti risalgono al 2007 quando era legato a Banca Mediolanum da un contratto di agenzia senza esclusiva e senza rappresentanza.
Proprio grazie al rapporto con la banca il procacciatore di affari era riuscito ad ottenere una moltitudine di moduli in bianco che poi servivano per stipulare i contratti.
Dunque moduli veri ma contratti fittizi poiché i soldi dei clienti non sono mai realmente giunti alla Mediolanum. Dunque mai investiti.
Addirittura gli inquirenti hanno più volte potuto dimostrare che erano frequenti passaggi di denaro in contanti, pratica assolutamente vietata dalla legge.
L'uomo inoltre si sarebbe appropriato di codici di accesso al sistema informatico della banca milanese di alcuni clienti.
Una volta in possesso del denaro, anziché vendere prodotti bancari Mediolanum o investire il denaro in operazioni di borsa, avrebbe usato il denaro per propri fini.
Oltre all'ex promotore, sono indagate a vario titolo altre otto persone, tra familiari e collaboratori dell'uomo.
Tra le contestazioni vi è anche quella di aver voluto vendere fittiziamente il suo patrimonio, attraverso una vendita simulata delle sue due case, prima cedendo la sua parte alla moglie, poi quest'ultima stipulando un contratto di vendita con un terzo che gli concedeva il comodato d'uso.
La vicenda è diventata giudiziaria nel momento in cui alla banca, quella vera, sono cominciate ad arrivare numerose segnalazioni.
Così la direzione ha pensato di informare con un esposto la procura della Repubblica che ha iniziato prontamente le indagini.

02/12/2009 9.38